Le rose rosse dei Pixies

La formazione di Boston è andata in scena ieri, 12 ottobre, alle Officine Grandi Riparazioni di Torino: il nostro racconto della serata.

Le rose rosse dei Pixies

In una delle sue puntate di “Ossigeno” il frontman degli Afterhours Manuel Agnelli aveva parlato dei Pixies in relazione al termine “seminale”, espressione che in ambito artistico indica la capacità di costituire un modello, un seme, in grado di porre le basi per successivi sviluppi. Un grande complimento, insomma, quando si prende in esame la carriera di un artista o di una band non solo dal punto di vista della sua musica ma anche dal punto di vista della musica dei posteri e quando, più in generale, olisticamente, si guarda al tutto e non alla parte. Non ha più nulla da dimostrare, dunque, la band di Black Francis, considerando che altri hanno garantito per loro, altri hanno riconosciuto che senza il garage rock del gruppo statunitense le cose, nel mondo della musica, sarebbero andate diversamente. Pace quindi se gli ultimi capitoli discografici dei Pixies non hanno fatto faville: chi va a sentire la band di Boston, con le sue lunghissime scalette, lo fa, in primo luogo, per l’emozione di quelle, proprio quelle, canzoni. Con queste premesse Black Francis e soci sono arrivati ieri sera, 12 ottobre, alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, per la loro seconda data nella Penisola dopo la performance del giorno precedente a Bologna.

La ragione del passaggio in Italia dei Pixies è la pubblicazione del loro settimo album in studio, “Beneath the Eyrie”, uscito lo scorso mese di settembre, a circa tre anni di distanza dal precedente “Head Carrier”. La band arriva all’appuntamento nella formazione che vede Paz Lenchantin al basso – la musicista ha preso il posto di Kim Shattuck, a sua volta sostituta di Kim Deal, storica bassista dei Pixies -, mentre il resto del gruppo è rimasto lo stesso di sempre: Black Francis dirige i lavori, Joey Santiago si fa veicolo del suono unico della chitarra dei Pixies e David Lovering martella sui tamburi. I Pixies iniziano a suonare avvolti nella quasi totale oscurità, proponendo come di consueto la cover “Cecilia Ann” per dare il via alle danze. Procedono senza respiro: raramente passa qualche secondo tra la fine di un brano e l’inizio del successivo e le parole rivolte da Francis Black al pubblico si contano sulle dita di una mano. Dal punto di vista scenografico oltre a qualche faretto e al controluce c’è poco. Ai Pixies, insomma, sembra che non interessi stupire. Eppure, proprio proponendo una ricetta che si ripete invariata negli anni, ci riescono: la voce del frontman della band passa da un cantato pulito a grida hardcore punk, un flusso punteggiato da toni caricaturali – le risate cinematografiche, i ghigni da bar – e da momenti in cui la voce di Black Francis arriva nel microfono quasi disperata, come nella meravigliosa esecuzione di “Where Is My Mind?”, la canzone più nota dei Pixies che la band non lascia cadere nella banalità nemmeno per un istante; Santiago, coppola in testa, è idolatrato dal pubblico, stregato dai riff e dagli assoli che hanno forgiato, insieme ai giri di basso che solo i Pixies hanno, il suono della band; Lovering, infine, modula perfettamente i tempi, con fare da batterista jazz prestato al punk, facendo esplodere i brani più trascinanti del gruppo. Partono persino dei poghi di ultraquarantenni – il primo album dei Pixies, “Surfer Rosa”, usciva nel 1988 - nel mezzo delle Officine Grandi Riparazioni e la versione accelerata di “Mr. Grieves” ricorda al pubblico che i Pixies sono ancora dei guerrieri. Anche i pezzi dell’ultimo album della band, specie i singoli “On Graveyard Hill” e “Catfish Kate”, reggono bene e vengono proposti dal gruppo con maestria. La rosa rossa attaccata al basso della Lenchantin ben rappresenta la band, ancora in grado di dare lezioni alla modernità con la sua bellezza, mai sfiorita. E mentre i piedi sono in aria e la testa per terra, come canta Charles Thompson IV, in arte Black Francis, e mentre nuotiamo nei Caraibi e gli animali si nascondono dietro le rocce, benediciamo i Pixies e il loro cuore caldo.

di Erica Manniello

Scaletta:

Cecilia Ann (The Surftones)

St. Nazaire

Rock Music

Isla de Encanta

River Euphrates

On Graveyard Hill

Wave of Mutilation

I've Been Tired

Brick Is Red

Dead

Los Surfers Muertos

Caribou

U-Mass

Monkey Gone to Heaven

Planet of Sound

Nimrod's Son

Bird of Prey

Ed Is Dead

Cactus

Ready for Love

Here Comes Your Man

Motorway to Roswell

Catfish Kate

Ana

Mr. Grieves

Where Is My Mind?

Death Horizon

Vamos

The Holiday Song

Daniel Boone

Velouria

Gouge Away

Bone Machine

Hey

Debaser

Tame

No. 13 Baby

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.