'Server sirena', il ritorno dei Linea 77: 'Non ci riconosciamo in nulla'

La band torinese presenta sei canzoni ricche di collaborazioni fra cui Salmo e Caparezza: “Il valore aggiunto è stata la produzione di Bloody Beetroots”.

'Server sirena', il ritorno dei Linea 77: 'Non ci riconosciamo in nulla'

Il ritorno dei Linea 77 è come svegliarsi alla mattina, annoiati e intorpiditi, aprire la porta di casa e trovare uno sconosciuto che, senza spiegazioni, ti tira uno schiaffone dritto in faccia. I modi sono quelli del sergente maggiore Hartman di “Full Metal Jacket”. Sono sei le tracce che compongono l’ep “Server sirena”, in uscita l’11 ottobre, che arriva a distanza di quattro anni da “Oh!”. L’album è composto da otto diversi featuring (Samuel, Salmo, Slait, Ensi, Hell Raton Caparezza, Axos e Jack The Smoker), tutto sotto la regia musicale di Sir Bob Cornelius Rifo, Bloody Beetroots, capace di iniettare nuova linfa al percorso del gruppo torinese nato nel 1993 e formato da Dade, Chinaski, Nitto, Tozzo, Paolo Paganelli e Maggio. Un vortice di elettronica, rap e rock che verrà presentato in una data speciale all’Alcatraz di Milano il 6 novembre.

La genesi di questo lavoro?
Dade: da alcuni anni sono il bassista di Salmo. Durante una data in Emilia, parlando con Slait, il dj che lo accompagna, è venuto fuori il destino dei Linea 77. Eravamo in un momento di stop, ci servivano nuovi stimoli. Da qui l’idea di farci dialogare con alcuni artisti della Machete crew. Siamo stati sempre dei grandi estimatori dell’hip hop, ci affascinava l’idea di confrontarci con l’oggi. Poi il progetto si è allargato e abbiamo coinvolto anche altri amici.

Il valore aggiunto è Bloody Beetroots.
Nitto: volevamo conservare l’anima dei Linea 77, non tradire la nostra storia, ma anche sperimentare e andare avanti. Non puoi chiedere a una persona di rimanere sempre la stessa, soprattutto dopo vent’anni. Rifo è riuscito a mantenere intatta la nostra violenza sonora, facendola evolvere in una tempesta elettronica.

Vi sentite figli di un mondo che non c’è più?
Nitto: non ci riconosciamo in nulla di quello che c’è adesso. Questo disco non nasce da alcuna aspettativa e non ha l’ambizione di arrivare in cima alle classifiche. È nato per noi, per metterci alla prova e sentirci vivi. Il futuro di tutto questo non ci interessa. In questi anni, pur informandomi costantemente di musica, mi è capitato di vedere in cima alle piramidi del successo persone che ignoravo esistessero. Noi siamo una band che mette ancora la dimensione live davanti a tutto e cerchiamo di trasmettere un contenuto. Oggi vedo tutti questi rapper che si guardano allo specchio e non dicono un cazzo.

E i rapper di questo disco invece?
Dade: ci piacciono per attitudine. Salmo è un numero uno perchè viene dall’hardcore, per questo i suoi live sono fra i migliori in Italia. Lavorando con i rapper abbiamo capito che, alla fine, finiscono a parlare solo e sempre di loro. Dici: “facciamo un pezzo sulla Guerra del Golfo”, loro arriveranno comunque a mettere in mostra il loro ego. Sono monotoni sul piano testuale, hanno dei limiti. Anche Salmo, nel brano “Ak77”, alla fine non dice nulla di che. Quello che ci interessava era proprio il confronto fra mondi, le canzoni nascono per questo.

Collaborazioni che avreste voluto?
Dade: Mezzosangue, Willie Peyote e Colle der Fomento. Con alcuni non abbiamo chiuso per pochissimo, ci sarà tempo.

Le vostre parti testuali, invece, sono oscure. Sono fotografie dell’oggi?
Dade: il disco è molto cinematografico. Nasce da tante immagini, nel segno di “Full Metal Jacket”. Ci sono dei risvolti sociali e politici, ma meno accentuati rispetto al passato. Prendiamo “Il senso”: vecchia canzone dei Linea che parla di Eluana Englaro. In questo lavoro tutto questo legame a fatti reali o storie contemporanee non c’è. C’è più immedesimazione: in “Prison” raccontiamo le vicissitudini di un ragazzo tossicodipendente e in carcere. E lo facciamo da dentro. La droga non c’è mai interessata e non siamo mai finiti in una cella, ma volevamo dar voce a quella disperazione.

Non vi frega del futuro e delle classifiche. Che cosa conta?
Nitto: dimostrare che la musica può ancora essere di alta qualità, una finestra sul mondo, qualche cosa di più di uno sguardo su soldi e donne.
Dade: raccontare una famiglia, quella dei Linea 77. Siamo diversi da quelli di vent’anni fa. Oggi, alcuni di noi, hanno dei figli e fanno altri lavori. Questo disco è libero, privo di pressioni. Nella nostra vita quello che dovevamo fare, l’abbiamo fatto: tour, dischi in America, concerti con mostri sacri come i Rage Against The Machine. Ci interessa dare un segnale a chi ci segue da sempre e allo stesso tempo dire alle nuove generazioni: la vedi quella bomba sul palco? Ecco, sono i Linea 77.

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