La terza vita dei Modà: la band di Kekko Silvestre racconta 'Testa o croce'

Esce il 4 ottobre il settimo album dei Modà, "Testa o croce", un lavoro nato per le strade e per i locali notturni di Milano, fatto dalle storie raccolte da Kekko Silvestre nei suoi vagabondaggi. La band presenta il disco alla stampa nella sua città.

La terza vita dei Modà: la band di Kekko Silvestre racconta 'Testa o croce'

Kekko Silvestre lo sottolinea più volte: i Modà, e lui in particolare, avevano bisogno di ricaricarsi, di "tornare a vivere", lontano dalle luci della ribalta. E una volta raccolte le energie sono tornati, a circa quattro anni di distanza da "Passione maledetta", con il nuovo album "Testa o croce", in uscita il prossimo 4 ottobre, un disco di storie vere nato dai dialoghi del frontman della band milanese con quelle che Silvestre presenta come "persone normali", incontrate di notte e di giorno, un'esperienza di cui la voce di "La notte" aveva - racconta alla stampa nell'atmosfera retrò dell'Officina Milano - profondamente bisogno, per tornare alla normalità. Prende così il via la terza vita dei Modà. "La prima era quella in cui facevamo fatica, la seconda è stata quella in cui Ultrasuoni ci ha portati a raggiungere i risultati più alti. Questa terza dev'essere una fase che ci fa divertire tutti, senza sovraesporsi, felici", racconta Silvestre sui divanetti di via Giovenale a proposito del periodo che lui e i suoi compagni di band stanno attraversando, una fase alla quale i Modà sono approdati dopo un momento di presa di coscienza: "Ero un cantautore per passione", spiega, "e mi sono ritrovato a essere diventato un cantautore di professione". Un passaggio, prosegue Silvestre nel suo racconto, che non è stato privo di turbolenze: "Non riuscivo a scrivere più niente. Mi sono sbloccato quando ho conosciuto due persone fuori da una clinica psichiatrica". L'incontro, confluito tanto nel singolo "Quel sorriso in volto" quanto nel taglio dell'intero disco - e che Kekko e soci porteranno con sé anche in tour provando a immaginare attraverso delle proiezioni la vita dei due personaggi dalla fine della canzone, e del suo video, in poi - è stato l'inizio di tutto.

"Li incontravo ogni volta che tornavo da casa dei miei genitori, fuori da una clinica psichiatrica. Si vestivano da sposi. Ho iniziato a prendere qualche informazione. Mi dissero che quando lei diventava triste lui le cantava un pezzo malinconico e lei tornava a sorridere. Questa è stata la prima canzone e poi da là tutte le altre", illustra Silvestre a proposito di "Quel sorriso in volto". Gli sposi non sono però stati le uniche due figure a stuzzicare le narrazioni di Silvestre, che con le storie del popolo della notte di alcuni locali milanesi ha costruito un altro brano portante di "Testa o croce", "Quelli come me". "Questa canzone dice com'è nato questo disco, nei bar", spiega il cantante di origini napoletane, addentrandosi nella genesi del singolo: "Non esco quasi mai io, faccio una vita in pigiama. Vado a prendere mia figlia, apparecchio alle 19.15, cose così. Ma volevo storie vere e ho iniziato a frequentare locali milanesi di notte. È stato un modo per tornare sulla terra, per tornare a contatto con le persone normali, diverse dal pubblico perché quello ti fa sentire speciale". Anche "Per una notte insieme" nasce dalle avventure di Kekko Silvestre tra le strade della città, in questo caso dal dialogo "con una persona molto religiosa e innamorata di sua moglie, ma che ha conosciuto un'altra donna". Prosegue il cantautore: "Mi diceva che questa persona è talmente diversa e talmente bella che non solo sarà perdonato agli occhi di Dio ma, anzi, se non fosse andato con lei avrebbe commesso un peccato". E, infine, per quanto riguarda il suono: "È molto Modà, un po' retrò".

Storie vere, storie degli altri, confluite nella penna di Silvestre. "Testa o croce" è questo. Ma c'è anche qualche eccezione, qualche brano più personale. Come "Puoi leggerlo solo di sera", che Silvestre ha scritto per la sua compagna di vita, nella notte di San Valentino: "È l'unica canzone d'amore di questo disco che parla di me. Parla della mia storia con Laura, mia moglie, con la quale sto da vent'anni". Anche "Guarda le luci di questa città", un omaggio di Silvestre a Milano, batte un terreno più personale. Il cantante, classe 1978, la introduce così: "Sono napoletano e una canzone dedicata a Milano era una cosa che mi mancava. Conservavo la melodia, io scrivo sempre prima quella. Stavo passando un momento difficile per un mio problema personale, poi arrivarono finalmente delle belle notizie. L'ho scritta in via Col di Lana. È la traccia che chiude l'album". Non troppo lontano, insomma, dal luogo dove i Modà hanno riunito oggi la stampa per raccontare "Testa o croce", accompagnati, tra gli altri, dall'A.D. dell'agenzia leader nella promozione delle attività dal vivo degli artisti nostrani, Ferdinando Salzano, produttore - attraverso F&P Group - del disco, che racconta, a margine dell'incontro: "Era il 2017, quando incontro i Modà. Ai Wind Music Awards Kekko mi dice che sta per mettersi il pigiama e non fare nient'altro, sta per iniziare un periodo di pausa". È solo un periodo, però, perché il momento in cui Kekko contatta Salzano per proporgli di ascoltare dei pezzi arriva. E ora i Modà si ritrovano già a pensare al dopo, a quello che succederà una volta che il loro settimo disco avrà fatto il suo ingresso sugli scaffali dei negozi (fisici e virtuali) di dischi. Il calendario è fitto: dopo l'incontro con i fan del 5 ottobre al Mondadori Megastore di Milano i Modà porteranno la musica di "Testa o croce" - "Lo faremo praticamente tutto, sarà la colonna portante", dice Silvestre - e i loro precedenti lavori sui palchi italiani, a partire dal prossimo 2 dicembre. Che per caso rientri anche Sanremo 2020 nei progetti futuri dei Modà? "Non ho desiderio di tornare a Sanremo perché soffro molto quella settimana", ha chiarito Silvestre, che anche sul fronte delle attività come solista chiude a ogni possibilità: "Non ho nessuna ambizione di fare il solista. Se finiscono i Modà, finisco anche io. Non farei più il cantautore ma al massimo l'autore". Un'ambizione, però, resta, anche se non si tratterebbe di una prima volta. Un'ambizione che si colloca nella zona ovest di Milano e che porta il nome di San Siro: "Lo stadio di San Siro mi piacerebbe, sì, mi mette meno ansia rispetto a Sanremo". Mai, però, restando fedeli alla ritrovata "normalità" riscoperta con il nuovo album, perdere contatto con la realtà: "So però che per tornare a San Siro ci sarà da lavorare tantissimo, non do per scontato nulla". 

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