Francesco De Gregori & orchestra agli Arcimboldi di Milano

Nella penultima data del tour il cantautore romano duetta con Tricarico. “A Milano non c’è il mare”, ma un pubblico che lo ama sì

Francesco De Gregori & orchestra agli Arcimboldi di Milano

“Il modo migliore per rovinare una canzone è spiegarla prima”, ha detto a un certo punto Francesco De Gregori. Ieri sera, penultima data a Milano del tour orchestrale Greatest Hits Live che si concluderà stasera con il bis agli Arcimboldi, il cantante romano ha parlato poco e cantato tanto, con l’accompagnamento della Gaga Symphony Orchestra, del Gnu Quartet e di un pezzo della sua band. Per due ore, ha dato al pubblico quel che il pubblico voleva: i grandi successi, da “Generale” a “Rimmel”.

Cappellino con visiera e t-shirt, Francesco De Gregori – i cui dischi in vinile escono in edicola proprio in questo periodo nella collana “Vinyl Collection” di De Agostini – non suona la chitarra e perciò cammina da una parte all’altra del palco. Incassa applausi scroscianti per “Pablo”, spiega che “Guarda che non sono io”, comparsa in scaletta dopo l’esclusione di “Due zingari”, non racconta il disamore verso il pubblico, ma il dramma d’essere doppi, incespica su una strofa di “Il cuoco di Salò”, cosa che gli accade assai di rado pur non usando il gobbo elettronico. Suona l’armonica a bocca sul finale di “La leva calcistica della classe ’68” che gli archi rendono ancora più intensamente battistiano. In platea, qualcuno asciuga le lacrime.

Durante “Un guanto”, dal sapore country, si fa prestare la bacchetta dal direttore Simone Tonin per dirigere il battimani del pubblico. E poi incita ad alzarsi dopo la coda musicale di “Santa Lucia” dedicata a Lucio Dalla e incassa una standing ovation per “La donna cannone”. Nei bis, prima chiama sul fronte del palco “le mie cocche”, ovvero le coriste Vanda Rapisardi e Francesca La Colla, e con loro canta “Can’t help falling in love”, uno sfizio. Poi richiama sul palco Tricarico, che ha aperto il concerto, e assieme cantano l’ultimo singolo “A Milano non c’è il mare”, prima esecuzione live in duetto assoluta. Il finale con i classici “Buonanotte fiorellino” e “Rimmel” è bello e prevedibile.

“Se scrivessi oggi ‘La donna cannone’, le radio non la passerebbero e i discografici mi garantirebbero 20 mila copie”, ha detto Francesco De Gregori di recente. Negli ultimi anni, ha perso lo stimolo che lo spingeva a comporre canzoni. Non ne scrive una da sette anni, come ha rivelato a Vinyl. I concerti rimangono il luogo dove sente una connessione con il pubblico, una connessione che sta coltivando con progetti sempre diversi come la ‘residenza’ alla Garbatella e queste esibizioni con l’orchestra. È in queste occasioni che le canzoni smettono d’essere storia e ridiventano cosa viva.

Lo spettacolo con l’orchestra – una quarantina di elementi, tutti giovanissimi – non ha né l’eleganza impettita che a volte caratterizza concerti del genere e nemmeno passaggi particolarmente sofisticati. Del resto, la Gaga Symphony è specializzata in operazioni d’intrattenimento leggero e stilisticamente trasversali, quel crossover fra classica e pop che per alcuni è orribile e per altri un modo per avvicinare il pubblico ai suoni e al mondo di un’orchestra. E perciò questo Greatest Hits Live non ha nulla d’elitario, somiglia piuttosto a una festa, anche popolare sì, oltre ad essere un promemoria della bellezza di queste canzoni e di un linguaggio, quello della canzone italiana fiorita negli anni ’70, che sta lentamente scomparendo.

Non c’è solo l’orchestra. L’accostamento della Gaga Symphony, del quartetto flauto-viola-violino-violoncello e di un gruppo rock con basso, chitarre, pedal steel, pianoforte e percussioni assicura una gran varietà di colori. Negli arrangiamenti curati da Stefano Cabrera, violoncellista del Gnu Quartet, i timbri sono vivaci e allegri, le frasi musicali che erano quasi implicite alle canzoni sono sottolineate con la forza della massa orchestrale. Ogni tanto, De Gregori si gira, dà le spalle al pubblico e si mette ad ascoltare la musica, immaginiamo soddisfatto.


SCALETTA:
“Oh Venezia”
“Generale”
“Il cuoco di Salò”
“La storia”
“Pablo”
“Guarda che non sono io”
“La leva calcistica della classe ’68”
“La valigia dell’attore”
“Un guanto”
“Sempre e per sempre”
“Bufalo Bill”
“Santa Lucia”
“Alice”
“La donna cannone”
“Vai in Africa, Celestino!”
“Pezzi di vetro”
“L’abbigliamento di un fuochista”
“Titanic”

“I can’t help falling in love with you”
“A Milano non c’è il mare” (con Tricarico)
“Buonanotte fiorellino”
“Rimmel”

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