OneRepublic: la crisi, il nuovo album, gli U2

Abbiamo incontrato Ryan Tedder: “Sarei morto se non mi fossi fermato tre anni fa”. E del prossimo disco di Bono e soci dice che…

OneRepublic: la crisi, il nuovo album, gli U2

Il re del pop bianco e americano indossa occhiali da sole, camicia scura aperta, t-shirt bianca della casa di moda parigina Maison Kitsuné. Ama le città europee, il buon cibo, la moda. Ryan Tedder non ha l’aria della star, ma ha scritto decine di canzoni di successo, oltre ad essere il leader degli OneRepublic, caso oramai raro di gruppo pop non adolescenziale in un mondo di solisti. Gli OneRepublic si stanno avvicinando alla pubblicazione del nuovo album, che dovrebbe uscire fra ottobre e novembre e che è ancora senza titolo, una canzone alla volta: prima “Rescue me”, poi “Wanted”, quindi “Somebody to love”, legata alla talent “Songland”. Transitati in Italia per partecipare a Power Hits Estate all’Arena di Verona, promettono di tornare in tour. “Vogliamo suonare in luoghi meravigliosi e magari più raccolti di un palasport. Vogliamo girare l’Italia come giriamo gli Stati Uniti e cioè fare otto date, non solo Milano e Roma”.

Il re del pop stava per abdicare. Alla fine del 2016, pochi mesi dopo la pubblicazione di “Oh my my”, Tedder ha avuto un esaurimento. “Stavo iniziando a odiare la musica, pensavo di lasciare la band”. Per dieci anni era stato in giro incessantemente per il mondo. Gli unici periodi di vacanza che si era concesso erano le poche settimane passate a casa per il Natale. “Finite quelle, toccava ricominciare daccapo: registrazioni, video, promozione, tour. Per dieci anni. Alla fine questo stile di vita mi ha fatto andare in tilt. Ho capito che dovevo fermarmi. Se non l’avessi fatto, avrei lasciato la musica o sarei morto. Non dormivo più. E quando non dormi ti deprimi. Come se non bastasse, tutto quel che poteva andare storto è andato storto, dai progetti per i video di cui si appropriavano i registi ai discografici americani che sbagliavano i singoli da lanciare. Alla fine del 2016 ho detto basta. Ero arrivato al punto di odiare tutto”.

Ora Tedder è pronto a tornare in giro per il mondo. Per prima cosa, gli OneRepublic hanno lanciato i singoli “Rescue me” e “Wanted”, due canzoni unite da uno stesso tema: la ricerca di una connessione con il prossimo. Sarà anche uno dei temi portanti del nuovo album. “Oramai guardiamo il mondo attraverso lo schermo di uno smartphone – ecco perché a casa abbiamo stabilito una regola: se si guarda un film o si cena assieme, i telefoni devono sparire. Osserviamo la vite degli altri, ma non interagiamo con loro. Negli ultimi due, tre anni questa cosa è peggiorata, credo che l’uso dei social media sia connesso all’aumento dei casi di depressione e suicidio. La gente vuole una connessione reale, la gente desidera essere desiderata. Nell’ultimo album c’era una canzone intitolata ‘Human’. Penso che abbia accidentalmente dato origine all’idea di un’album intero sulla connessione fra esseri umani, sull’amore fra gli esseri umani, sull’esperienza degli esseri umani, in definitiva su che cosa significa essere umani”.

“Human” era contenta in “Oh my my”, un album anomalo per gli OneRepublic. “Sembravano due o tre dischi diversi messi assieme”, dice oggi il cantante. “Sono letteralmente ossessionato dalla funk-house francese e perciò in quell’album ho inserito alcune canzoni in quello stile e la cosa ha disorientato i fan. Quando sei una band che ha una decina d’anni di storia alle spalle il pubblico ti lascia sperimentare, ma solo fino a un certo punto. Evolvere è difficile perché i fan sono fissati col primo album”. Morale: il nuovo disco conterrà canzoni che riflettono maggiormente l’idea che la gente ha degli OneRepublic.

L’album uscirà entro la fine del 2019 e conterrà “Wanted” e “Rescue me”. “L’idea” rilancia Tedder “è fare uscire un secondo album nel 2020, magari già prima del tour estivo. Mi piacerebbe pubblicare un singolo tratto da questo ulteriore disco già all’inizio del prossimo anno”. E aggiunge ridendo: “Cerchiamo di tenere il passo di Rihanna quando pubblicava un disco all’anno. Seriamente, abbiamo i pezzi. Giusto ieri siamo stati in uno studio qui a Milano [il Massive Arts] e abbiamo fatto il conto delle canzoni che abbiamo: sono quaranta. Di materiale buono ce n’è per due album. E sono sicuro che continueremo a scrivere in questi mesi. Anche comporre per altri artisti mi stimola. Magari sto facendo una session con Camila Cabello e mi viene in mente un’idea per gli OneRepublic”.

Oltre a essere il frontman della band, Ryan Tedder è infatti uno degli autori americani di maggior successo del pop contemporaneo. Come scrisse Billboard cinque anni fa, è il re del pop in incognito che guadagna milioni di dollari all’anno solo in royalties. Ha composto per e/o prodotto U2, Beyoncé, Madonna, Adele, Taylor Swift, giusto per citare alcuni big. Nel 2019 ha presentato e co-prodotto lo show televisivo “Songland”, un talent musicale in onda su NBC i cui concorrenti si sfidano componendo canzoni. È un’arte che somiglia sempre più a una catena di montaggio. “Dipende”, ribatte Tedder. “Ho scritto di recente una canzone, c’eravamo solo io e l’artista. La settimana seguente ho partecipato a una session con cinque persone: due erano produttori che hanno messo giù le basi, uno scriveva il testo ma non sapeva ideare melodie, un altro ideava melodie senza saper scrivere i testi, e poi c’ero io che tenevo assieme il tutto. Quella sì che sembrava una catena di montaggio”.

Il vantaggio di questa pratica, spiega, è che le canzoni nascono velocemente e che tutti danno un contributo nel campo in cui sono più forti. “Ma attenzione: quando vedete che una canzone è scritta da cinque persone non vuol dire che i compiti e i ricavi siano divisi equamente. Magari la canzone è stata scritta da tre autori che però decidono che la parte ritmica non è sufficientemente buona. Allora chiamano un batterista e gli danno il 10% della canzone per migliorarla. E se il testo del secondo verso non gira bene, chiamano un autore, glielo fanno aggiustare e gli danno il 5%”.

Lavorare con una band come gli U2, che ha dinamiche interne consolidate, è piuttosto difficile, ammette Tedder che ha collaborato alla produzione di “Songs of innocence” e “Songs of experience”. In questi due casi, Ryan ha ricevuto quote come produttore, ma non compare come autore anche se, ci racconta, lui e Brent Kutzle, altro membro degli OneRepublic, hanno scritto una parte di “Summer of love” in Italia, a Venezia. “Bono e The Edge sono come direttori d’orchestra. Ascoltano i provini e assemblano le canzoni prendendo la melodia da un demo, gli accordi da un altro, gli archi da un terzo provino. Con loro una canzone non è mai finita. Passi tre mesi a lavorare su un pezzo, ti congedi e tutti sembrano soddisfatti del risultato. Bono e gli altri se ne vanno a Èze, in Francia, passano tre settimane e ti chiamano [imita la voce di Bono]: ‘Ryan Ryan, stiamo pensando di accelerare la canzone e magari metterci qualcosa di punk, tipo una nuova linea di basso. Ah, sì, un’altra cosa: ho riscritto completamente il testo’. E questa cosa succede con tutti i pezzi! Gli U2 sono il miglior gruppo del pianeta, ma con loro capita non di rado di produrre 70 versioni di una sola canzone”.

La collaborazione di Ryan Tedder con gli U2 continua in vista del prossimo album degli irlandesi. “Ho parlato con loro giusto la scorsa settimana. Lavoreremo assieme a qualche nuovo pezzo quando sarò a Los Angeles. Credo sia loro intenzione fare un disco completamente diverso dagli ultimi due. Sarà più semplice. Sai, è come un pendolo. Quando fai un album molto prodotto, con dentro tanti strumenti, il progetto successivo lo vuoi più scarno e ti domandi: e se il disco avesse il sound di quattro musicisti che suonano in una stanza?”.

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