La perfezione dal vivo dei Wilco: la recensione del concerto di Milano

La band di Jeff Tweedy dal vivo al Fabrique: tecnica, ma anche tanto cuore. Uno show che ogni appassionato di rock dovrebbe vedere almeno una volta nella vita
La perfezione dal vivo dei Wilco: la recensione del concerto di Milano

I Wilco dal vivo sono la perfezione - e anche qualcosa di più. La band di Jeff Tweedy non ha solo tecnica, ha anche e soprattutto un cuore enorme: esecuzioni impeccabili, un repertorio di canzoni tra le migliori del rock americano, intensità e un rapporto di simbiosi con il proprio pubblico. Lo si è visto di nuovo ieri sera, 19 settembre, al Fabrique di Milano per il primo concerto italiano dopo 3 anni.

La serata  inizia presto (poco dopo le 8 e 30), per permettere alla band di suonare quasi due ore e mezza. In apertura subito "Bright Leaves" e "Before Us" due brani nuovi da "Ode to Joy", che uscirà ad ottobre. In scaletta saranno diversi, perfettamente dosati in mezzo ai classici, e già inseriti in repertorio - soprattutto la più intensa ed elettrica "Everyone hides", che arriverà più tardi nel corso della serata.
Ma già al poco dopo siamo a quella perfezione di cui si diceva prima. "I am trying to break your heart" rappresenta la grandezza dei Wilco, mette assieme il rock, la sperimentazione di una struttura sbilenca, e l'esperienza di sei musicisti straordinari che ogni volta suonano sempre meglio. Tweedy, cappello da gentleman, guida il gruppo in maniera tranquilla, ma il sound della band è un'alchimia potente creata dall'interazione tra la sezione ritmica (John Stirrat e Glenn Kotche) con la chitarra di Nels Cline, le tastiere di Mikael Jorgensen e Pat Sansone che suona di tutto. Il pubblico canta già in coro. 

La prima parte dello show è perfettamente bilanciata tra rock e momenti più folkeggianti. "Via Chicago" è un altro momento perfetto: una delicata e nostalgica melodia sul ritorno a casa, con momenti dissonanti, subito seguita da "How to fight loneliness", semplicemente emozionante. "Bull black nova" è invece il lato più avanguardistico del gruppo, mentre "Impossible germany" è ormai il classico dei classici dei Wilco: la perfezione assoluta. Parte con un arpeggio ed una melodia delicata, ed esplode in assolo di Nels Cline che è la sublime unione di tecnica e cuore, per poi vedere la band che rientra a suon di schitarrate, per chiudersi delicatamente. La sequenza con la più delicata e corale "California stars" (scritta a partire da un testo di Woody Guthrie) è altrettanto efficace, come il bis, che parte con "Misunderstood": il momento in cui pubblico e band urlano per venti volte assieme "Nothin!g", con le luci che si accendono e si spengono, è pura comunione. 

"Avete scritto spettacolo e avete fatto bene, perché i concerti sono un'altra cosa", ci scrisse un lettore commentando la nostra recensione di uno  show di una band che sul palco usa molta tecnologia. No, si sbagliava: tutti i concerti sono spettacoli. C'è chi usa i megaschermi e gli effetti per ampliare l'impatto della musica, e c'è chi, per intrattenere, punta tutto sulle canzoni, sul suono, senza fronzoli. Si tratta di scelte e generi diversi: i Wilco giocano in un altro campionato, il secondo: e in questo sono tra i migliori. 
Stasera si replica a Padova, al Gran Teatro: quello dei Wilco è uno di quei concerti che ogni appassionato di rock dovrebbe vedere almeno una volta nella vita, e chi c'era ieri sera lo sa bene.

(Gianni Sibilla)

SETLIST

Bright Leaves
Before Us
I Am Trying to Break Your Heart
War on War
One and a Half Stars
Handshake Drugs
Hummingbird
White Wooden Cross
Via Chicago
How to Fight Loneliness
Bull Black Nova
If I Ever Was a Child
Random Name Generator
California Stars - Cover di Billy Bragg & Wilco
Forget the Flowers
Impossible Germany
Reservations
Love Is Everywhere (Beware)
Laminated Cat - Cover di Loose Fur
Box Full of Letters
Everyone Hides
Jesus, Etc.
Dawned on Me
Hold Me Anyway
Heavy Metal Drummer
I'm the Man Who Loves You

BIS #1

Misunderstood
Theologians
The Late Greats

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