'Masters Volume 2', ricordando Lucio Battisti: la testimonianza di Gaetano Ria

Un estratto dal booklet della raccolta rimasterizzata a 192KH/24bit che completa l’opera omnia del mito di Poggio Bustone
'Masters Volume 2', ricordando Lucio Battisti: la testimonianza di Gaetano Ria

Tecnico del suono di grande esperienza, Gaetano Ria ha lavorato con Lucio Battisti per le registrazioni dell’album “Umanamente uomo: il sogno” (1972), ma anche affiancandolo nella produzione dell’album della Formula 3 “Sognando e risognando”, del quale Battisti fu il produttore.  Ecco alcuni brani della sua testimonianza raccolta nel booklet originale di “Masters Volume 2”

“Lucio non voleva nessuno in studio, tranne i musicisti che peraltro sceglieva lui stesso. Lui voleva vedere tutti mentre suonava. e dovetti allestire lo studio in modo tale che suonando lui fosse in una posizione dalla quale potesse guardare in faccia tutti, perché spesso con la mimica facciale comunicava ai vari musicisti cosa fare”. 

“Venne in regia ad ascoltare ‘I giardini di marzo”, e c’era qualcosa che non lo convinceva nel piano. Mi permisi di fargli notare che se faceva suonare il piano un’ottava più alta il problema sarebbe stato risolto. Sgranò gli occhi e mi lancio un’occhiataccia. Rimase zitto: davanti agli altri non disse nulla. Poi entrò in studio e disse a Baldan Bembo di fare come avevo detto io…”

“Nel 1971 andai a lavorare a Milano da Carlo Alberto Rossi alla Fonorama, e lui venne a trovarmi perché nel frattempo avevano fondato la Numero Uno. Voleva lavorare a tutti i costi con me. Avevo il secondo disco della PFM da fare, ci fu una litigata con Claudio Fabi e Mogol, ma alla fine prevalse la sua volontà e finalmente cominciammo a lavorare insieme”.

“Lui ascoltava i dischi e si innamorava delle cose. Fu il primo a studiare il campionatore ed a farselo mandare per lavorarci. Gli piacevano i Talking Heads e ‘Shock the monkey’ di Peter Gabriel. Gli piaceva quel mondo, ma sapeva che non poter pedissequamente replicare quei suoni perché non si adattavano alla ritmica italiana”. 

Testo a cura di Paolo Maiorino, estratto tratto da intervista con Gaetano Ria.

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