NEWS   |   Pop/Rock / 15/04/2005

Il nuovo disco di Lisa Stansfield: 'Ho 'tradito' mio marito per Trevor Horn'

Il nuovo disco di Lisa Stansfield: 'Ho 'tradito' mio marito per Trevor Horn'
Non si erano mai incontrati prima, la sciccosa regina del soul bianco inglese e il re del techno pop Trevor Horn, che le ha non solo prodotto ma anche pubblicato (sulla sua etichetta, ZTT) il nuovo album “The moment”. “Beh, sì, l’avevo incrociato in qualche studio di registrazione tanto tempo fa, ai tempi in cui io, mio marito Ian Devaney e Andy Morris avevamo la nostra prima band, i Blue Zone”, ricorda Lisa (di passaggio a Milano per interviste e un’apparizione in TV) dell’uomo che ha inventato i Buggles di “Video killed the radio star”, messo il turbo a Frankie Goes To Hollywood, trasfigurato gli Yes di “Owner of a lonely heart” e plasmato il teen pop delle t.A.T.u. “Pensavo fosse un capriccioso, abituato a comandare e a fare il bello e cattivo tempo. Invece mi sono trovata davanti un uomo discreto, riservato, persino timido. Oltre che di grandissimo talento, naturalmente: se si vuole fare un disco pop, come volevo fare io in questa occasione, Trevor Horn è il numero uno indiscusso sulla scena. Abbiamo cercato di mischiare la pop music con il soul e l’r&b con cui sono cresciuta e che hanno sempre caratterizzato il mio stile. Ero curiosa di vedere che cosa ne sarebbe venuto fuori, ma anche molto nervosa. Ma sono contenta: credo che, pur nella varietà di stili del disco, abbiamo evitato il pasticcio, mi sembra che l’album si sviluppi in modo coerente e naturale”.
Dal precedente “Face up”, antologia “Biography” a parte, è trascorso un bel lasso di tempo: quasi quattro anni. “Nel frattempo sono successe tante cose, e questo spiega la lunga pausa” riflette Lisa, che vive a Dublino da più di dieci anni col marito ma non ha perso il caratteristico accento di Manchester, la città natale. “Sono rimasta con BMG per quasi 18 anni, un tempo lunghissimo. Avevo un’opzione per proseguire il rapporto ma ho pensato che era arrivato il momento di cambiare e andarmene altrove. C’è voluto del tempo per trovare la gente giusta di cui circondarmi, poi sono cominciati i cavilli legali e burocratici e io intanto scalpitavo come un cavallo. E a parte questo, io e Ian amiamo sempre prendercela calma a scrivere canzoni: di solito le undici/dodici che finiscono su un disco sono il risultato di una scrematura che parte ogni volta da una quarantina di pezzi”. Accanto alle ballate e agli uptempo come “If I hadn’t got you” (il secondo singolo dell’album che Lisa presenta domani in anteprima a “Quelli che il calcio”) compare, nel disco nuovo, una cover di “When love breaks down”, piatto forte dei Prefab Sprout di Paddy McAloon e del loro album più riuscito, “Steve McQueen”. “E’ una delle canzoni con cui sono cresciuta. Una delle mie preferite, ci sono molto affezionata. Un giorno in studio ci siamo messi ad ascoltare vecchi pezzi e quando è stata la volta di ‘’When love breaks down’ ho capito che se la ricordavano tutti. E’ un peccato non sia stata quel grande successo che avrebbe meritato di essere, all’epoca, forse perché tutti hanno comprato l’album invece del singolo. Avere tanta familiarità col pezzo in realtà è stato un problema, agli inizi. Ho fatto una gran fatica a togliermi dalla testa la versione originale e il modo in cui Paddy la interpretava”. E intanto, per la nuova versione, si è scomodato proprio lui, McAloon in persona, ben contento di aggiungere una nuova strofa alla canzone espressamente per Lisa. “L’ho preso come un gran complimento. Ho sempre pensato che la canzone fosse piuttosto corta e che un minuto in più ci sarebbe stato bene. Trevor ha preso in mano il telefono e ha chiamato Paddy. Io ero imbarazzatissima, pensavo potesse offendersi e invece ha risposto che gli piace scrivere e si è dimostrato subito disponibile a collaborare”.
Un altro piccolo omaggio al passato, dunque: ma, per quanto amante del rétro, Lisa tiene le orecchie aperte sulla scena attuale. “Mi piacciono Missy Elliott e D’Angelo. E Joss Stone, naturalmente. Credo che ne sentiremo parlare a lungo”. La giovane soul singer del Devon ha con la Stansfield qualcosa in comune: giovanissime, hanno vinto entrambe un concorso canoro e sono finite in Tv, molto prima che “Pop Idol” diventasse un format televisivo di successo. “Odio i concorsi di quel genere e spero che ‘Pop Idol’ arrivi presto al capolinea. Io sono finita in Tv da giovanissima perché uno dei giudici del concorso che ho vinto era un produttore e mi invitò a partecipare al suo programma. Per me era un modo di aprirmi una porta nel mondo dello spettacolo, la chance da sfruttare senza la quale, pensavo, non sarei andata da nessuna parte. E’ durato più o meno due anni e lo ricordo come un incubo, mi truccavano pesantemente, mi vestivano con abiti lunghi e che più kitsch non si può. Sembravo Joan Collins e avevo solo 14 anni! Mi imbarazzava un sacco andare a scuola, il giorno dopo, e farmi prendere in giro da tutti per gli abiti pacchiani che indossavo… A sedici anni ho mollato, mi sono resa conto che fare la presentatrice televisiva non era il mio mestiere, a me interessava la musica”. Cercare di far breccia nel music business come cantante soul nel momento in cui nella città natale impazzava la moda di “Madchester” si rivelò un’altra impresa tutt’altro che facile, ricorda Lisa: “Quando io, Ian e Andy andavamo a Londra in cerca di un contratto discografico e dicevamo di essere di Manchester tutti si aspettavano che facessimo parte della scena in voga a quei tempi: il risultato fu una serie di porte sbattute in faccia. Però frequentavo l’Hacienda, era un posto davvero divertente. Un periodo fantastico, per Manchester”. Poi arrivò il successo e, ai tempi del terzo album, la decisione di trasferirsi a Dublino. “A Rochdale, il sobborgo di Manchester dove avevamo vissuto fino ad allora, io e Ian avevamo uno studio di registrazione e ordinammo un nuovo banco di regia. Un Neve, di quelli allo stato dell’arte. Ma non arrivava mai, mentre noi avevamo delle scadenze da rispettare: un po’ come quando non vedi l’ora di abitare in una casa nuova e ti mancano i mobili. Allora abbiamo pensato di andarcene altrove, a registrare…Prima siamo stati a Parigi, poi nel Sud della Francia e infine a Dublino, ma senza alcuna intenzione di restarci, all’inizio, anche se la città mi è sempre piaciuta. E’ successo che mentre cercavamo lo studio ho cominciato a visitare delle case in vendita, così per curiosità. Una di queste era quella in cui io e Ian viviamo ancora oggi”. Nelle note di copertina di “The moment”, Lisa ha voluto ringraziare esplicitamente il marito per averla sostenuta nei momenti in cui non credeva in se stessa… “In realtà è una cosa che mi capita spesso. Ho un’inclinazione particolare a fare le cose che mi spaventano di più. Arrivo spesso al punto di pensare che non ce la farò mai, e mio marito è sempre lì quando si tratta di spronarmi e darmi un salutare calcio nel sedere”. Anche quando si è trattato di recitare in un film (“Swing”, 1998) o a teatro, a Londra, nei “Monologhi della vagina”?. “Esattamente, lo stesso sacro terrore. Il segreto è dire subito di sì alle proposte che arrivano, altrimenti comincio a rimuginarci sopra ed è finita. Questo disco non ha fatto eccezione: avevamo sempre fatto tutto tra di noi e nel rivolgermi per la prima volta a un produttore esterno ero piena di dubbi. Per me era quasi come avere una relazione amorosa parallela, mi sono sentita molto in colpa nei confronti di Ian: quando gliel’ho raccontato si è fatto una gran risata. Così anche lui ha avuto tempo di seguire gli altri suoi progetti e di liberarsi almeno per un po’ della mia presenza”. E magari anche miss Stansfield ha avuto più tempo di dedicarsi alle sue altre passioni. La pittura, per esempio… “Ah, io dipingo quando sono sbronza, ed è un po' di tempo che non succede. E poi mi piace cucinare. Quella, invece, è una cosa che mi viene bene da sobria”.
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