James Blunt racconta ‘Once upon a mind’: “Sono di nuovo sincero”

L’anti-star di “You’re beautiful” torna allo stile che l’ha reso celebre per cantare del padre malato, dei figli, della moglie. “La musica non è più solo un piacere. È necessità”
James Blunt racconta ‘Once upon a mind’: “Sono di nuovo sincero”

Ovunque vada, qualunque cosa faccia, James Blunt resterà per sempre quello di “You’re beautiful”. Tanto vale giocarci, come faceva un paio d’anni fa in “Love me better” dove citava scherzosamente il suo grande successo. Oppure, tanto vale riallacciarsi a quel fortunatissimo singolo e al video che lo accompagnava, dove il cantante si spogliava sotto il nevischio e si gettava in acqua. E così, quindici anni dopo, nel video della nuova “Cold” Blunt esce finalmente dall’acqua, si rimette i vestiti di allora e se ne va. Non è un riferimento gratuito. Il nuovo album del cantautore inglese “Once upon a mind”, in uscita il 25 ottobre, si rifà esplicitamente al debutto “Back to bedlam”. “Dopo quel tuffo, per 15 anni, mi sono perso nel mare”, dice Blunt scherzando, ma non troppo.

Quando James Blunt entra nella sala dove lo aspettano i giornalisti italiani, li saluta uno ad uno e siede a capotavola. Dice che non si sente a suo agio in quella posizione: “Il modo cui mettiamo le celebrità a capotavola è bizzarro. Non ho un grande ego. Insegnanti e dottori fanno cose decisamente più importanti di me”. Lui fa canzoni e ne parla descrivendo “Once upon a mind” come un ritorno alla sincerità del debutto. “Ai tempi di ‘Back to bedlam’ avevo alcune canzoni per le mani. Erano vere, erano oneste. Con il successo sono arrivate attenzioni eccessive e la gente ha cominciato a trattarmi diversamente. Scrivere onestamente è diventato difficile perché sapevo di avere di fronte a me un pubblico. Ora mi sono successe cose più importanti del pubblico”.

Le “cose più importanti” che sono accadute a James Blunt hanno a che fare con la famiglia. “Da una parte, mio padre non sta affatto bene e ha bisogno di un rene. Dall’altra parte, ho due figli che crescono. Ecco, vedere mio padre in quello stato e i miei figli mi fa pensare che il ciclo della vita si sta compiendo ed è una cosa che mi rende felice e assieme triste”. Blunt sembra in difficoltà anche solo a parlare dell’argomento. Non rinuncia però al sense of humour britannico e dice rivolto ai giornalisti: “Nella sala accanto c’è un chirurgo che vi aspetta. Procederemo agli esami per verificare se siete donatori compatibili”.

Il padre è il protagonista di una delle nuove canzoni intitolata “Monsters”, in cui il cantante spiega che ora tocca a lui prendersi cura del genitore e cacciare i mostri che lo tormentano, un po’ come il padre faceva quando lui era piccino. “Cold” nasce dai sensi di colpa e dalla sensazione di isolamento derivante dal fatto di essere spesso lontano, per lavoro, dalla moglie Sofia Wellesley, nipote del duca di Wellington. “I told you” e “The greatest” sono dedicate ai figli. È talmente geloso della loro privacy da non svelare i nomi. “Sono tornato a scrivere in modo onesto”, dice, “ho smesso di scrivere quel che la gente vuol sentire da me. E poi, se come me vivi a Ibiza, fai la bella vita e te ne stai a bordo piscina, la musica è al massimo un piacere. Ora è una necessità”.

Blunt descrive il lavoro che ha svolto su “Once upon a mind” come ossessivo. “È da ottobre che vado a letto tardi per lavorare all’album. Avevo bisogno che fosse perfetto perché è un regalo per le persone che amo. Ieri l’ho fatto ascoltare per la prima volta a mio padre. Ero nervoso, è stato commovente”. Quando si è trattato di dare una veste musicale ai pezzi, Blunt ha messo da parte i tocchi elettronici dell’album del 2017 “The afterglove” tornando ai toni mélo del suo singolo più celebre. “Fare ‘The afterglove’ e provare cose differenti è stato divertente, ma questa volta ci ho messo anima e cuore”.

Negli ultimi anni, Blunt è riuscito a sabotare la percezione di cantautore pop sdolcinato e lamentoso usando Twitter in modo intelligente, dando riposte acute e taglienti ai detrattori, mostrando di possedere un senso dello humour che non emerge dalle canzoni. “Sono io il mio social manager”, assicura. Non ha mai pensato di mettere questo spirito nelle canzoni? “No, perché i social media sono un posto orrendo, la gente è malvagia e priva di compassione. Interagire con le persone grazie alla musica è stato sempre e solo un piacere, ma non posso dire altrettanto delle interazioni online. Lì ci si concentra solo sulle cose negative. Se suono di fronte a 5 mila paganti, perché poi dovrei curarmi di un solo commento negativo online? Perché non possiamo parlare delle 4999 reazioni positive?”.

Paradossalmente, all’inizio la casa discografica era contraria all’uso che il cantante faceva dei social media, dove Blunt fa battute sul sesso orale, scrive che le ragazze si bagnano quando ascoltano la sua musica e invita gli hater a lubrificarsi l’ano in vista della pubblicazione del suo nuovo album. “Una questione di marketing. Mi vendevano come il tipo che scrive canzoni romantiche e pensavano che i miei commenti rovinassero quell’immagine. Ma io non mi sono mai visto così. Anche ‘You’re beautiful’ non è romantica, è inquietante, è la canzone del tipo ubriaco che sulla metro importuna la ragazza di qualcun altro”.

James Blunt e la sua band – “sempre gli stessi amici che capiscono canzoni tanto personali” – terranno tre concerti in Italia nel marzo 2020. “Sul palco suono sempre gli stessi pezzi, la sola cosa che cambia è il pubblico e può fare la differenza. Esibirsi dove la gente ha sangue latino è il massimo e difatti gli amici e la famiglia vengono in Italia a vedermi suonare. Sanno che qui faccio i concerti migliori”.

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