'Masters Volume 2', ricordando Lucio Battisti: la testimonianza di Sandro Colombini

Un estratto dal booklet della raccolta rimasterizzata a 192KH/24bit che completa l’opera omnia del mito di Poggio Bustone

'Masters Volume 2', ricordando Lucio Battisti: la testimonianza di Sandro Colombini

La produzione del primo successo di Lucio Battisti, "Balla Linda" del 1968, è la sua: Alessandro Colombini, o Sandro, come era solito firmarsi nei crediti dei lavori che lo vedevano impegnato in studio, non è solo uno dei produttori che hanno fatto la storia della musica leggera italiana, ma anche la più fidata controparte mai avuta dall'artista di Poggio Bustone in cabina di regia negli anni passati nel roster della Dischi Ricordi. Ecco, di seguito, alcune anticipazioni della sua testimonianza resa per il booklet originale di di “Masters Volume 2”.

"Lucio a quel tempo contava su un piccolo stipendio dalle edizioni Ricordi per scrivere canzoni. Un giorno mi portò il provino di 'Balla Linda' ed io gli dissi: 'questo lo canti tu!'. Era così forte il provino che diventò ancor più bello col testo di Mogol. La rivoluzione musicale di Battisti non è stata tanto diversa da quella di Lucio Dalla. C’era una differenza netta tra i gruppi che facevano rock ed i solisti. Lui è stato un’eccezione, perché era solista ma aveva dietro un gruppo rock, e nel suo background c’era la lunga gavetta nei Campioni dove aveva iniziato suonando la chitarra".

"Lucio era in grado di scegliere tra la musica che ci arrivava dall’America e dall’Inghilterra, ma lo faceva in modo moderato, seguendo un suo preciso percorso di ricerca ed elaborazione. La musica nera in particolare non aveva una storia di grande successo commerciale in Italia. Lui usava la parte pop della musica nera che poteva coniugarsi con la tradizione musicale italiana. Aveva un modo rivoluzionario di comporre. Faceva canzoni squadrate in barba ai 4 quarti tradizionali. I maestri di musica del Conservatorio mi chiamavano per rimproverarmi quando andavamo in deroga a questa regola dei 4/4. Loro avevano ragione, perché glielo avevano insegnato così, ma noi rompemmo questi schemi alternando i tempi dal classico 4/4 a soluzioni miste. La gente una volta cantava solo quadrato. Era tutto pari. Lucio nel suo modo di fare musica aveva scomposto la metrica tradizionale".

"Non c’era uno di fianco a lui che lo supportava musicalmente. Era Battisti, sempre in prima persona. Ma non fece molta fatica, sia perché era un musicista straordinario, sia perché era affiancato sempre da musicisti di primissimo piano come Alberto Radius o Franz Di Cioccio. Battisti accompagnò il suo genio a un team pazzesco di professionisti che lo aiutarono ad attuare il suo disegno artistico".

"Lucio era aperto alle indicazioni di tutti, ma fino a un certo punto. Non abbiamo mai litigato nella nostra collaborazione, ma ricordo un paio di episodi dove non ci trovammo d’accordo su alcune soluzioni in studio. Lui voleva fare di testa sua, ma poi in sala d’ascolto magari non era soddisfatto, e siccome era onesto e aperto ad altre soluzioni accettava le mie proposte. Non c’era bisogno di scusarsi. I pezzi era forti perché erano originali, e questo semplificava tutto".

Testo a cura di Paolo Maiorino, estratto tratto da intervista con Alessandro Colombini.

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