'Masters Volume 2', ricordando Lucio Battisti: la testimonianza di Alberto Radius

Un estratto dal booklet della raccolta rimasterizzata a 192KH/24bit che completa l’opera omnia del mito di Poggio Bustone
'Masters Volume 2', ricordando Lucio Battisti: la testimonianza di Alberto Radius

Chitarrista, autore e produttore, già tra i fondatori di una delle realtà di primissimo piano nel panorama musicale italiano dei primi anni Settanta come la Formula 3, Alberto Radius è stato uno dei collaboratori più fedeli e assidui di Lucio Battisti nella prima fase della carriera del grande artista di Poggio Bustone, quella compresa tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta. Ecco, di seguito, alcuni stralci della testimonianza resa da Radius relativa alla sua collaborazione con Battisti presente nel booklet originale di “Masters Volume 2”.

"In realtà le prime volte che lo incontrai eravamo davvero molto giovani. Sapevo che a quei tempi stava iniziando a suonare, ma mi ricordai ovviamente di lui anni dopo quando mi contattò con Mogol per lavorare insieme. Lucio era letteralmente innamorato del suono della mia Gibson Les Paul del '58, che aveva un timbro molto rock e che era la chitarra dei principali gruppi inglesi di riferimento in quel periodo".

"Per Battisti la voce era lo strumento che esprimeva il sentimento. Una volta non esisteva l’autotune e la voce non era filtrata né si potevano sistemare con Pro Tools i singoli segmenti del cantato. Ma quello che giustamente contava per lui era la capacità di emozionare. D’altro canto in retrospettiva le canzoni di Lucio Battisti possono essere cantate da tutti, ma non c’è nessuno che può farlo meglio di come lo facesse lui stesso".

"Lucio era un grande appassionato di musica, da Puccini in poi ha ascoltato di tutto, a differenza mia che preferivo non ascoltare molto per evitare di essere influenzato e condizionato. Tra noi c’era molta empatia dal lato umano, però. Il nostro rapporto era speciale: prima di incontrare lui non avevo mai scritto un pezzo per intero. Lui mi spiegò il suo metodo, un giro di accordi, il finto inglese, e la ricerca della costruzione di un filo logico delle varie componenti. Ho imparato moltissimo da lui, gli devo molto".

"Nessuno mi toglie dalla testa che un certo modo suo di scrivere fosse ispirato ad esempio a Bob Dylan; pensa alle parole mozzate tipiche dello stile dylaniano, e pensa poi all'attacco di 'Pensieri e parole', 'che ne sai tu di un campo di grano…' e al modo in cui lo cantava... La vena artistica di Lucio era semplicemente infinita. Era uno che non si poneva limiti perché non aveva limiti. Lo stile di Battisti sarà con noi per sempre perché è qualcosa di irripetibile". 

Testo a cura di Paolo Maiorino, estratto tratto da intervista con Alberto Radius

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