Lewis Capaldi, il cantautore naif dal passato da pigro: ‘I concerti sono il mio grazie’

Il cantautore scozzese ha fatto un salto agli uffici italiani di Universal Music Group per raccontare qualcosa di sé e del suo album d'esordio, “Divinely Uninspired To a Hellish Extent”, in attesa di andare in scena al Fabrique di Milano il 30 ottobre.

Lewis Capaldi, il cantautore naif dal passato da pigro: ‘I concerti sono il mio grazie’

Il suo umorismo è così spiccato che alcuni, nel Regno Unito, l’hanno scambiato per qualcuno che pubblicava post divertenti su Instagram e nulla più, per poi scoprire che Lewis Capaldi è soprattutto un musicista. Un musicista, tra l’altro, il cui penultimo singolo pubblicato, “Someone You Loved”, datato novembre 2018, si è stabilizzato in cima alla UK Chart per così tanto tempo da diventare uno dei brani rimasti più a lungo in vetta alla Chart nella storia della classifica britannica. A soffermarcisi è lo stesso cantautore scozzese, che negli uffici italiani di Universal Music Group racconta qualcosa di sé ai giornalisti. A partire dal successo di “Someone You Loved”.

A chi chiede a Capaldi, 22 anni, se si aspettasse che il brano uscisse dai confini nazionali, il giovane artista risponde che non solo all’estero ma nemmeno nel suo di paese pensava che avrebbe potuto raggiungere tali numeri. “Pensavo al massimo che il disco entrasse nella top 40”, racconta il musicista, sottolineando la spontaneità, quasi naive, che ha caratterizzato la genesi del brani: “Quando l’ho scritta l’ho amata molto, ma pensavo che sarebbe piaciuta al massimo a chi mi seguiva già. Non ho davvero la più pallida idea di quello che scrivo. È una ballata e i piani alti delle classifiche in quel periodo non erano certo occupati da ballate”. Anche sul fronte musica dal vivo Capaldi, che con l’album che contiene “Someone You Loved”, “Divinely Uninspired To a Hellish Extent” - qui la nostra recensione -, ha fatto anche il suo esordio nel  mercato del disco, ha avuto le sue soddisfazioni, registrando un sold out anche dalle nostre parti, dove l’artista si esibirà il prossimo 30 ottobre al Fabrique di Milano: “Non ho la più pallida idea del perché così tanta gente venga ai miei show ma ne sono molto felice”, scherza scompigliandosi i capelli, proseguendo: “Suonare dal vivo è la mia cosa preferita e genuinamente creativa. Se potessi fare solo concerti sarei felice”. Capaldi spiega poi come ai suoi occhi i live siano una forma di ringraziamento nei confronti dei fan: “Se anche il disco non andasse bene il live è il focus. Mi sono avvicinato alla musica per suonare dal vivo”.

Alla musica Lewis Capaldi si è approcciato già da bambino, quando ancora era – parole sue – un “pacioccone”. “Ho iniziato con la chitarra verso i 9 anni. A 11 ho iniziato a fare concerti”, racconta nel palazzo di vetro di via Crespi, ricordando il Lewis bambino: "Ero pigro, non particolarmente appassionato di sport. Pigro pigro pigro. Lo dicevano anche gli insegnanti”. Guardando al titolo del suo esordio discografico la pigrizia non è la prima caratteristica che d’istinto attribuiremmo al cantautore dal capello rosso: “Divinely Uninspired To a Hellish Extent” è difficile anche solo da pronunciare – e da comprendere, se a sillabarlo è il forte accento dei dintorni di Glasgow di Capaldi. Ad addentrarcisi è la traduttrice che lo accompagna, che spiega come il cantautore le abbia raccontato che il titolo del disco fa parte di una strofa della canzone che avrebbe dovuto essere l’opening track dell’album, ma che poi non è stata inserita del disco: “Broken by desire to be heavenly sent, divinely uninspired to a hellish extent”, recita. Il brano sarà, però, incluso nel prossimo capitolo discografico di Lewis Capaldi: ancora un po’ di pazienza, dunque, per districare, nel suo complesso, il mistero di ciò che è stato divinamente non ispirato a una dimensione infernale.

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