DJ Ringo spara ad alzo zero su radio, TV, talent show

Il direttore artistico di Virgin Radio a ruota libera

DJ Ringo spara ad alzo zero su radio, TV, talent show

Ho letto con interesse, non disgiunto da una certa sorpresa, un’intervista pubblicata oggi a DJ Ringo, direttore artistico dal 2007 di Virgin Radio. L’interesse riguarda i contenuti delle sue dichiarazioni; la sorpresa è invece dovuta alla inusuale (per l’ambiente della musica) e molto apprezzabile franchezza con la quale Ringo esprime le sue opinioni e le sue critiche. Che personalmente – e non parlo qui dei suoi pareri relativi a questioni politiche, delle quali Rockol per scelta consolidata non si occupa – in gran parte condivido.
Rimandando chi fosse interessato alla lettura dell’intervista integrale qui, riporto invece alcuni estratti delle dichiarazioni di Ringo.


"In 15 anni, quanti nomi (nati dai talent show) ricordi che hanno funzionato? Due, tre? Non è poco rispetto a migliaia di partecipanti? Sono artisti tarati per la tv, fuori dal programma non combinano niente”.


"I trapper? Trasgressione zero. Fanno le stesse cose che facevamo noi nel '78. Si tingono i capelli, si tatuano, indossano spille ed orecchini. Solo che, quarant'anni fa, il punk cantava la ribellione, la voglia di esplodere. La ribellione odierna sta nel calarsi di MDMA per sentirsi meglio?”


"La moda del vinile non è manco revival. Il ragazzino che compra maglietta e vinile degli Iron Maiden e posta la foto su Instagram è uguale a Chiara Ferragni. È solo un poser. Prova a fargli delle domande su quel disco senza Wikipedia alla mano. Non sa un cazzo".


"Non sopporto questi fiumi di reggaeton americano ed inglese. Ma sopratutto, quello degli italiani, che, per tenere la nota identica ai suoni del genere, che non ci appartiene, storpiano le voci, facendo finta di cantare in inglese, ma poi sono parole italiche. Una cantilena terribile, che le radio non ci risparmiano, ovviamente".


"Il trend delle radio, negli ultimi anni, è stato mandare in onda gente a cui non frega un cazzo della musica, ossia pseudo attori, ex veline, influencer. La radio paga chi porta click. Vedo tanti giovani che, anziché cercare notizie diverse o inventare slogan, cosa che non fa più nessuno, perdono tempo a fare i selfie davanti al microfono. Le notizie si ripetono, e non esiste ricerca nel differenziare l'informazione in onda”.

A questo proposito, e colgo l'occasione per scriverlo sommessamente in chiusura, mi fa piacere che Virgin Radio dedichi, come in effetti fa, puntuale attenzione alle notizie pubblicate da Rockol: sarei anche più contento se citasse regolarmente la fonte dalla quale vengono lette...

(Franco Zanetti)

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