Il Rinascimento di Florence and the Machine: il report del concerto al Milano Rocks

Florence Welch e la sua band si sono esibiti al Milano Rocks: il racconto della performance messa in scena all'Area Expo dalla dea dai capelli rossi e dalle lunghe gambe.

Il Rinascimento di Florence and the Machine: il report del concerto al Milano Rocks

Florence Welch lo dice a ogni concerto che in Italia si sente a casa. Sarà anche la classica mossa che fa sì che il pubblico del live di turno sia sempre il migliore, ma la frontwoman dei Florence and the Machine ha un motivo preciso per amare i palchi della Penisola: “Mia mamma ha insegnato studi rinascimentali in Italia per un periodo”, racconta la cantante che dal 2007 strega le platee con la sua chioma rossa. “Ci siamo trasferiti per un periodo a Firenze quando ero bambina e immagino che possiate sentire l’influenza che il Rinascimento ha avuto nella musica dei Florence and the Machine”, prosegue l’artista britannica, spiegando anche che i tentativi di cimentarsi con l’italiano, che sua madre parla fluentemente, non sono mancati. A noi, raccolti intorno al palco dell’Area Expo di Milano dove la formazione londinese è andata in scena ieri, 30 agosto, Florence Leontine Mary Welch regala giusto un paio di parole nella lingua locale: la voce di “Cosmic Love” parla molto piano, timidamente, con una dolcezza imbarazzata che contrasta con la potenza del cantato di Florence, che con le sue interpretazioni è diventata, disco dopo disco, una delle voci femminili, e non solo, più interessanti in circolazione.

La tappa al Milano Innovation District di Rho (MI), nell’ambito del Milano Rocks, il fratello minore del più celebre Firenze Rocks, rientra nel tour estivo della band a supporto del suo ultimo capitolo discografico, “High As Hope”, uscito nel giugno 2018, dopo che già lo scorso mese di marzo Welch e soci si erano esibiti in Italia, a Bologna e a Torino. Se i pezzi della setlist dei Florence and the Machine, che aprono ufficialmente il Milano Rocks dopo gli opening act dei Pvris e dei 1975, non sono molti – quindici, bis incluso – e il suono tanto della voce della cantante quanto degli strumenti della band non è, specie nella prima parte del live, al suo meglio, Florence compensa con la sua vulcanica interpretazione, correndo da un lato all’altro del palco, volteggiando nel suo abito vintage, scatenandosi sui momenti più ritmati della performance del gruppo. Come di consueto a piedi nudi, la dea rossa dalle lunghe gambe non perde mai la presa sul suo pubblico, che raggiunge sulle note di “Delilah” attraversando le prime file per poi arrampicarsi sulla transenna ed eseguire “What Kind of Man” immersa tra le mani e i volti di chi ha fatto di Florence Welch un punto di riferimento. Non sempre, però, gli umori dei fan incontrano quello della cantante, che come già fatto nelle precedenti date del tour sull’energica “Dog Days Are Over” chiede ai presenti di mettere da parte i cellulari e di mobilitarsi perché per qualche minuto nessuno dei propri vicini si nasconda dietro agli schermi luminosi degli smartphone, da anni fastidiosi protagonisti delle arene che accolgono la musica dal vivo. Anche in chiusura del live Florence stuzzica il pubblico che sull’ultimo pezzo in scaletta, il singolone “Shake It Out”, si anima perché la band esaudisca ancora qualche richiesta e regali ancora un po’ di musica al pubblico meneghino. “Per favore” – interviene Florence – “cantate con me questa. Sono molto stanca, sono umana”, tira dritto l’artista, decisa a chiudere così, dopo “No Choir” e “Big God”, la tappa a Milano di un tour che, dominato dai brani di “High As Hope”, non dimentica le novità come il pezzo targato Game of Thrones “Jenny of Oldstones” e la recente “Moderation”, ma nemmeno i classici del repertorio della band, da “Dog Days Are Over” alla cover “You Got the Love”, da “Cosmic Love” a “Shake It Out”.

Si fa sempre più variegato, con gli anni, il seguito di fedeli dei Florence and the Machine. La cantante - che tra le sue influenze non manca di citare Patti Smith, alla quale dedica “Patricia”, dal nuovo album – riesce in qualche modo a soddisfare tanto le esigenze di chi punta al bel canto quanto quelle di chi cerca qualcosa di più e in Florence ha trovato qualcuno in grado di accogliere anche istanze più profonde, con la sua originalità e la sua violenza espressiva. Per alcuni, insomma, Florence è una brava cantante; per altri, la nuova sacerdotessa del rock. Per tutti, però, la cantautrice e poetessa è una magica creatura che con la sua band riesce a conquistare anche i più scettici, che volenti o nolenti si ritrovano, ancora prima di potersene accorgere, persi nel sortilegio di Florence e della sua macchina.

Erica Manniello

Scaletta:

June
Hunger
Ship to Wreck
Queen of Peace
Patricia
Dog Days Are Over
Jenny of Oldstones
100 Years
Moderation
You've Got The Love
Delilah
What Kind of Man

Bis:
No Choir
Big God
Shake It Out

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