Festival di Sanremo: come mi piacerebbe che fosse l’edizione 2020

Ridare centralità alle canzoni e agli autori: una speranza probabilmente destinata a non realizzarsi

Festival di Sanremo: come mi piacerebbe che fosse l’edizione 2020

Vedo che, terminata l’estate, alcuni hanno iniziato a tirare per la giacchetta il direttore artistico incaricato, l’esordiente (nel ruolo) Amadeus, elargendo raccomandazioni non richieste.
Vale sempre, a mio avviso, l’immortale motto “Non datemi consigli, so sbagliare anche da solo”, con il quale Amadeus potrebbe (o dovrebbe) rispondere a chi lo sollecita.
Per quanto mi riguarda, come spesso ho fatto in passato ribadisco una mia consolidata convinzione, che torno ad esprimere qui pur sapendo che si tratta di un “wishful thinking” senza alcuna possibilità di concretizzazione.
Il Festival di Sanremo nasce come Festival della Canzone – non come Festival dei Cantanti – e a mio avviso dovrebbe tornare alle origini. Il che significa che la direzione artistica dovrebbe scegliere le canzoni, indipendentemente da chi le interpreti – anzi, prima ancora che abbiano trovato un interprete. In altre parole, gli interlocutori di Amadeus dovrebbero essere gli editori musicali, che dovrebbero sottoporgli le canzoni che ritengono meritevoli di essere scelte, anche in forma di provino. Scelte le canzoni, si dovrebbero cercare gli interpreti più adatti a quelle canzoni.
Non è una novità, lo so bene: anzi è un ritorno alle origini, e l’ho già rievocato quando si è vociferato di una possibile direzione artistica di Mina; ma ridarebbe centralità alle canzoni, che come da definizione dovrebbero essere le protagoniste della manifestazione.
E ridarebbe centralità agli autori di canzoni, una categoria sempre poco considerata e poco valorizzata (anche questa, come sapete, è una delle mie fissazioni).
Partendo da questo assunto, cioè dalla scelta delle canzoni, posso anche divertirmi ad immaginare uno schema per il Festival. Un numero limitato di canzoni, una dozzina (o davvero crediamo che esistano in ogni dato momento più di dodici canzoni effettivamente meritevoli?). Ogni canzone affidata a due diversi interpreti, ritornando alla formula della doppia esecuzione, che è interessante e divertente, perché mostrerebbe due diverse maniere di interpretare lo stesso brano (e di produrlo e arrangiarlo, in linea con la sempre maggiore importanza che vanno assumendo i producers). E, per l’accesso alla serata finale, e quindi alla candidatura per la vittoria, di ogni canzone le giurie – popolari, tecniche, televotanti – potrebbero essere incaricate di scegliere l’esecuzione preferita fra le due proposte nelle prime due serate, restituendo quel fremito spettacolare delle eliminazioni che sempre risulta utile all’audience del Festival.
Il discorso sui giovani lo rimando a quando si saprà qualcosa di Area Sanremo, che ancora (incredibilmente) non ha iniziato l’attività per quest’anno.

Franco Zanetti

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