I Subsonica di 'Terrestre': 'Mai così liberi, prima. Anche musicalmente'

I Subsonica di 'Terrestre': 'Mai così liberi, prima. Anche musicalmente'
Quasi dieci anni di corsa, in apnea, con i concerti (tantissimi), i dischi (tre in studio, più un live), il culto che si allarga, i festival rock, Mtv, Sanremo, quotazioni e vendite in ascesa. Poi i Subsonica, è fisiologico, schiacciano il pedale del freno, rompono momentaneamente le righe, si dedicano ad altro (vari progetti solisti, tra i Motel Connection di Samuel, l’“Iconoclash” di Boosta e le produzioni di Max Casacci per Casa Sonica). Chiudono anche, bruscamente e con scia di polemiche e dibattiti tra i fan allarmati, i rapporti con l’etichetta che li ha lanciati e visti crescere, la Mescal (vedi News). Quando tornano con un disco nuovo (“Terrestre”, nei negozi da venerdì 22 aprile anche in edizione limitata con Dvd contenente il “making of” dell’album più video e backstage del primo singolo “Abitudine”) si capisce che qualcosa è cambiato, nelle dinamiche interne ed esterne al gruppo, nel suono e nell’approccio allo studio di registrazione. Ma non nel senso temuto e paventato da una frangia dei seguaci, timorosi che il passaggio a una major discografica, la Virgin, potesse annacquarne lo stile.
“Come vedi non è andata così. Ma prenderci una pausa è stato salutare, una scelta fortemente voluta da tutti”, racconta a Rockol Casacci riavvolgendo il filo della matassa. “Un modo per staccare la spina dopo tanti anni di convivenza e poter coltivare i propri interessi personali: Boosta e Samuel, per esempio, hanno potuto cimentarsi come produttori/arrangiatori, un ruolo di cui nei Subsonica mi occupo io sia pure stimolando e accettando i contributi di tutti. Abbiamo scelto il gennaio 2004 come una sorta di data simbolica per ritrovarci e gettare le basi del nuovo lavoro: in quella occasione ognuno di noi è arrivato con un Cd compilation delle musiche che più aveva ascoltato nel frattempo, vecchie canzoni dei Beatles o le ultime novità nel genere punk funk. Pezzi diversi, senza riferimento ad un contesto preciso, che poi è un po’ quello che caratterizza anche il nostro nuovo album, un disco sospeso e senza precise coordinate temporali. E’ un po’ il riflesso della scena musicale di oggi, questa mancanza di direzioni chiare io la vivo come un fatto stimolante. Senza l’ingombro di linguaggi codificati è possibile farsi suggestionare anche da suoni che hanno trent’anni di vita ma che non risultano datati”.
Di qui, forse, certe immagini in stile “vintage” che dai Subsonica uno non si aspetterebbe: nel video di “Abitudine” Casacci sfoggia una chitarra a doppio manico, manco fosse Jimmy Page… “Strano, eh? Ma è stato un acquisto abbastanza casuale, quello. Nel disco c’è pure un assolo di batteria, come in ‘Moby Dick’! E in effetti il Dvd dei Led Zeppelin è una delle cose che abbiamo guardato, quando ci siamo ritrovati insieme. Non per questo, e anche se nel disco ci sono molte chitarre, siamo diventati un gruppo rock: semplicemente, come dicevo prima, le nostre coordinate temporali stavolta si sono un po’ scompaginate. Le cose a cui abbiamo lavorato durante la nostra ‘vacanza’ dal gruppo ci hanno tenuto a lungo lontani dagli strumenti, rimetterci mano è stato un atto liberatorio. E’ una pratica consueta per la maggior parte dei gruppi ma non per noi, che per evitare le tipiche routine delle strumentazioni rock noi abbiamo sempre affrontato la prima fase creativa davanti ad un computer, programmando tutti i frammenti di idee, gli appunti, i giri armonici accumulati prima di entrare in studio. A volte con l’elettronica simulavamo persino gli strumenti reali, in modo da dare alla canzone una forma compiuta prima di metterci a suonarla. Ma questa fase, stavolta, l’abbiamo completamente saltata: abbiamo deciso quasi subito di non usare arpeggiatori, sequencer e campionatori, di tornare ad una elettronica più antica, quella in auge ai tempi in cui non si usavano le sequenze ma anche i sintetizzatori venivano suonati. Boosta ha fatto incetta di vecchie tastiere analogiche, io e Ninja siamo andati a comprare tamburi e percussioni. Abbiamo trovato un luogo fisico dove metterci a suonare, simbolicamente siamo ripartiti dal fiume (il Po di Torino, zona Piazza Vittorio e Murazzi) che abbiamo sotto casa, e i pezzi sono venuti fuori meno ragionati, più simili a quello che avrebbero potuto essere sul palco, il che per noi è un’altra novità. Nel momento in cui abbiamo deciso questo approccio più ‘suonato’ abbiamo anche deciso di rompere un po’ gli argini, dando libero sfogo alle inclinazioni di ciascuno e ampliando la gamma espressiva: ecco il perché dell’arpeggio di chitarra acustica su ‘Dormi’ e dell’assolo di batteria, disturbato de interferenze elettroniche, di ‘Gasoline’. Inaspettato, credo, da un gruppo pop italiano nel 2005, soprattutto quando come nel nostro caso l’intenzione non è di fare del modernariato anni ’70”. Una canzone in lingua inglese, quest’ultima: la prima nella storia dei Subsonica… “E’ venuta subito fuori così. Insieme a ‘Incantevole’ è una delle linee melodiche sviluppate da Boosta, che in passato si occupava soprattutto delle basi elettroniche. Ci ha lavorato con Marco Rainò, il grafico che aveva partecipato alla realizzazione della nostra biografia ufficiale e che aveva scritto un testo ispirato a Russ Meyer. Dell’idea iniziale è rimasto poco, quando si è trattato di mettere le parole in italiano non siamo arrivati a risultati convincenti. E poi, per una volta, eravamo curiosi di metterci direttamente alla prova come gruppo internazionale, alla pari con tutti gli altri”. C’è più democrazia, allora, nei Subsonica di oggi, con tutti i componenti del gruppo chiamati a svolgere un ruolo di scrittura? “C’è sempre stata, siamo un vero gruppo. Anche nella scrittura dei pezzi non c’è mai stata una figura dominante, quando quell’equilibrio viene a mancare il meccanismo si inceppa. Samuel non ha mai scritto tanti testi come stavolta. ‘Abitudine’, ‘Dormi’ e ‘L’odore’ sono sue, io ho scritto quello di ‘Incantevole’ con Luca Ragagnin, il poeta e scrittore nostro amico che ha collaborato alla stesura di altre due canzoni”.
Sul disco aleggia spesso un clima cupo e tenebroso: è la terra vista da vicino o vista da lontano, quella reale o quella percepita sottopelle? “L’immaginario di un pezzo come ‘Corpo a corpo’, che apre il disco, è piuttosto preciso e deriva dalla realtà a cui abbiamo accesso tutti i giorni attraverso l’informazione. In questo caso l’ispirazione è abbastanza lineare: un mondo che esiste anche se spesso si fa finta del contrario. Che le liriche di altri brani siano abbastanza cupe è una cosa di cui ci siamo resi conto solo a posteriori. Per noi le parole fanno sempre un tutt’uno con la musica, ma in questo album ci sono anche alcuni dei testi più positivi che abbiamo mai scritto: ‘Incantevole’ e ‘Dormi’, soprattutto. E l’eventuale claustrofobia delle parole è sempre controbilanciata dalla vitalità ritmico-musicale dei pezzi, la musica crea un elemento di contrappeso ai testi a tinte più scure”.
Per i mixaggi, effettuati allo studio Forward di Grottaferrata (Rm), la band torinese è ricorsa ad una firma importante, quel Dave Pemberton già al fianco di Prodigy, Orbital e Groove Armada. Si sarà sentito a suo agio soprattutto con “Alba a quattro corsie”, il pezzo più techno-trance della raccolta…. “In effetti sì”, ricorda Casacci, “anche se la sua preferita era ‘Le serpi’. Il senso di viaggio e di movimento presente nel pezzo, come ci hanno già fatto notare, è un elemento comune a tutti i nostri dischi, ed è normale che sia così per gente come noi che vive molto tempo sulle strade. Ma nello specifico la canzone è il ritratto di un abbandono, descrive una confusione emotiva a cui si contrappone l’energia del viaggio e della partenza. Pemberton è stato importante, arriva dagli ambienti creativi degli studi Strong Room e da quell’elettronica anni ’90 che in qualche modo ha influenzato molto i nostri primi passi”. E’ un disco melodico ma non per questo facile, “Terrestre”. Come ha reagito la nuova casa discografica? “Il feedback è stato molto positivo, anche nei confronti degli episodi commercialmente meno digeribili. Al di là di quanto è sancito in dettaglio dai rapporti contrattuali la Virgin sta manifestando stima e fiducia nei nostri confronti. Dall’esterno forse si vede poco, ma il rapporto con la nuova etichetta per noi rientra in un contesto di crescente autogestione. Ci stiamo costruendo una nuova dimensione, in Casa Sonica ci stiamo circondando di gente fidata e simile a noi e che per noi segue tutti gli aspetti del lavoro, dai concerti alla comunicazione. Con la Mescal il distacco è stato totale ma non per scelta nostra. Ci tengo a precisare che il rapporto umano e professionale con Soave si era avariato prima, non fossimo arrivati a quel punto non avremmo sentito l’esigenza di andarcene altrove: di proposte ne avevamo ricevute anche prima, il problema è sorto quando le cose tra noi hanno cominciato ad andare male. Ma va bene così, più passa il tempo e più siamo convinti che gestirci in autonomia sia più connaturato alle nostre esigenze”. Tra le decisioni prese in prima persona, anche quella (lodevole) di contenere a 13 euro i prezzi dei biglietti del nuovo tour, in partenza da Pordenone il 5 maggio. “In proporzione i nostri concerti costano meno di prima, anche se c’è stato un aumento fisiologico di 1 euro e 50, dopo due anni. E questo in cambio di un apparato tecnico di qualità superiore, porteremo in giro con noi anche il nostro palco e una famiglia di tecnici che sono cresciuti con noi. Si può fare, ma è l’artista che deve sentirne l’esigenza e assumere un po’ il ruolo di organizzatore di se stesso. I dischi la gente se li può procurare anche in altro modo, i concerti invece sono un’esperienza irripetibile e per questo ci teniamo così tanto: a qualcuno, ricordiamocelo, hanno cambiato la vita”.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.