‘Un autoritratto’: Serge Pizzorno racconta l’album “The S.L.P.”

Il disco solista del cantante, chitarrista e leader dei Kasabian uscirà il 30 agosto. “Voglio sperimentare e trasformare i concerti in installazioni artistiche”. A Milano il 12 settembre

‘Un autoritratto’: Serge Pizzorno racconta l’album “The S.L.P.”

Il modo migliore per spiegare il progetto The S.L.P., spiega Serge Pizzorno, è immaginarlo come un pianeta separato dai Kasabian. “D’ora in poi, so che posso visitare questo nuovo pianeta quando voglio. È un luogo di sperimentazione dove sono libero di fare quel che mi va, senza regole, né obiettivi in testa”. La sigla S.L.P. sta per Serge Lorenzo Pizzorno, il nome per esteso del chitarrista e autore dei Kasabian. Anche l’album s’intitola “The S.L.P.”, uscirà il 30 agosto 2019, Pizzorno lo descrive come “un autoritratto in cui ogni canzone mostra un lato della mia personalità. Chi lo ascolta può vedere che cos’ho nella testa”.

A giudicare dal disco, nella testa di Serge Pizzorno c’è un gran miscuglio di musiche. Prodotto durante un anno di pausa dall’attività dei Kasabian, “The S.L.P.” spazia da suggestioni cinematografiche rétro al rap, al pop elettronico, alla disco. “Da una decina d’anni avevo da parte tre pezzi intitolati ‘Meanwhile’, una parola che richiama le didascalie dei fumetti, tipo ‘Intanto nella Batcaverna…’. Avevo scritto quei tre pezzi per una colonna sonora, sai, amo Morricone, John Barry, John Williams. Li ho ripresi, li ho messi all’inizio, a metà e alla fine della track list e ho riempito i buchi con altre canzoni, ecco com’è nato il disco”.

Con in testa l’idea di tenersi lontano dalle pratiche musicali dei Kasabian, Pizzorno ha costruito le canzoni partendo da brevi frasi melodiche o da ritmi. “Ho adottato una strumentazione minimale. Volevo che la musica fosse melodica, ma allo stesso tempo che fosse formata da rumori, da glitch. Ho usato la chitarra, sì, ma non in modo tradizionale, ho campionato brevi frasi e le ho messe in loop. Ho utilizzato strumenti per lo più piccoli: una piccola tastiera, una piccola drum machine. È un disco giocoso. Dopo 18 anni di cicli album-tour-album-tour coi Kasabian, ho ritrovato la gioia di far musica solo per il gusto di farlo”.

Le canzoni di “The S.L.P.” trattano di argomenti disparati. C’è un pezzo su Tinder e identità digitale (“Favourites”), uno sulla necessità di impegnarsi nella vita al posto di fuggire (“Nobody else”), uno sul bisogno di entrare in connessione con chi ha idee radicalmente diverse dalle nostre (“Soldier 00018”). “Lowdown” racconta di nottate sregolate in cui capita di svegliarsi nell’appartamento di uno sconosciuto. “Presente quando sei attratto da un posto dove sai che non devi andare, ma ci vai lo stesso? Ecco, è la storia della mia giovinezza”.

Gli S.L.P. si esibiranno al Magnolia di Milano il 12 settembre. Pizzorno promette un concerto speciale, con i pezzi dell’album espansi e nessuna canzone dei Kasabian. Dice che è stato folgorato da come David Byrne ha reinventato nel suo ultimo tour la disposizione dei musicisti sul palco. “Mi si è accesa una lampadina. Mi sono detto: ma allora c’è una maniera di fare le cose in un altro modo! Sto ancora elaborando le idee, ma voglio che il mio concerto sia un’installazione artistica, voglio che sia un film di David Lynch, voglio sorprendere gli spettatori alle spalle. Voglio che sia spontaneo e fuori controllo come un rave. Non sarà un concerto, sarà un’esperienza”.

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