The Kids Are Alright: Minis, il ritorno dei giovani al rock ai tempi della trap

Sedici anni, chitarra, basso e batteria e un bagaglio di ascolti che spazia dagli Who ai Doors passando per Jam, Kinks, Beatles, Ramones e Led Zeppelin. Ma non chiamateli i 'Greta Van Fleet italiani', perché...

The Kids Are Alright: Minis, il ritorno dei giovani al rock ai tempi della trap

I Minis rischiano di diventare un caso per due ragioni, entrambe sbagliate: sono giovanissimi - l'età media del trio si aggira intorno ai sedici anni - e hanno riferimenti musicali quanto mai lontani da quelli propri dei loro coetanei. La band dei fratelli Julian e Zak Loggia - figli di Alex, chitarrista dell'istituzione mod torinese degli Statuto - merita sì attenzione, ma per motivi diversi rispetto a quelli più adatti a titillare la curiosità del pubblico generalista: laddove il rock così come oggi viene inteso oggi si nutre di una rimasticazione rispettosa ma piuttosto sterile di stilemi dei bei tempi che furono, i Minis frullano nelle loro canzoni il punk dei Ramones e il rock di Jam, Who e Kinks con l'entusiasmo e l'ingenuità propria della loro età. E, nel farlo, picchiano sui loro strumenti come dei fabbri.

"Questa la conosciamo tutti", annunciano loro dal palco del Giffoni Music Concept 2019, dove si sono esibiti la scorsa domenica, 21 luglio, nel chiudere il loro set - un'ora molto serrata, con tante canzone e pochissime parole, prima di rovesciare dalle casse dell'impianto una versione furiosa di "Blitzkreig Bop" nelle orecchie di un pubblico che, fino a poco prima dell'inizio del live, era nutrito dagli speaker a suon di Benji & Fede e Irama.

"Non ci dà fastidio attirare l'attenzione per l'età che abbiamo, a tanti fa piacere che ragazzi della nostra età facciano questo genere di musica", ci raccontano loro nel backstage: "Michael Jackson ha iniziato a lavorare da professionista a cinque anni, anche lui è un mio punto di riferimento" - spiega il cantante e bassista Julian - "Lui per me è sempre stato un idolo, e a cinque anni riusciva a fare delle cose che io non riesco a fare oggi, e che probabilmente non riuscirò a fare mai".

"La maggior parte dei nostri amici non conosce nemmeno i grandi del rock. Però, ascoltando le nostre canzoni, si prendono bene", continuano: "E' solo una questione di mentalità: forse si tratta semplicemente di ampliare la propria visione musicale. Ci sono ragazzi che conosciamo che ascoltano solo rap e trap, ma che se ascoltano un disco dei Rolling Stones lo apprezzano. Del resto, a chi non piacciono gli Stones?".

E' chiaro fin dalle prima battute che parallelismi con un'altra band di giovanissimi dedita al rock - o, direbbero i detrattori, ai Led Zeppelin - composta da fratelli, i Greta Van Fleet, non sono eccessivamente graditi. Tuttavia il caso della formazione di Frankenmuth, Michigan, non può essere eluso, e a rompere il ghiaccio ci pensa Alex, papà di Julian e Zak: "La roba vecchia, nemmeno troppo paradossalmente, è nuova agli occhi delle nuove generazioni, e i Greta Van Fleet ne sono la dimostrazione: i ragazzi di oggi possono non conoscere i Led Zeppelin, ma possono sempre imparare a conoscerli tramite i Greta Van Fleet. Credo manchi l'educazione musicale al rock, ma in fondo tutto è un circolo, e anche il rock ritornerà. Prendiamo, per esempio, Achille Lauro: lui quella strada ha già iniziato a seguirla. Faceva trap e a un certo punto della sua carriera ha visto la luce, e - seguendo la vicenda da genitore, che ha ascoltato rock per tutta la sua vita - non può che farmi piacere".

Nel prossimo futuro dei Minis c'è la pubblicazione del primo album di inediti, registrato negli studi di Boosta, con testi firmati da Fabio Geda [scrittore torinese, classe 1972, autore di - tra gli altri - "Nel mare ci sono i coccodrilli" e "Se la vita che salvi è la tua"] e prodotto da Rudy Di Monte, in passato già al lavoro con gli stessi Statuto e i Disco Drive, al quale seguirà - come nella migliore tradizione, ma compatibilmente con il calendario scolastico - un lungo tour promozionale: a spedire sul mercato il lavoro, il prossimo settembre, sarà la rinata Cramps Records diretta dallo stesso Davide DiLeo, che già si era speso a favore della band in occasione dell'ufficializzazione della sua nomina. Per capire se ci saranno sorprese c'è tutto il tempo: quando dicono di essere amici del rapper loro concittadino Willie Peyote, alla domanda su un eventuale futuro featuring i ragazzi si nascondono dietro un sorriso e sussurrano, vaghi, "chissà...". Perché, in fondo, è solo rock'n'roll: "Non vorremmo fossilizzarci sempre sullo stesso stile", raccontano loro a proposito dell'evoluzione di quella che è la loro scrittura, oggi inevitabilmente (e naturalmente) acerba, "Ma piuttosto variare le sonorità, di disco in disco, pur mantenendo fisse le nostre influenze". Adesso, però, l'attenzione è tutta sui palchi e sui chilometri che ci saranno da macinare per raggiungerli: "Con i nostri live speriamo di riportare un po' di attenzione sul rock da parte dei nostri coetanei". Il lavoro, a occhio, non manca...

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