Dario Giovannini: 'Ecco come le indie oggi dettano l'agenda alle major'

Nominato Vicepresidente responsabile per il Settore Interno e Comunicazione di PMI, il dg di Carosello traccia le differenze nel ruolo, nel modello e negli obiettivi tra indie e major. E avverte: 'Attenzione, lo streaming non salverà la discografia...'

Dario Giovannini: 'Ecco come le indie oggi dettano l'agenda alle major'

(foto di Alessandro Treves)

Milanese - nato a Monza, ma cresciuto a Sesto San Giovanni, nell'hinterland nord del capoluogo lombardo, classe 1974 - Dario Giovannini, da 19 anni in forze alla Carosello Records dove oggi ricopre la carica di direttore generale, è stato recentemente nominato Vicepresidente responsabile per il Settore Interno e Comunicazione di PMI in occasione delle consultazioni per il rinnovo degli organi sociali di Produttori Musicali Indipendenti.

Quella del segmento inquadrato come "indie", oggi, è una condizione estremamente particolare, che - probabilmente - non si è mai verificata prima né sul panorama discografico italiano né su quello internazionale: grazie allo streaming e alla diffusione delle nuove tecnologie, il comparto indipendente - da laboratorio dedicato a una nicchia colta e spesso snob - è diventato il settore trainante del mercato, in grado di dettare agende e tendenze. Un miracolo, forse, che tuttavia, per Giovannini, ha una genesi molto ben precisa. E che, soprattutto, non è accaduto per caso.

"Oggi esistono più similitudini musicali tra indie e major perché le major hanno iniziato a guardare le indie", ci spiega: "Fino a tre anni fa la musica italiana pareva nascere e morire coi talent, basandosi su un modello di business completamente privo di ricerca musicale. Le indie hanno sempre lavorato in maniera diversa, basandosi su quello che un tempo era chiamato A&R, cioè il lavoro di scouting e di crescita sugli artisti. Perché quella sul mercato discografico non è una gara sui 100 metri, ma una maratona: alla discografia servono artisti che durino nel tempo, non fuochi di paglia".

"Oggi le major hanno visto che il mercato indie è florido, e di conseguenza ci investono", racconta Giovannini: "Le multinazionali stanno facendo la corsa ad accaparrarsi gli artisti nati e cresciuti con le etichette indipendenti perché sono remunerativi, in termini finanziari e soprattutto in termini di quota di mercato. Noi, dal canto nostro, ragioniamo in modo differente: con Carosello vogliamo e cerchiamo innanzitutto di diffondere cultura, e la cultura si può diffondere solo con la ricerca artistica. I Thegiornalisti e Coez, per esempio, sono esplosi al quarto album. Questo grazie ovviamente al loro talento ed alla loro coerenza, grazie anche al supporto di etichette indipendenti come Foolica, Undamento e Carosello che hanno investito tempo e soprattutto forza lavoro ed economie. Difficilmente una multinazionale per sua natura avrebbe il tempo di attendere un artista per quattro album”.

Come si diceva prima: causa ed effetto. Le nuove dinamiche che stanno regolando il mercato non sono nate per caso.

"In circa tre anni si è passati dall'imposizione dall'alto delle proposte musicali alla spinta dal basso delle stesse, e lo streaming è stato il volano del cambiamento", prosegue Giovannini: "L'affermazione di artisti come Thegiornalisti, Calcutta e Coez è stata generata da un lato dal passaparola tra ascoltatori, e dall'altro dalla coerenza degli artisti stessi, che grazie ai social mostrano di essere coerenti con quello che cantano".

Parlando di discografia, specie indipendente, non si può non parlare di streaming, e di uno dei suoi protagonisti indiscussi. "Spotify, con il mondo trap / rap, sta creando una grossa bolla speculativa, perché il bacino d'utenza della piattaforma, in Italia, è ancora piccolo e limitato a un determinato tipo di genere", spiega Giovannini: "Questa bolla rischia di creare dei mostri, ai quali potrebbero essere proposti contratti molto importanti - sia sul versante discografico che di booking - e poi sgonfiarsi miseramente alla prova del botteghino. Perché ascoltare la musica in streaming è come ascoltarla alla radio: è una cosa diversa da acquistarla". Tuttavia "Spotify oggi è indispensabile, e il messaggio dell''accessibilità totale' alla musica tutto sommato è meraviglioso. Attenzione, però: il rischio che si corre è quello di prestare un ascolto superficiale".

"Sulle piattaforme streaming sono le playlist a decretare il successo di un brano, e ci sono generi che favoriscono questa logica", continua: "Il problema non è tanto la bolla che si crea, ma il bagaglio musicale lasciato in dote alle nuove generazioni, che è pressoché nullo. Abituarsi alle attuali dinamiche che regolano lo streaming ci fa correre il rischio di appiattire il gusto. Oggi, se un brano non rispetta determinati parametri, non ha speranza sulle piattaforme digitali: il rischio è che le etichette privilegino solo certi generi o certi stili solo perché nelle playlist vanno per la maggiore, trascurandone altri, come per esempio la musica d'autore. Occorre quindi essere equilibrati nel dare il giusto valore ai numeri dello streaming: certe modalità non sono nel DNA delle etichette indipendenti, che hanno sempre lavorato innanzitutto sulla crescita degli artisti, non sul loro sfruttamento a breve-medio termine".

"La differenza tra indie e major la fa la qualità del lavoro, e una cura del progetto che nelle multinazionali non c'è", sintetizza Giovannini a proposito della differenza ultima tra i mondi delle indipendenti e quelli delle multinazionali: "La  validità di un'affermazione del genere la verificheremo solo col tempo, ed eventualmente con le testimonianze degli artisti che si saranno pentiti o saranno stati soddisfatti di passare da una indie a una major".

Oltre allo streaming, il vero indicatore del successi dei progetti nati sotto l'egida delle indie, negli ultimi anni, è la prova del palco: a sbancare i botteghini italiani, oggi, non sono più solo i big presenti nel roster delle major, ma anche tante realtà affermatesi dal basso e passate in breve tempo dalle piccole venue di provincia ai grandi palasport. "Il live è il vero messaggio forte arrivatoci negli ultimi anni", riflette al proposito Giovannini: "Ci sono artisti che sono deflagrati sui palchi. Però anche queste affermazioni, rapide quanto folgoranti, hanno portato con sé diversi problemi: non è facile passare nel giro di qualche mese dal palco dell'ARCI sotto casa a quello di Forum di Assago. Il rischio di bruciare le tappe è quello di deludere il pubblico: oggi la spinta ad andare a uno show è data anche - e soprattutto - dalla condivisione social, quindi stupire è indispensabile. E la corsa a stupire a tutti i costi può lasciare sulla sua strada diverse vittime".

Il consiglio che Giovannini dà ai giovani artisti è quello di abbandonare i sentieri già battuti per trovare vie nuove nella propria forma di espressione: perché il successo, sempre, non è replicabile in serie. "Per come la vedo io, fare scouting significa andare alla ricerca di qualcosa che ancora non c'è, e non assecondare le tendenze del momento", spiega: "Fino a cinque anni fa la mia scrivania era piena di demo di gruppi che volevano assomigliare ai Modà: oggi, invece, sono tutti epigoni di Calcutta. Sono delle vere e proprie ondate. Questo, però, non è il nostro modo di ragionare. Le major hanno bisogno di prodotti istantanei immediatamente spendibili sul mercato: noi, al contrario, abbiamo alle spalle imprenditori italiani che credono ancora negli investimenti su progetti a lungo termine".

Riguardo il suo nuovo incarico presso Produttori Musicali Indipendenti, Giovannini ha le idee molto chiare: "PMI oggi ha la grandissima opportunità di unire le due anime della discografia indipendente italiana, quella storica - rappresentata da realtà come Sugar, Carosello, Nar eccetera - e quella nuova, portata in dote da label come Honiro e Woodworm: la sfida sarà quella di condividere i know-how per permetterci di essere sempre al passo con l'attualità, missione - questa - che ci sentiamo in grado di assolvere, perché siamo tutte aziende medio piccole, che hanno nell'adattabilità ai cambiamenti del mercato i propri punti di forza. Io considero le indie più degli acceleratori che delle case discografiche in senso tradizionale, e in questo senso restare al passo con i tempi - se non addirittura precederli - è indispensabile".

"Ai giovani discografici consiglierei di non fermarsi solo allo streaming", prosegue Giovannini: "Si sta creando una frattura tra la vecchia generazione e la nuova, nata dopo la rivoluzione dal basso creata da Spotify, che ha moltissimo talento ma poche cognizioni tecniche. Per quelli che sono i numeri attuali del panorama italiano, lo streaming, da solo, non basta per guadagnare: ecco perché, oggi, è indispensabile affiancare alle attività strettamente discografiche anche operazioni più ad ampio spettro come lavoro sull'immagine dell'artista, promozione radiofonica e partnership con brand commerciali. Alla discografia, fondamentalmente, mancano i manager al servizio degli artisti: sono pochi i manager con le giuste competenze che supportino gli artisti e non siano solo yes man. Poi servirebbero anche altre due figure professionali ben precise: dei mental coach, che forniscasco supporto emotivo agli artisti stessi, e degli analisti, in grado di incrociare i dati grezzi provenienti dalle piattaforme di streaming e dai social, fino ai flussi commerciali generati dalle attività collaterali".

Dato l'atteggiamento di base - la cura, le tempistiche orientate al medio-lungo termine, l'assenza dell'ossessione per l'hic et nunc, specie riguardo al fatturato, è plausibile impostare un parallelismo tra l'universo discografico indie e quello del vinile? "Il vinile, come formato, è in crescita costante, ma vanno chiarite alcune cose", precisa Giovannini: "Innanzitutto, oggi come oggi ci sono molti più vinili che giradischi. La musica, di questi tempi, è vista per lo più come allegato a un dispositivo - il cellulare - quindi penso che più che un legame tra heavy consumer e vinile immagino una relazione tra appassionati e progetti discografici di qualità, capaci di durare nel tempo, che - ovviamente - includono anche il formato vinile, preferito da chi sceglie un ascolto approfondito e non superficiale".

Concludendo, qual è l'agenda di Giovannini come Vicepresidente di PMI? "Non chiederei mai allo stato aiuti per la musica come quelli che già esistono per il cinema", chiarisce subito lui: "Alle istituzioni, innanzitutto, chiederei di recepire in fretta e bene la direttiva europea sul copyright e il rinnovo del bonus cultura. Per il resto, mi piacerebbe elaborare nuovi modelli di business che coinvolgano anche le università, soprattutto per dare un valore al prodotto musicale, che oggi - purtroppo - stiamo perdendo. Sarebbe bello essere in grado di tornare a far capire al pubblico che dietro a un artista c'è il lavoro di tante professionalità diverse".

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.