Caetano Veloso (con i suoi figli) a Firenze: la recensione

Torna Caetano Veloso in Italia e ogni volta è una festa. Anche un'operazione come questo “Ofertório” con i tre figli Moreno, Zeca e Tom in mano al cantautore brasiliano diventa un appuntamento unico e musicalmente sublime.

Caetano Veloso (con i suoi figli) a Firenze: la recensione

Torna Caetano Veloso in Italia e ogni volta è una festa. Anche un'operazione come questo “Ofertório” con i tre figli Moreno, Zeca e Tom, che potrebbe sembrare sulle prime solo autocelebrativa e un po' paracula, in mano al cantautore brasiliano diventa un appuntamento unico e musicalmente sublime.  

Merito anche della location – Piazza della Santissima Annunziata nel pieno centro storico di Firenze, con la facciata della Basilica a fare da quinta – e di un pubblico numeroso e caloroso (la comunità di brasiliani nel capoluogo toscano è nutritissima). Ma soprattutto della qualità musicale sopraffina che riescono a produrre Caetano e i figli solo con chitarre classiche, percussioni rudimentali, l'aiuto talvolta di un basso e una tastiera Rhodes, e una serie di voci sopraffine tutte più o meno sullo stesso registro del cantante bahiano con varie sfumature di falsetto (straordinario quello di Zeca nell'esecuzione di “Todo Honem”, canzone composta per il tour), segno di un carattere genetico dedicato alla musica. 

Il concerto - che fa parte del MusArt Festival fiorentino - parte con “Baby”, una vecchia canzone composta da Caetano all'inizio degli anni 70 che eseguiva con la band Os Mutantes e che qui interpola con “Diana” di Paul Anka e prosegue con una serie di suoi classici come “Boas vindas”, “Genipapo absoluto”, “O Leaozinho”, composizioni di Moreno Veloso  (che riesce a creare una base ritmica perfetta solo con un piatto, un coltello e due fogli di carta vetrata) con il suo progetto +2  e altri canzoni scritte per il padre dagli altri due figli come “Trem das cores”. 

“Questo concerto è una celebrazione della riproduzione” dice Caetano nel suo italiano ormai quasi perfetto, nell'intervallo tra una canzone e l'altra in cui racconta memorie e frammenti di una vita dedicata alla musica, con quella leggerezza e soavità che gli è propria, scherzando con i figli sulle origini delle canzoni dedicate alle loro diverse madri. 

Bossanova, samba, axé, MPB, Veloso e figli passano in rassegna tutti i principali generi della musica brasiliana e non mancano gli episodi più sperimentali (“Alexandrino”). 

Non poteva mancare poi un omaggio a Joao Gilberto (“tutto questo non sarebbe stato possibile senza Joao” dice Moreno nella parte dedicata ai ringraziamenti) e così Caetano dedica una struggente versione di “Estate” la canzone di Bruno Martino, portata al successo in sud america e nel mondo proprio dal cantante da poco scomparso. Un'ulteriore omaggio alla tanto amata Italia da parte di Caetano si ha con l'esecuzione di “Luna Caprese”.
Ma il finale è all'insegna della festa e del ballo, quindi “How Beautiful Could a Being Be” e “A luz de Tieta”  con il pubblico tutto in piedi a ballare e a celebrare questo grande artista, la sua famiglia e la straordinari serata che ci ha regalato.  

(Michele Boroni)

SETLIST
Baby
O seu amor 
Boas vindas
Todo homem
Genipapo absoluto
Um passo a frente
A tua presença morena
Trem das cores
Alexandrino
Oração ao Tempo
Alguém cantando
Ofertório
Reconvexo
O leãozinho
Ela e eu
Não me arrependo
Ile a ye (Gilberto Gil)
Força estranha
How Beautiful Could a Being Be

Encore: 
Canto de povo de um logar / Un tom
Deusa do amor
Estare (Bruno Martino)
Luna Caprese (Roberto Murolo)
A luz de Tieta

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