Bon Iver al Castello Scaligero di Villafranca di Verona

"All'improvviso ho capito che non ero magnifico", canta Vernon in "Holocene" in coro con il pubblico. Spiace contraddirlo, ma ieri sera i Bon Iver magnifici lo sono stati davvero: La recensione del concerto di mercoledì 17 luglio

Bon Iver al Castello Scaligero di Villafranca di Verona

I Bon Iver hanno realizzato solo tre album e mezzo (con l'ep “Blood Bank”), tuttavia sono riusciti in 12 anni a creare un universo sonoro ricco e ampio, al punto da poterlo ogni volta disfare e ricomporre, modificando i termini delle canzoni tra elettronica e Americana, tessuto country e glitch, classic rock e gusto sopraffino per la melodia. E ogni giorno riuscire a creare sempre una scaletta totalmente differente dalle date precedenti.

Rispetto all'ultima volta, quando il gruppo capitanato da Justin Vernon passò dall'Italia nel 2012 con una formazione molto ricca, con tre ottoni, in questo tour Vernon porta con sé solo un quartetto di polistrumentisti di rara bravura e grande affiatamento (Sean Carey, batteria e tastiere, Matthew Mc Caughan, batteria e cori, Michael Lewis basso, sax e tastiere e Andrew Fritzpack, chitarra e tastiere) . Se prima il suono era decisamente barocco e con poche variazione sul tema, oggi la chitarra ha il sopravvento e l'impasto sonoro pur ancora stratificato rasenta la perfezione, ma senza essere freddo e algido.
Seppur il set presentato al Castello Scaligero sia molto semplice, con i classici lampioncini sul palco, ogni canzone ha una propria costruzione scenica e teatrale, grazie anche ai visual astratti creati apposta per il live, che aggiungono la sensazione di sogno che ciascuna canzone riesce ad evocare.
Ma è la qualità sonora e la costruzione musicale che colpisce in questo concerto dei Bon Iver. E' difficile isolare una singola canzone dell'intenso set diviso rigorosamente in due parti: dai rulli in controtempo di “Perth” - che apre il concerto puntuale alle 21:15 – al sax effettato di “____45_____” trasformato in un gospel che arriva da un pianeta lontano grazie all'uso espressivo dell'autotune, dal rumorismo cacofonico  di “10 d E A T h b R E a s T” a “Creature fear” che parte come una country ballad e dopo il crescendo a quattro voci termina con una coda acida à la Sonic Youth.

Ma è il secondo atto che forse regala le emozioni più forti: “Skinny Love” cantata all'unisono con il pubblico termina con un'interpretazione di Vernon con una voce rotta da brividi, “Minnesota, WI” parte con dei synth che ricordano Four Tet per poi diventare quel magnifico pop folk barocco che tutti conosciamo, “The Wolves (Act I and II) viene scarnificata per ritrovare la sua essenza blues, mentre “For Emma” riacquista la sua straordinaria natura di grande canzone di classic rock.
Durante il concerto la band esegue anche “Faith” e “Hey Ma”, i due singoli che suonano già come classici e che faranno parte del nuovo disco dei Bon Iver in uscita il 30 agosto.
Justin Vernon è come sempre restio a chiacchierare o presentare le canzoni, ma i ringraziamenti che fa, nonché i complimenti per la magnifica location - sold out da un paio di mesi - sembrano veramente sinceri. Peraltro i Bon Iver sono uno dei pochi gruppi che riescono nella magia di tenere il pubblico, generalmente rumoroso e dalla chiacchiera facile, in un magico silenzio estasiato, e così ti viene voglia di pensare che in fondo possiamo nutrire ancora speranza nella musica.

Il concerto si chiude con “22” la canzone che ti proietta in un altro mondo prima di tornare con i piedi per terra.
"All'improvviso ho capito che non ero magnifico", canta Vernon in "Holocene" in coro con il pubblico. Spiace contraddirlo, ma ieri sera i Bon Iver magnifici lo sono stati davvero.

(Michele Boroni)

SETLIST

Set 1

Perth
666 ʇ
Heavenly Father
Towers
Blood Bank
____45_____
10 d E A T h b R E a s T
715 - CREEKS
29 #Strafford APTS
Calgary
Creature Fear

Set 2

Skinny Love
Minnesota, WI
Flume
Hey, Ma
33 “GOD”
8 (circle)
Holocene
The Wolves (Act I and II)
For Emma

Set 2

BIS #1

22 (OVER S∞∞N)

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