Duff McKagan l’8 settembre a Milano con “Tenderness” – INTERVISTA

L’altra vita del bassista dei Guns N’ Roses: piccoli concerti con la band di Shooter Jennings, con l’accompagnamento di violino e pedal steel

Duff McKagan l’8 settembre a Milano con “Tenderness” – INTERVISTA

“Suono con la band di Shooter Jennings. Facciamo tutto ‘Tenderness’, ma non è un concerto country. Suoniamo qualche pezzo meno noto di ‘Use your illusion’ e la cover di ‘Clampdown” dei Clash. È rock”. Duff McKagan sta portando in tour il suo secondo lavoro solista “Tenderness” che non ha nulla a che vedere col primo “Believe in me” e nemmeno coi Guns N’ Roses o coi Loaded. È un album in cui il bassista dei Guns commenta lo stato del mondo accompagnato da chitarra e pianoforte, con rifiniture di pedal steel e violini. E, sì, è un progetto per certi versi sorprendente.

Duff McKagan era in tour coi Guns N’ Roses quando ha cominciato a prendere appunti per il suo terzo libro dopo “It’s so easy… e altre bugie” e “Come essere un uomo (e altre illusioni)”. “Scrivendo, per puro caso mi è venuta fuori una frase in rima. Ho cominciato a suonarci sopra la chitarra acustica e quella frase si è trasformata nella canzone ‘It’s not too late’. Ho continuato a scrivere pezzi che oggi tutti definiscono Americana, ma che nello spirito sono ispirati ai primi due dischi di Mark Lanegan”.

Quando si è trattato di dare una veste sonora alle canzoni, McKagan si è affidato a Shooter Jennings, figlio della leggenda del country “fuorilegge” Waylon Jennings e di Jessi Colter. Jennings, a sua volta musicista, cantautore e produttore, è abituato a interpretare la country music e l’Americana con grande libertà. “Se ascolti l’album con attenzione, ti accorgerai che è basato su pianoforte e chitarra. Siamo io e Shooter. Poi lui ha aggiunto la sua band: sono bravissimi, non sono di quei musicisti che vogliono riempire a tutti i costi ogni spazio della canzone”.

Quando Shooter Jennings ha ascoltato i demo per voce e chitarra di McKagan, ha capito che gli arrangiamenti dovevano valorizzare i testi. In “Tenderness”, Duff canta di politiche economiche, senzatetto, emergenza oppioidi, violenza sulle donne, stragi nelle scuole, temi che non ci si aspetterebbe di ascoltare trattati da uno come lui. “Non è che ci ho pensato. Queste canzoni mi sono capitate”, dice.

Fra le canzoni che gli sono capitate c’è “Cold outside” in cui McKagan canta di chi vive per strada. “Mi chiedo: abbiamo paura di queste persone perché pensiamo che ci possano fare del male? O ne abbiamo paura perché potremmo essere al loro posto? Sono cresciuto in una famiglia operaia, i miei genitori hanno visto la Grande Depressione e me l’hanno raccontata. So che un paio di mosse sbagliate possono portarti alla rovina”. In “Feel”, il bassista rende invece omaggio al suo idolo Prince e agli amici rocker scomparsi, Scott Weiland, Chester Bennington e Chris Cornell. “Conoscevo Chris da una vita. Che tragedia. Non c’è una risposta quando qualcuno si suicida o muore così. Scott se n’è andato. Chester se n’è andato. Chris se n’è andato”.

Duff non se n’è andato, anche se venticinque anni fa gli è stata diagnosticata una pancreatite acuta potenzialmente letale dovuto all’abuso di alcol. Da allora, si è ripulito e “Tenderness” è frutto anche di questa lucidità, del desiderio di guardare il mondo non più con gli occhi del rocker scapigliato, ma con quelli del padre di famiglia preoccupato. “Quando c’è stata la strage di Parkland, mia figlia era al liceo. Chiaro che poi ci scrivi una canzone. Spero si capisca che l’album vuole trasmettere un messaggio di speranza: andrà tutto bene finché resteremo assieme e ci aiuteremo a vicenda. Non è politica, non è anti-capitalismo. È prendersi cura del prossimo”.

Per gli appassionati della musica di Seattle, Duff McKagan non è solo il bassista dei Guns N’ Roses. È uno dei musicisti della scena del Nordovest a cavallo fra punk e rock avendo suonato nei Fartz, nei 10 Minute Warning e in altre formazioni prima di trasferirsi nel 1984 a Los Angeles. “Me ne andai per motivi personali, troppa droga”, dice oggi. All’epoca i concerti rock erano un’esperienza selvaggia. Il rock nel 2019 non fa più paura? “Coi 10 Minute Warning aprimmo cinque concerti dei Black Flag. Non osavo avvicinarmi a Henry Rollins, faceva paura. Mi piaceva la sensazione di essere messo alla prova, sia psicologicamente che fisicamente. Non è una cosa sparita completamente, penso agli Ho99o9 o ai Garden, che mi ha fatto scoprire mia figlia”.

Il tour solista di Duff McKagan con Shooter Jennings e la sua band arriverà in Italia per una sola data l’8 settembre alla Santeria Social Club di Milano. Dal 25 settembre, McKagan tornerà in tour negli Stati Uniti con i Guns N’ Roses. “Andare in tour da solo non è né più semplice, né più difficile. È diverso. Rappresenta una sfida. Devi sempre dare il massimo. Non c’è niente di facile, né di scontato”. È vero che i Guns N’ Roses stanno preparando un nuovo album? “Beh, questa è una domandona. Ti risponderò alla maniera dei Guns: lo scoprirete quando lo scoprirete”.

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