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NEWS   |   Recensioni concerti / 14/07/2019

Remember A Day in Taormina: Nick Mason in concerto

Lo show dell'ex Pink Floyd al Teatro Antico, raccontato da Nino Gatti dei Lunatics, uno dei massimi esperti del gruppo

Remember A Day in Taormina: Nick Mason in concerto

Il Teatro Antico di Taormina, è sicuramente uno dei posti più suggestivi della nostra bella Italia, grazie soprattutto alla vista mozzafiato che permette di ammirare davanti a sé la magia e i colori del golfo di Naxos e l'imponente e minacciosa sagoma dell'Etna.  Assistere ad un evento seduti su quelle storiche scalinate è un privilegio.
Dalla metà del secolo scorso è stato deciso infatti di destinare questo luogo agli spettacoli, sia musicali che teatrali. L'elenco degli spettacoli e degli artisti che si sono esibiti, sia italiani che stranieri, è a dir poco impressionante. 

Un luogo del genere è ideale per la musica dei Pink Floyd, con un fascino che se la gioca ad armi pari col blasonato anfiteatro romano di Pompei. Non a caso, nell'estate del 2016 era data per certa a Taormina una tappa del tour “Rattle That Lock” di David Gilmour, che probabilmente avrebbe girato in Sicilia il suo nuovo dvd. Lo show, come è noto, fu definitivamente spostato a Pompei, in ballottaggio fino all'ultimo con Taormina.
Nick Mason, in tour in Italia in questi giorni con la sua band, ha avuto l'onore di essere il primo componente a portare la musica dei Pink Floyd in questo luogo magico. C'era però un timore che serpeggiava tra gli spettatori: come sarebbero stati adattati gli essenziali effetti scenici di questo spettacolo in una struttura che, per scelta, non permette di coprire lo scorcio che dalle spalle del palco si affaccia direttamente sul mare? Qui interviene la classica abilità pinkfloydiana nell'ottenere i massimi risultati (spesso) con il minimo sforzo. Via il telone che solitamente è posto alle spalle dei musicisti; i proiettori hanno dunque trovato un fondale naturale per le immagini nei resti delle mura e delle colonne, posti ai lati del palco. E questo - vi assicuro - è stato uno spettacolo che avrebbe meritato un biglietto a parte. Le proiezioni optical in movimento, i colori a forti tinte lisergiche che richiamavano le notti dell'UFO Club, le nuvole di “Obscured By Clouds” o gli uccelli di “Green Is The Colour”, persino il ritratto di Syd Barrett e le fiamme di “Set The Controls”, fino ai filmati di archivio degli anni che furono, sono state sapientemente unite ad un equilibrato utilizzo delle luci. I presenti sono stati letteralmente rapiti da questo spettacolo di suoni e luci (ancora una caratteristica di chiaro stampo floydiano...), che hanno sottolineato visivamente le canzoni del loro primo e per molti oscuro repertorio.

Unire queste musiche, passando dal periodo psichedelico degli anni di Barrett fino ai primi vagiti Prog – che poteva sembrare un azzardo – è stata una sfida vinta in toto da Nick Mason e dalla musica dei Pink Floyd. Le due diverse ere, così apparentemente lontane, si sono confrontate e legate tra loro in un convincente e avvincente amalgama audio-visivo. La musica dei primi Pink Floyd– e bisogna dargliene merito - sembra sempre adattarsi al contesto in cui viene eseguita, sia quando viene suonato l'inno psichedelico “Interstellar Overdrive” che la pacata “Fearless”, attraversando in una epica cavalcata i diversi momenti dei primi cinque anni della loro storia. 
Si va dalla manciata di capolavori barrettiani per traghettare nella colonna sonora di “More”, dalla pomposità di “Atom Heart Mother” fino alla coinvolgente tarantella di “One Of These Days”. Fa specie ricordare che gran parte di quelle canzoni, dei veri e propri gioiellini che erano stati ingiustamente dimenticati nei loro recenti tour, sono nate dalla felice intuizione dei cinque Pink Floyd. Nei primi anni della loro carriera, quei brani erano eseguiti in luoghi non certo privilegiati come le fredde sale da ballo di periferia, gli infimi locali di provincia o quei teatri impolverati di quinta categoria, spesso davanti a un pubblico che avrebbe preferito ascoltare altro e potersi divertire bevendo birra. Quelle canzoni oggi splendono e risuonano tra i monumenti e le piazze più belle d'Europa. Tutto sembra funzionare e convincere nello spettacolo di Nick Mason e quelle canzoni trovano il loro luogo ideale anche in questi contesti. 

La serata di Taormina però non è andata completamente liscia. Intanto il suono, che non è sembrato all'altezza delle date precedenti del tour. Certo, il repertorio della band non è tra i più noti tra i loro fan e qualche errore o sbavatura di troppo – e ce ne sono stati, eccome! - è stata notata soprattutto dalle numerose teste brizzolate presenti sugli spalti. Dopo le prime uno spettatore si è voltato verso il suo vicino domandandogli “Quando inizieranno a suonare le canzoni dei Pink Floyd”? 

Forse l'emozione o forse la stanchezza tra alcuni dei musicisti (Mason su tutti – ma i suoi 75 anni sono un ottimo alibi da presentare come giustifica), sta di fatto che si è spesso inciampato tornando in piedi grazie alla classe e all'esperienza di ognuno di loro. Guy Pratt è stato encomiabile sotto questo punto di vista, cercando di alleggerire la tensione tra i componenti della band grazie alla sua energia e alla sua proverbiale presenza giocosa. Anche quando ha vissuto un problema col suo basso agli inizi di “One Of These Days”, è ne è uscito fuori con mestiere.
Tanti i momenti da ricordare in questa serata; su tutti il coro finale di “Celestial Voices”, da “A Saucerful Of Secrets”, un canto emozionante e liberatorio che ha rimbalzato tra quelle storiche pietre. E per una sera, uscendo dal teatro, tra i presenti serpeggia la convinzione che la musica dei Pink Floyd, anche quella meno famosa, è immortale ed è capace di resistere sempre al tempo e allo spazio.

(Nino Gatti)

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