La notte indie di Nada con Motta e Zen Circus

Dopo la tappa della scorsa primavera al Magnolia di Milano Nada torna a portare la sua musica nel capoluogo lombardo, questa volta con alcuni ospiti speciali: ecco com'è andato ieri sera, 11 luglio, il concerto di Nada Malanima al Castello Sforzesco.

La notte indie di Nada con Motta e Zen Circus

Solo chi non si è mai concesso di approfondire il percorso artistico e il repertorio di Nada Malanima abbina ancora la cantante di Gabbro all’immagine pulita e contenuta che la vede, quindicenne, sul palco del Festival di Sanremo con la sua “Ma che freddo fa”. Nada, al contrario, è una delle artiste nostrane più vicina al mondo e all’attitudine dell’indie, un tratto che l’ha tenuta lontana dalle melodie scontate e dalle facili banalità, ancora una volta confermato dall’ultima prova di studio dell’artista toscana, “È un momento difficile, tesoro” – qui la nostra recensione dell’album -, che Nada è impegnata a portare sui palchi italiani dopo il tour al chiuso che nei mesi scorsi ha dedicato al disco. Per la tappa a Milano di ieri sera, 11 luglio, della tournée Nada ha portato con sé degli amici, a riprova di quali sono le frequentazioni artistiche della cantante, che nella cornice del Castello Sforzesco del capoluogo lombardo si è riunita con alcuni dei suoi compagni di viaggio: Motta e gli Zen Circus, con i quali Nada, dopo l’uscita di “Vamp”, ha intrapreso un tour congiunto lungo lo Stivale, e il cantautore e produttore britannico John Parish, al quale Nada ha affidato la produzione artistica di “È un momento difficile, tesoro” e di “Tutto l’amore che mi manca”, del 2004.

La struttura dello spettacolo è per la maggior parte quella messa in piedi da Nada per il tour della stagione fredda, con una scaletta che alterna i brani dell’ultimo disco ai classici della voce di “Amore disperato” e un forte carattere teatrale dove grande spazio è lasciato anche alle parole e alla gestualità, non solo alla musica. Restano invariate le “istruzioni per l’uso” a inizio concerto, così come le introduzioni ai brani e, ovviamente, la band che accompagna l’artista sul palco: Francesco Chimenti, Franco Pratesi, Stefano Cerisoli e Luca Cherubini Celli. Superati i problemi tecnici iniziali – “Non sento niente, non sento un cazzo!”, grida più volte Nada alla band e ai tecnici senza mai perdere il contatto con il suo pubblico – che segneranno tutta la prima parte dello show, lo scenario inizia a cambiare quando, subito dopo “Senza un perché”, Francesco Motta fa il suo ingresso sul palco. “L’ho visto crescere”, racconta Nada del suo pupillo, prima che i due attacchino con il singolo che Motta ha presentato a Sanremo 2019 lo scorso mese di febbraio, “Dov’è l’Italia”, e che aveva cantato proprio con Nada nella serata dedicata ai duetti, aggiudicandosi il premio di miglior duetto. “Non c’è l’orchestra, ma l’orchestra siamo noi”, dice Motta, e aggiunge nascosto dietro ai riccioli: “Che bello farla in mezzo a persone vere”. Il secondo pezzo dei due artisti toscani è “La nostra ultima canzone”, parte del secondo capitolo discografico di Motta, “Vivere o morire”, che conferma quanto virtuoso possa essere l’intreccio di voci di Nada e Motta, che si cercano, si abbracciano, si appoggiano l’uno sulle spalle dell’altra. Il secondo ospite, John Parish, arriva invece poco più avanti e con la sua chitarra accompagna la cantante, orgogliosa di averlo accanto – “Mi ha aiutato a realizzare nel modo più bello le mie canzoni strampalate”, racconta – sui singoli di “È un momento difficile, tesoro” – la title track e “Dove sono i tuoi occhi” – oltre che su “O madre”, uno dei brani più intensi e introspettivi del disco.

Dopo che Nada e la sua band abbandonano il palco tra gli applausi lasciando i più a chiedersi che fine abbiano fatto gli Zen Circus, non passa molto tempo prima che la formazione torni sul palco sulle note di “Ti stringerò”, subito seguita dall’arrivo di Andrea Appino e soci. “Abbiamo fatto un tour insieme qualche anno fa”, spiega Nada al pubblico accanto a un Appino in giacca di pelle e occhiali scuri, e ancora: “Quella volta c’era anche Francesco Motta. Mi hanno fatto ascoltare un canzone loro e ho pensato, ‘questa l’ho scritta io!’. Tutto è nato da lì, tutto è nato da “Vuoti a perdere”. È questo il primo brano, parte di “Andate tutti affanculo” degli Zen, che il gruppo toscano e Nada propongono al pubblico milanese, seguito da “Non voglio ballare”, che è invece parte del nono album di Appino e compagni, “La terza guerra mondiale”. Infine, gli Zen Circus accompagnano Nada in una bella versione rock, supportata dalla sei corde di Appino, di “Amore disperato”. Quando ormai gli Zen hanno lasciato il palco, l’immancabile “Ma che freddo fa” e “Ninna nanna alla mia mamma” danno la buonanotte al pubblico.

Se tra la platea del concerto di Nada dello scorso mese di aprile al Magnolia di Milano c’eravate anche voi, il live di ieri sera il rischio di sembrarvi ripetitivo l’ha certamente corso. Rischio scampato, però, perlomeno da metà concerto in poi, dalla scelta di arricchire lo show con le voci e le melodie di artisti che con Nada sono come culo e camicia e con alcune piacevoli novità come la bellissima versione a cappella di “All’aria aperta”, parte di “L’amore devi seguirlo” (2016). Se c’è un obiettivo che Nada, tra attività in studio ed esibizioni dal vivo, non perde mai di vista, è quello di non annoiare il suo pubblico. I sorrisi di chi, a concerto finito, lascia il cortile illuminato del Castello fatto costruire da Francesco Sforza non lasciano dubbi che lo scopo sia stato nuovamente e felicemente raggiunto.

di Erica Manniello

Scaletta:

Un angelo caduto dal cielo
Disgregrata
Stasera non piove
Guadami negli occhi
Luna in piena
Correre
Senza un perché
Dov’è l’Italia (con Motta)
La nostra ultima canzone (con Motta)
Lavori in corso
Piantagioni di ossa
Macchine viaggianti
È un momento difficile, tesoro
O madre
Dove sono i tuoi occhi

Bis
Ti stringerò
Vuoti a perdere (con gli Zen Circus)
Non voglio ballare (con gli Zen Circus)
Amore disperato
Ma che freddo fa
Ninna nanna alla mia mamma

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