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NEWS   |   Pop/Rock / 10/07/2019

Pink Floyd: la mostra 'Their Mortal Remains' di Madrid vista con gli occhi del fan

Luci (poche) e ombre (un po' di più) dell'edizione spagnola della mostra definitiva dedicata al gruppo di Syd Barrett, Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason

Pink Floyd: la mostra 'Their Mortal Remains' di Madrid vista con gli occhi del fan

Ebbene sì, dopo aver visto la mostra dei Pink Floyd a Londra, Roma e Dortmund ho creduto che vederla anche a Madrid sarebbe stata una bella pensata. Perché io non mi faccio dire da nessuno dove devo andare in ferie, tranne che da Po Powell - con Storm Thorgerson fondatore della Hipgnosis, studio grafico di fiducia della band di "Atom Heart Mother" e curatore dell'esposizione.

In un caldissimo 26 di giugno, sempre accompagnato dalla mia pazientissima Silvia, mi sono recato alla fiera di Madrid alla ricerca del famoso “Espacio 5.1”. Sarà stata la voluta assonanza con la segretissima Area 51 o il sole a picco con dei gradevolissimi 41 gradi ma, credetemi, trovare l’exhibition è una vera impresa. La fiera è immensa e, dall’ingresso principale, trovare quel che ti serve senza indicazioni di sorta ha veramente il sapore di un’avventura di altri tempi. Ma noi floydiani siamo tenaci e alla fine arriviamo sempre a destinazione (anche se la mèta si sposta per l’Europa un paio di volte l’anno).

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La location è quella tipica delle fiere ai margini delle grandi città: capannoni enormi, qualche muletto che va e viene con dei pannelli. L’Espacio 5.1 ha un ingresso realizzato con dei container da trasporto montati a squadro uno sull’altro, colorati di un bel giallo e nero. Sono bellissimi, da lontano paiono delle api squadrate che non stonerebbero nel video ufficiale di Welcome to the machine.

Entrando nel capannone 5.1 ci si rende subito conto che la maggior parte degli oggetti appesi ai soffitti, che nelle altre tre tappe erano sparse nelle varie sale, è concentrata nell’androne dedicato alla verifica dei biglietti.

A differenza di Londra, Roma e Dortmund, il ticket boy si è subito pregiato di rendere chiaro cosa si può e non si può fare durante la mostra. Un punto per Madrid! Acquisiti i “do” e “don’t” e varcata la fatidica soglia, inizio la ricerca del furgone Bedford (evidentemente rimasto parcheggiato al V&A per questioni di ingombro) e della lettera di Syd che mi ha sempre dato il benvenuto… Fino ad oggi… Inizio a segnare i missing e a essere sconfortato.

La prima saletta, piccola e scarna, ha solo la rappresentazione 2D della tana del coniglio dove al centro viene proiettata “Intestellar Overdrive” estratta dal DVD di London 1965-67 che prende il posto di una più azzeccata “See Emily Play” (lo avranno fatto apposta per farmi lamentare, sennò non si spiega). Passando nella seconda sala trovo l’albero genealogico dei Floyd, un paio di poster e, deo gratias, la lettera di Barrett scivolata in avanti per non so quale motivo. A questo punto inizio a essere velatamente sospettoso e leggermente pessimista.

 

Di punto in bianco si accede in una unica sala corridoio dove ci sono tutte le vetrine dedicate agli album dal 1967 al 1973 compresi, il che significa che non esiste una sala “Dark Side” e non c’è il prisma rotante… Non ci siamo proprio! Le vetrine dedicate ai vari album sono scarne e, al solo ipotizzare il confronto con Londra, mi rendo conto che stavolta hanno fatto le cose a budget ridotto. Non credo che sia colpa del paese ospitante, quanto della tendenza  dei responsabili a organizzare esposizioni più asciutte e semplici da muovere in giro per il mondo.

Però che tristezza…

Lasciato indietro un 1973 che ha subito un ridimensionamento inaccettabile, come sempre, segue la sala centrale dedicata a “Wish you were here". Anche l’album consacrato all’assenza ottiene “giustizia” con un ridimensionamento che non lascia immune neanche l’esposizione seguente riservata agli strumenti. Così, su due piedi, mi accorgo che manca l’amatissimo Leslie speaker e comincio a immaginarmi una versione alternativa di Echoes che ne faccia effettivamente a meno: inorridisco.

Provo a consolarmi con il mixer di “Money” che, effettivamente, ha il suo bell’effetto lenitivo che mi prepara alla (attesa) grandeur della sala 1977-83. Niente da fare: neanche l’ultimo periodo a guida Waters si salva. Niente Battersea in 3D, nessuna presenza della sezione “Johnny Rotten”, il professore di “The Wall” mortificato dietro un muro basso e stretto, sezione “The final cut” minimale…

Degna di menzione è la moquette dell’Hotel Cabana che lascia un più gradevole verde per ritrovare l’originale marrone degli allestimenti LIVE 1980-81 (almeno quello…).

Ormai sono del tutto deluso e sono preparato al peggio per l’era Gilmour… Qui accade l’impensabile, la mostra cambia passo e ritrova i fasti di Londra arrivando quasi ad eguagliarli. I manichini con i bulbi di lampadina, per esempio, sono seduti su un letto che non è recintato e, volendo, puoi sederti di fianco per una bella foto ricordo (a proposito, dopo appena 32 anni, mi accorgo che l’attacco delle lampadine è a baionetta e non a vite). Da qui fino a the “Endless river” è un trionfo di monitor, allestimenti scenografici, memorabilia e dati tecnici che fa impallidire tutto quello visto in precedenza.

Riesco a darmi una sola spiegazione: è stata Polly! La moglie di Gilmour deve aver convinto Po che i Floyd che contano e che sono degni di essere maggiormente celebrati sono quelli guidati dal chitarrista; prima c’era solo il deserto…

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Non sta a me giudicare, anche se chi mi conosce o semplicemente ha letto i miei contributi su Rockol sa come la penso.

La performing room, non sia detto per inciso, è ampia e accogliente, possiede un’ottima acustica e tre schermi su 240° di visuale; perde le macchine del fumo e i laser ma ritrova il video di “Arnlod Layne” che in Germania era stato messo da parte.

Avete tempo fino al 15 settembre (data non amata da nessun floydiano DOC) per visitare la mostra di Madrid ma, se vi trovate nella capitale spagnola, potete spendere meglio il vostro tempo visitando il museo Del Prado o il Reina Sofia: ve lo dice uno che ci è partito apposta da Roma per rivedere la Pink Floyd Exhibition!

Me ne vado pensando che potrò consolarmi a breve con il concerto di Mason a Roma e che, magari, a capodanno Po sceglierà per me una destinazione che poi si pregerà di allestire con più impegno.

Love

Fabio "Floyd" Flecchia

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