E dentro ci si sente piccoli per sempre: J-Ax + Articolo 31 a Rock in Roma

Il racconto del concerto del rapper milanese, che quest'estate ritrova sui palchi dell'ex sodale Dj Jad.

E dentro ci si sente piccoli per sempre: J-Ax + Articolo 31 a Rock in Roma

Dove eravamo rimasti? Nel 2006, quando il duo era al massimo del successo, dopo l'album "Italiano medio" e la hit "La mia ragazza mena", le strade di J-Ax e Dj Jad si separarono. Il primo avrebbe continuato a fare dischi come solista, inaugurando una carriera che nel giro di pochi anni lo avrebbe reso una vera popstar, l'altro si sarebbe invece dedicato all'attività da dj. Le loro strade sarebbero tornate ad incrociarsi a sorpresa solamente dodici anni dopo: la reunion del 2018, annunciata a sorpresa da J-Ax subito dopo aver archiviato la collaborazione con Fedez, doveva essere limitata solamente alla residency dello scorso ottobre al Fabrique di Milano. Invece, "a grande richiesta", come si suol dire, è diventata un tour, legato ai festeggiamenti per i venticinque anni di carriera del rapper.

Partita all'inizio di giugno, la tournée arriva all'Ippodromo delle Capannelle per uno degli appuntamenti più attesi dell'edizione 2019 del Rock in Roma. Sul palco del festival, J-Ax porta la sua storia, quella di un precursore capace di anticipare i tempi e di passare dal rap al rap'n'roll, fino a diventare un punto di riferimento del pop italiano (complici tanto hit come "Maria Salvador", "Uno di quei giorni", "Vorrei ma non posto" o "Senza pagare" quanto la carriera televisiva che si è costruito negli ultimi anni, parallelamente alla sua attività discografica), senza temere l'ira dei puristi, che - soprattutto nell'hip hop - è sempre lì dietro l'angolo.

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Ax è sempre lo zio che con i suoi pezzi ha tirato su più di una generazione: da "Piccoli per sempre" a "Deca dance", passando per "Musica da rabbia" e "Il bello d'esser brutti". È lui a dare il benvenuto ai tanti nipotini radunati sotto al palco. Il medley composto da "Snob", "L'uomo col cappello" e "Vecchia scuola" è un ideale biglietto da visita: "Io non sono rock / io non sono hip hop / mi odiano i puristi sono troppo pop / vendo troppi dischi per chi scrive sui blog", rappa. Sa che quella che ha di fronte è la sua gente e sa cosa si aspetta da lui, e non esita a darglielo. Canzoni come "Non è un film" o "Gente che spera" sono veri e propri inni generazionali, che uniscono un pubblico trasversale: "Adesso mi ritrovo ai concerti gente di tutte le età. La cosa allucinante è che ci sono bambini che cantano canzoni di venticinque anni fa e grandi che cantano le hit dell'estate scorsa". Ci sono adolescenti, ventenni, trentenni e anche qualche quarantenne: "Il tempo passa ma noi rimaniamo sempre gli stessi", urla Ax al microfono, magari rivolgendosi proprio a chi quando è uscito il primo album degli Articolo 31, nel 1993, aveva vent'anni.

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Chissà che effetto fa, a quelli, ricantare ora le stesse canzoni e rivedere insieme uno accanto all'altro sul palco Ax e Dj Jad, che raggiunge il rapper nella seconda parte del concerto, quella tutta dedicata agli Articolo 31. E mentre sullo schermo alle spalle del palco si rincorrono riferimenti degli anni '90 e 2000 (dalle Spice Girls ai Blink-182, passando per Dragonball, Justin Timberlake, la mitica PlayStation, Britney Spears, Fiorello, il Festivalbar e pure Sarabanda), il singalong raggiunge il livello massimo: "Spirale ovale", "Domani smetto", "Un urlo", "Tranqi Funky", "Domani", "La mia ragazza mena", "L'italiano medio", "Volume", "Ohi Maria". "Siamo tornati ancora più incistati, eccoci qui, vi eravamo già mancati", cantano Ax e Jad in "Un urlo", come a riprendere il discorso lì dove lo avevano interrotto più di dieci anni fa.

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Nell'omaggio a Primo Brown, gigante della scena hip hop capitolina scomparso nel 2016 a soli 40 anni, chiamato da Dj Jad, Ax si toglie qualche sassolino dalla scarpa: "Uno dei rapper più bravi mai nati in Italia. Ho avuto anche la fortuna di collaborarci per una canzone. Il suo genere di rap era hardcore, molto duro,ma lui non ha mai fatto quel genere di discorsi: 'Siete commerciali...'. Siamo sempre andati d'accordo e anche artisticamente avevamo molti punti in comune. Questo è un messaggio rivolto a tutti quelli che dicono di amare il rap italiano e non conoscono nemmeno la storia: Primo è un capitolo che dovete studiare".

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Su "Intro" cominciano a scorrere i titoli di coda e J-Ax traccia un ideale bilancio della sua storia fino a qui: "E per la strada mi chiamano zio / è Philadelphia e io sono Rocky / sarà che al posto di un bambino, Dio / m'ha dato due milioni di nipoti", rappa, prima di raccontare la sua nuova vita da padre ("Tutto tua madre" è dedicata al figlio, nato nel 2017) e chiudere con un sorriso con le hit estive "Ostia Lido" e "Maria Salvador".

SCALETTA:
"Timberland Pro"
"Rap 'N Roll"
"Snob/L'uomo col cappello/Vecchia scuola"
"Non è un film"
"Deca dance/Immorale/Più stile"
"I love my bike"
"Musica da rabbia"
"Il bello d'esser brutti"
"Uno di quei giorni"
"Caramelle"
"Vorrei ma non posto/Senza pagare"
"Spirale ovale"
"Domani smetto"
"Un urlo" "Non c’è rimedio"
"2030"
"Tranqi funky"
"Domani"
"Il funkytarro"
"La mia ragazza mena"
"L’italiano medio"
"Volume"
"Ohi Maria"
"Intro"
"Tutto tua madre"
"Ostia Lido"
"Maria Salvador"

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