White Buffalo, il ritorno in Italia con due concerti a Luglio: parla Jake Smith

La band americana in concerto a Sesto (MI) il 16 e ad Asti il 17 luglio. “La musica live è il mio principale mezzo di sostentamento. Devi andare là fuori e guadagnarti da vivere”

White Buffalo, il ritorno in Italia con due concerti a Luglio: parla Jake Smith

Quando sono in giro per gli Stati Uniti a bordo del loro van, Jake Smith e i musicisti che lo accompagnano vengono spesso fermati dalla polizia. “Niente storie di droga, è che a volte per fretta o distrazione tendo a premere l’acceleratore più del dovuto”, spiega il cantante. “In questo giro in Europa, poi, oltre a fare il performer sarò anche tour manager”. Destino dei musicisti underground, categoria di cui fa parte White Buffalo, nome d’arte dell'americano Jake Smith che si esibirà il 16 luglio al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI) e il 17 in Piazza della Cattedrale di Asti accompagnato dal batterista Matt Lynott e dal bassista Christopher Hoffee. “Non mi scordo d’essere un intrattenitore, perciò farò i pezzi che piacciono al pubblico. Queste canzoni toccano la vita delle persone”.

Le canzoni a cui si riferisce Smith raccontano piccole storie musicate a cavallo tra folk, country e rock: la vita di un reduce, il batticuore di un rapinatore con un mano una calibro 44, vari tormenti d’amore. “È il mio stile: cerco di costruire piccole narrazioni incentrate su singoli personaggi. Sono storie brevi in cui la gente si può riconoscere, ma i temi e le connotazioni sono più ampie. Mi hanno influenzato i più grandi: Bob Dylan, Leonard Cohen, Townes Van Zandt, Elliott Smith. All’università ho studiato Storia e forse anche per questo nelle mie canzoni trovi vicende risalenti alla corsa all’oro o al vecchio West. Anzi, mi piacerebbe scriverne di più di quel tipo. Studiare Storia cambia il tuo modo di pensare”.

Smith sembra attratto anche da storie di fuorilegge. “Perché è interessante descrivere il nostro lato oscuro. Voglio dipingere queste persone come esseri umani, anche se hanno qualcosa di bestiale. Voglio raccontare il loro conflitto interiore. Voglio capire attraverso la musica come si sono ficcati in quelle situazioni. Che motivazioni hanno? È una questione di rabbia o di cosa? Che cosa ci dicono le loro storie circa l’esperienza umana? Grazie al cielo, ho una voce sufficientemente duttile per raccontare questo tipo di storia, ma anche intonare canzoni più leggere e dolci”.

I White Buffalo fanno una sessantina di concerti all’anno. Meno di un tempo, quando superavano abbondantemente i cento. “Ma la musica live resta il mio principale mezzo di sostentamento. Eh sì, devi andare là fuori e guadagnarti da vivere. La gente pensa che io faccia i soldi con i dischi, ma magari vado a suonare in una città dove vengono a vedermi 700 persone e scopro che in quella stessa città ho venduto 14 copie. È una cosa che fatico a spiegare. I diritti derivanti dall’uso delle mie canzoni in tv aiutano”. Vale la pena fare ancora album, allora? “Oh, per me sì. Io continuo a ragionare in termini di album. Sono il veicolo delle mie storie, delle mie emozioni. Sono un tipo old school”.

L’ultimo disco di White Buffalo “Darkest darks, lightest lights” risale al 2017. Sta scrivendo nuove canzoni? “Sto incidendo quello nuovo proprio adesso. Ho cambiato etichetta. L’album sarà prodotto da Shooter Jennings. È simile a quello che abbiamo fatto in passato, ma con un approccio ancora più libero. Ho questa ossessione: ricreare in studio l’energia e la passione che mettiamo suonando dal vivo. Ho lo scheletro delle canzoni, non ancora i testi. Non sarà un concept album, ma due o tre canzoni saranno legate da un tema. Ma non farmi dire altro, è un po’ presto per parlarne”.

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