Raina: la sua nuova vita dopo i Giardini di Mirò e gli Amor Fou

Il cantautore torna con un nuovo progetto. Che ha ben poco a che fare con il suo passato. Ce lo ha raccontato in questa intervista.

Raina: la sua nuova vita dopo i Giardini di Mirò e gli Amor Fou

Fa strano sentire un over 40 legato alla scena musicale indipendente italiana alle prese con una base trap: "Ci tengo in qualche modo a rivendicare che il comandamento che ho sempre seguito facendo musica è stato provare ad avere una cifra stilistica moderna. Che per me non significa altro che assorbire ciò che in un determinato momento rappresenta lo spirito del tempo ed elaborarlo con i miei limiti musicali e la mia visione". A parlare è Alessandro Raina, che con "Kali" - che fa seguito a "Lana del Rey" - continua a raccontare la sua seconda vita musicale dopo due progetti molto amati dai seguaci della scena indipendente come i Giardini di Mirò e Amor Fou. L'ex voce della band emiliana e del quartetto milanese, ormai sciolto, così si rimette in gioco: "Ho cominciato a fare musica a trent'anni, tardi, quindi sto vivendo ancora la mia adolescenza musicale", racconta, "il mio riferimento resta Damon Albarn, uno che ha superato i cinquant'anni, ha figli e fa dischi che sono interessanti tanto per i suoi figli teenager al quanto per i suoi coetanei".

Il singolo è accompagnato da un video, diretto da Nicholas Mottola e Corinne Barlocco, caratterizzato da un'estetica arabeggiante e da scorci di luoghi desolati. La protagonista del video è una ragazza dai tratti esotici: "Kali è il viaggio da Tunisi a Napoli di una ragazza donna, che non sa mettere radici in nessun luogo, che ha un viso e tante facce. Una storia d'amore italo-araba di seconda generazione". Nella produzione del pezzo c'è lo zampino di un altro nome importante per la scena indie-alternative italiana: è Luca Serpenti, già bassista degli Ultraviolet e ideale metà dei Serpenti. "Una cosa che mi piace di questo periodo è poter collaborare con più produttori nello stesso momento, tipico della cultura rap", spiega Raina, "oggi penso ci sia una ricettività diversa della musica, rispetto a prima. Non sei tenuto a giustificare quello che fai. Una delle cose più pesanti da sostenere ai tempi di 'Cento giorni da oggi' degli Amor Fou, che per alcuni anticipò l'itpop, fu la reazione dura da parte del nostro pubblico verso un cambiamento che fu ritenuto poco autentico. Ora c'è più ossigeno: i linguaggi cambiano, d'altronde".

Sulla svolta musicale di Raina hanno giocato un ruolo importante anche le tante collaborazioni con rapper e star dell'urban italiano che ha collezionato come autore negli ultimi tre anni: da Gué Pequeno a Jake La Furia, fino ad arrivare a Mahmood. "La possibilità di collaborare con una generazione diversa di artisti e produttori mi ha fatto vedere la musica urban da una prospettiva diversa e questo mi ha stimolato. Questa svolta può sembrare un'operazione modaiola, ma in realtà ho cercato di mettere insieme la mia identità con gli elementi che mi hanno aiutato a trovare nuova linfa creativa come autore", dice. L'obiettivo è quello di continuare a portare avanti collaborazioni con gli artisti della "new wave" dell'hip hop italiano: "Non farò mai un disco trap, ma in questo momento mi interessa di più collaborare con un artista che viene da quel mondo, rispetto a un cantautore tradizionale. Penso che questa generazione musicale sia stata la prima che mi abbia realmente stimolato di questi ultimi anni. Nei dischi di Ghali, Rkomi ed Ernia, solo per citarne alcuni, ci sono delle caratteristiche non canoniche rispetto al rap, a livello di ricerca di una sorta di forma-canzone".

Nel cassetto c'è chiaramente un album: "Non avrei iniziato un progetto di questo tipo senza l'ambizione di portarlo fino in fondo, anche per sviluppare un discorso post-Amor Fou che possa permettermi di esprimere ciò che nella band non sono riuscito a fare. Ormai il mercato è fatto di singoli, ma per far capire che questo è un progetto vero e proprio e non solo l'attività collaterale di un autore, ci vorrà un disco".

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