Jethro Tull: il flauto magico di Ian Anderson incanta Taormina

I Jethro Tull, con una formazione totalmente rinnovata, sono andati in scena ieri sera al Teatro Antico di Taormina: il nostro racconto - e la scaletta - del concerto di Ian Anderson e compagni.

Jethro Tull: il flauto magico di Ian Anderson incanta Taormina

Domenica 23 giugno, ore 21.30: una calda domenica d’estate, che in particolare in Sicilia fa registrare temperature record, non impedisce a migliaia di appassionati di musica di riunirsi al Teatro Antico per il concerto dei Jethro Tull, che tornano nello stesso luogo dopo dieci anni esatti di assenza e in una formazione totalmente rinnovata.

L’inizio è puntualissimo: senza troppi cerimoniali entrano sul palco il chitarrista Florian Opahle, il bassista David Goodier, il tastierista John O'Hara e il batterista Scott Hammond; e infine entra lui, Ian Anderson, leader incontrastato della band fin dagli esordi nel lontano 1967 e allo stato attuale unico componente invariato delle numerosissime formazioni che si sono succedute negli anni. Qualche anno fa aveva dichiarato che i Jethro Tull oramai non esistevano più e infatti ha continuato per un po’ a portarne in concerto i successi dietro il suo nome come solista, sempre accompagnato dagli stessi quattro musicisti di adesso; ma di recente, con la scusa di festeggiare i 50 anni di carriera del gruppo e avendo probabilmente risolto i problemi legali con l’altro membro storico, Martin Barre, è tornato a servirsi del nome della band ma senza richiamare nessun membro storico e semplicemente utilizzando la band usata nella carriera solista.

Il palco è scarno, non ci sono scenografie o schermi, solamente fari con luci colorate e la suggestiva scenografia naturale del Teatro; il tastierista e il batterista sono collocati ai lati opposti in due piccole pedane coi rispettivi strumenti, ma i cinque musicisti sono comunque vicini e allineati sullo stesso piano.

Il pubblico, che riempie quasi tutta la struttura, è come prevedibile formato in prevalenza da signori e signore di mezza età, ma mischiati a loro ci sono anche ragazzi molto giovani.

I primi due brani si susseguono uno dopo l’altro senza presentazioni, ma finiti questi Ian inizia a parlare col pubblico, rigorosamente in inglese e senza nemmeno sforzarsi di pronunciare qualche frase di rito in italiano, e per tutto il resto del set introdurrà quasi ogni brano raccontandone la genesi o qualche aneddoto, non mancando in qualche caso di ricordare anche alcuni musicisti che lo hanno accompagnato al momento dell’incisione: in “A Song for Jeffrey” ad esempio ricorda Jeffrey Hammond, che a quel tempo era solo un amico di Anderson ma in seguito diventerà il bassista della band, mentre in “Some Day the Sun Won't Shine for You” ricorda il chitarrista Mick Abrahams, la cui chitarra era protagonista della versione di studio (e anche dal vivo viene proposta come l’originale: chitarra blues di Florian e armonica a bocca suonata da Ian); e infine Clive Bunker, ricordato (“anche se ancora è vivo”, come ci tiene a precisare lo scherzoso Anderson) nell’introduzione della strumentale “Dharma For One”, di cui il batterista è appunto co-autore; “l’ho scritta in modo che Clive avesse un suo assolo di batteria nei concerti”, dice Anderson, “ma era il 1968! Adesso nel 2019 nei concerti non si fanno più gli assoli di batteria!”, aggiunge scherzosamente fissando Scott il batterista. Il pubblico probabilmente capisce il siparietto e protesta…e Ian per accontentarlo dice che magari gliene concederà uno breve, cosa che in effetti accade.

Ian Anderson è in gran forma fisica per avere quasi 72 anni, più volte mentre suona il flauto si esibisce nella posizione ad una sola gamba (oramai da tempo un suo marchio di fabbrica, anche a livello grafico in quanto l’immagine del flautista in posizione da fenicottero è il logo dei Jethro Tull), e inoltre corre per il palco da un lato all’altro, si agita, balla; il fiato per il flauto non gli manca, mentre la voce purtroppo non è più quella degli anni 70, è molto meno potente e non più in grado di particolari escursioni verso l’alto o il basso, ma il pubblico lo sa e applaude ugualmente al genio che ha composto questo catalogo di brani folk-progressive e che richiede musicisti molto preparati per far fronte ai continui cambi di tempo e di melodia. I musicisti sono all’altezza, davvero impeccabili e professionali, e bassista e tastierista, oltre che fare i cori, in certi punti si alternano con Anderson alla voce solista con risultati egregi.

Dopo circa un’ora dall’inizio, in conclusione di un estratto di “Thick as a Brick” (l’intero brano dura un intero album e quindi per forza di cose devono eseguirne una versione ridotta a pochi minuti, che praticamente coincide col finale del brano originale), Anderson annuncia una pausa di 15 minuti, invitando il pubblico a passare nel frattempo dal loro stand per acquistare una maglietta. Al rientro, parte la seconda e più breve parte del concerto: si ricomincia con “Too Old to Rock 'n' Roll, Too Young to Die”, in cui Ian imbraccia la chitarra acustica, che a tratti suonerà anche nei brani successivi. Un po’ strana, viste le temperature, l’esecuzione di “Ring Out, Solstice Bells”, brano dedicato al solstizio d’inverno e quindi, a detta dello stesso autore, “natalizio”.

Dopo “Farm on the Freeway”, senza nessuna introduzione, parte il brano più famoso dei Jethro, “Aqualung”, col celeberrimo riff di chitarra entrato a far parte di quelli più famosi della storia del rock; il pubblico ovviamente è entusiasta e in oltre sei minuti, tra voce normale ed effettata, Anderson e compagni ci fanno rivivere la triste e allegorica storia del barbone solo e malato che nessuno vuole aiutare; alla fine il gruppo esce come se il concerto fosse terminato, ma viene richiamato sul palco dalle ovazioni del pubblico e concede ancora un ultimo brano, “Locomotive Breath”, introdotto da un assolo di piano di John.

Infine, un messaggio audio registrato dallo stesso Anderson presenta uno per uno i membri della band e sé stesso; nel frattempo i cinque si abbracciano e fanno più inchini all’unisono per ringraziare il pubblico di Taormina che li ha accolti così calorosamente; il leader ha il flauto in mano e lo brandisce come uno scettro, consapevole ancora una volta di aver incantato il suo pubblico, fatto di nostalgici del rock progressivo anni 70, vecchi e nuovi fan e semplici appassionati che per due ore sono entrati a far parte del magico e incantato mondo dei Jethro Tull.

(Andrea Grasso)


SETLIST:

For a Thousand Mothers
Love Story
A Song for Jeffrey
Some Day the Sun Won't Shine for You
Dharma for one
Beggar's Farm

Bourée
Sweet Dream
My God
Thick as a Brick
(pausa)
Too Old to Rock 'n' Roll, Too Young to Die
Pastime With Good Company 
Songs From the Wood
Heavy Horses
Ring Out, Solstice Bells
Farm on the Freeway
Aqualung

Bis:
Locomotive Breath
 

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