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NEWS   |   Recensioni concerti / 23/06/2019

Il racconto e le foto del concerto di Liberato a Rock in Roma

"Roma Liberata": un successo annunciato, confermato dallo spettacolo e dalla partecipazione del pubblico. Ecco tutto quello che è successo.

Il racconto e le foto del concerto di Liberato a Rock in Roma

Se l'intenzione era quella di mettere su una festa gigantesca, l'obiettivo è stato centrato in pieno. Il concerto che ha segnato il debutto dal vivo a Roma del misterioso artista napoletano, dopo le esibizioni a Torino, Napoli, Milano, Barcellona e Locorotondo degli ultimi due anni, ha inaugurato con il botto l'edizione 2019 del Rock in Roma: 25mila, a fine serata, gli spettatori che hanno lasciato l'Ippodromo delle Capannelle. Imbattuto per un pelo il record italiano, che è quello di Coez: 32.815 spettatori lo scorso anno, al culmine del successo dell'album "Faccio un casino". Ma al di là dei numeri, il concerto di Liberato a Roma è stato uno show formidabile, curato nei minimi dettagli, che non ha deluso le aspettative.

"Roma Liberata" ha visto l’artista partenopeo radunare alcune delle realtà più interessanti della scena elettronica e dance internazionale sui due palchi del festival capitolino (solo per quest’occasione ribattezzati "Immacolatella stage" e "Beverello stage", in puro Liberato-style): da Tiger & Woods al rapper brasiliano Mc Bin Laden, passando per Bawrut, il duo peruviano Dengue Dengue Dengue e K-Conjog. E un po’ della sua Napoli, con il collettivo Napoli Segreta (chiamato ad aprire le danze nel tardi pomeriggio). Praticamente un festival dentro il festival: più che un concerto, un evento che aveva l’ambizione, neanche troppo sottintesa, di far avvicinare il pubblico di Liberato ad alcuni protagonisti di quella scena internazionale alla quale aspira la voce di “Nove maggio”, sfruttando in qualche modo una rete internazionale di relazioni che fa capo a diversi dj e producer italiani di stanza all’estero (che in questi mesi hanno tutti sostenuto il progetto). Non sappiamo se con “Roma-Liberata” Liberato ha effettivamente acceso l’interesse del pubblico verso la scena: sicuramente gli va riconosciuto il merito di aver portato sul palco di un grande festival come il Rock in Roma nomi di nicchia che - almeno in Italia - difficilmente avrebbero potuto conquistare uno spazio così importante, a livello di live.

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(credit foto: Giuseppe Maffia)

È chiaro che il nome per cui i 25mila erano lì era quello dell'headliner. Un set durato appena un’ora e mezza, il suo, che lo ha visto far ascoltare dal vivo tutti i pezzi contenuti nell’album uscito a sorpresa lo scorso mese, accompagnato dalla videoserie "Capri Rendez-Vous", scritta e diretta da Francesco Lettieri (il regista dietro tutti i suoi videoclip, da "Nove maggio" a "Niente", rispettivamente il primo e l'ultimo della serie). L’ingresso sul palco con "Guagliò" è spettacolare: sul suono assordante di una sirena viene fatto calare dall’alto un grande schermo a forma rettangolare che si frappone tra il palco e gli spettatori. Quasi come a rappresentare fisicamente quel filtro che divide Liberato dal suo pubblico: l’anonimato. Intanto, un musicista incappucciato va a prendere posizione alla sinistra del palco e con una bacchetta inizia a picchiare duro su un tamburo: lo raggiungono dopo pochi istanti altri due musicisti incappucciati, un secondo percussionista e quello che sembrerebbe essere il cantante (quando si parla di Liberato il condizionale è d’obbligo). "Buttàt via chisti cazzo e' telefonì", urla dal centro, guardando la distesa di flash davanti al palco, "chesta sera ata ballarè".

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Restare fermi è impossibile, in effetti. I 25mila di Capannelle sono una massa indistinta che si muove a ritmo delle canzoni di Liberato. Ci sono tutti: "Tu me faje ascì pazz", "Oi Marì", "Gaiola", "Intostreet", "Je te voglio bene assaje", "Niente". E poi "Nove maggio", "Me staje appennenn’ amò", "Nunn’a voglio 'ncuntrà", "Tu t'e scurdat' 'e me". Saranno pure pochi, ma Liberato è bravo ad allungarli, a trasformarli a suo piacimento, talvolta proponendo anche curiosi mash-up: "Gaiola", ad esempio, è introdotta da un frammento di "Stand by me" (il classico di Ben E. King citato anche nel testo di "Oi Marì": "Me ngatastat' 'rint' a 'nu suspir' / mmiezz' a' vij cant: 'Stand by me'"), mentre per "Me staje appennenn' amò" scomoda addirittura i Daft Punk e la loro "Aerodynamic".

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Eppure, anche se la sua musica mira ormai ai club internazionali, il cuore di Liberato resta sotto il Vesuvio. L'omaggio alla celebre "Tammurriata nera" in "Nunn'a voglio 'ncuntrà" è il momento più alto del set, quello più emblematico: Napoli è la città a cui Liberato deve tutto. L'originalità del suo progetto sta proprio nell'aver raccontato con i suoi video e le sue canzoni un'altra Napoli, diversa da quella che le serie tv e i giornali hanno descritto in questi ultimi anni: una città crocevia di culture e tradizioni, sospesa tra passato, presente e futuro. Un melting pot di colori, odori, sapori e suoni che Liberato e Lettieri hanno ritratto con grande efficacia, sollecitando il pubblico a non fermarsi all'apparenza e ad andare oltre i luoghi comuni.

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Giochi di luci, visual accattivanti, maxischermi che interagiscono e assumono colori diversi a seconda delle atmosfere e del mood delle canzoni (i colori pastello su "Oi Marì", una grande luna su "Stand by me", un cielo stellato su "Gaiola", una pioggia di laser su "Tu t'e scurdat' 'e me"), una presenza scenica forte e carismatica: tanti elementi diversi che messi insieme rendono il set di Liberato un evento che non ha davvero nulla da invidiare ai mega concerti delle star internazionali, a livello di spettacolo e partecipazione. Il saluto finale su "T'e scurdat' 'e me", con i tre musicisti stretti con i pugni in alto, è la chiusa perfetta. Nessun bis, nessun colpo di scena: le luci si riaccendono e i 25mila si avviano verso le uscite. Sporchi d'allegria, e con la sensazione di aver assistito a qualcosa di grosso.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Guagliò"
"Tu me faje ascì pazz"
"Oi Marì"
"Gaiola"
"Intostreet"
"Je te voglio bene assaje"
"Niente"
"Nove maggio"
"Me staje appennenn' amò"
"Nunn'a voglio 'ncuntrà"
"Tu t'e scurdat' 'e me"

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