La Black Strat di David Gilmour: la storia della chitarra più preziosa di sempre

Cosa c'è dietro la sei corde del chitarrista dei Pink Floyd venduta ieri all'asta per quasi 4 milioni di dollari

La Black Strat di David Gilmour: la storia della chitarra più preziosa di sempre

La notizia, Rockol, l'ha data nel tardo pomeriggio di ieri, giovedì 20 giugno: la casa d'aste Christie's ha battuto la "Black Strat" di David Gilmour per 3 milioni e 975mila dollari, cifra record che ha reso il più celebre degli strumenti di lavoro del già chitarrista dei Pink Floyd la chitarra più costosa della storia.

Le vicende che hanno portato una Stratocaster - insieme alla Les Paul della Gibson uno dei modelli più utilizzati nella storia del rock - a diventare uno standard e un'icona del sound della musica popolare contemporanea era già stata raccontata in prima persona dallo stesso Gilmour, che in una puntata del suo video blog ne aveva ricordato il fortuito acquisto - avvenuto dopo un furto subito a New Orleans, nel 1968 - e le "prestazioni" più celebri - su classici come "Money", "Comfortably Numb" e "Shine on You Crazy Diamond". Vale la pena, tuttavia, riassumere per sommi capi le tappe della storia che hanno portato la Black Strat a diventare il Sacro Graal delle sei corde elettriche.

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Lo strumento - un modello fabbricato nel 1969 - fu acquistato nel 1970 presso lo storico negozio Manny's Music di Manhattan, a New York: il colore originale della chitarra - che ricordava quella regalata a Gilmour dai genitori per il suo ventunesimo compleanno ma sottrattagli in occasione del furto - non era nero, bensì sunburst, ma fu quasi subito modificato.

E di modifiche, la Black Strat, nel corso della sua carriera ne conobbe parecchie: a parte il corpo, Gilmour, negli anni, sostituì praticamente tutte le parti della chitarra, a partire dalla tastiera - secondo gli esperti, si crede che sia stata cambiata almeno sette volte, alternando parti in acero e in palissandro - per continuare con le componenti elettroniche. Nel '72 Gilmour sostituì il classico ingresso jack con un connettore Cannon, per schermare il segnale e avere un suono più definito, mentre solo un anno dopo fu aggiunto un humbucker Gibson PAF tra quello posto al ponte e quello nella posizione intermedia. Sugli humbucker, nello specifico, andrebbe aperto un capitolo a sé: sul corpo della Black Strat, negli anni, sono passati un DiMarzio FS-1, un Seymour Duncan SSL-1, un EMG e molti altri. E anche - a partire dagli anni Ottanta, un sistema di tremolo Kahler, che, tuttavia, fu rimosso entro la fine del decennio.

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Nel 1986, sorprendentemente, la Black Strat viene "prepensionata" ed esposta all'Hard Rock Café di Dallas, in Texas: benché conservato in una teca, lo strumento - durante la sua permanenza nel locale - viene danneggiato in più parti (a parte i graffi e le ammaccature sulla vernice, andarono perse anche due manopole). Gilmour la richiama in servizio nel 1997, non prima di averla sottoposta alle cure del suo liutaio di fiducia Charlie Chandler, che ne ripristina parte delle meccaniche originali riparando i danni subiti durante il periodo di fermo all'Hard Rock Café.

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Tornata nelle mani del suo legittimo proprietario, la Black Strat viene utilizzata durante il tour in supporto a "On an Island" del 2006 e nel corso di quello associato a "Rattle That Lock" del 2015, senza dimenticare le session di registrazione di "The Endless River", il canto del cigno della formazione di "If" - di fatto, ormai ridotta ai soli Gilmour e Mason - datato 2014. Anche se, nel cuore dei fan del gruppo un tempo guidato da Syd Barrett, la Black Strat rimane la chitarra usata durante l'ultima epifania dei Pink Floyd in quella che viene considerata la formazione "classica", ovvero la leggendaria reunion del 2005 al Live 8.

Il resto, come si dice, è storia (molto recente, e costosa - ma per una buona causa): la vendita della collezione completa degli strumenti appartenuti a Gilmour da parte di Christie's ha fruttato, complessivamente, 21 milioni e 490mila dollari, cifra che verrà parzialmente devoluta a enti benefici britannici e internazionali per la maggior parte impegnati in opere di contrasto e sensibilizzazione al problema del cambiamento climatico globale.

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