Un codice di condotta contro la manipolazione dei dati di streaming

Come si può arginare l'alterazione dei dati, che può costare agli artisti 300 milioni di dollari all'anno? Case discografiche, operatori e piattaforme hanno stilato un documento comune

Un codice di condotta contro la manipolazione dei dati di streaming

Etichette discografiche, editori musicali, società di riscossione dei diritti d’autore e altri gruppi si sono riuniti per firmare un codice di condotta – il primo vero accordo collettivo del sistema in merito - che condanna la manipolazione dei dati di streaming, impegnandosi a collaborare per sradicare questo problema, che può arrivare a costare agli artisti 300 milioni di dollari all’anno. Il fenomeno, che grava sul settore musicale negli ultimi anni si verifica attraverso un processo per cui viene gonfiato il conteggio di riproduzione di un brano al fine di registrare dati di ascolti sempre più alti.

La Federazione Internazionale degli Editori Musicali (ICPM) - l'associazione mondiale di Bruxelles che rappresenta gli interessi della comunità dell'editoria musicale - è al lavoro da due anni sulla preparazione  di un documento che cerca di definire tale processo – che lo descrive come il frutto della creazione di riproduzioni fittizie e automatiche, derivanti da account falsi e bot, e proveniente da altre azioni che non rappresentano un vero ascolto – e chiede alle parti coinvolte di individuare, prevenire e ridurre la possibilità che ciò accada.

Oltre alle major discografiche - Sony, Warner e Universal - tra i firmatari di tale documento ci sono le case editrici Sony / ATV e Kobalt, oltre ai maggiori servizi di streaming come Amazon, Deezer e Spotify, a cui si aggiungono le Federazioni internazionali e nazionali: la Federazione internazionale dell'Industria Fonografica (IFPI), la Recording Industry Association of America (RIAA) e la National Music Publishers 'Association (NMPA).

Il codice di condotta afferma che i firmatari concordano di collaborare per controllare la manipolazione dello streaming e "si impegneranno a implementare una serie di misure e controlli equilibrati e commercialmente ragionevoli che consentono la prevenzione e / o la riduzione della manipolazione dello streaming". Il documento non è giuridicamente vincolante e non influisce sugli accordi privati ​​tra i servizi di streaming e i titolari dei diritti.

John Phelan, direttore generale dell’ICPM, ha dichiarato a Rolling Stone:

La manipolazione degli streaming è stata una sfortunata piaga del settore negli ultimi anni, registrando un numero di streaming completamente distorto e porando a modelli di ascolto interpretati scorrettamente. Qualcosa deve essere fatto al riguardo.

Già nel 2017 FIMI aveva presentato un esposto alla Guardia di Finanza segnalando quattro servizi che offrivano pacchetti di ascolti "a pagamento": "Questa iniziativa si aggiunge alle misure di sicurezza già in vigore e gestite da GfK Italia per monitorare ed escludere le anomalie rilevate nelle vendite di dischi, nel download e nello streaming", aveva spiegato in una nota l'associazione guidata da Enzo Mazza, "FIMI agisce con l’obiettivo di mantenere l’assoluta integrità e trasparenza del servizio Top of the Music relativo alle classifiche e alle certificazioni nazionali e come tale non esiterà a denunciare alle autorità qualsiasi ulteriore azione fraudolenta".

 

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