Phil Collins non è ancora morto - la recensione del concerto di Milano

L'ex Genesis si è esibito nella sua unica data italiana al Mediolanum Forum di Assago, conquistando il pubblico.

Phil Collins non è ancora morto - la recensione del concerto di Milano

Il parterre del Mediolanum Forum di Assago, per il concerto di Phil Collins, unica data in Italia del suo tour, ha solo posti a sedere. Il palco copre tutta la larghezza dell’impianto, ai suoi lati due schermi, alle spalle ce ne è un altro, davvero gigante. Con i rituali dieci minuti di ritardo per concedere ai ritardatari di unirsi allo spettacolo, le luci si abbassano, sugli schermi vengono proiettate immagini dell’ex Genesis senza seguire un ordine temporale: fotografie degli anni settanta, poi qualche scatto più recente, poi ancora indietro agli anni ottanta. Il tour si chiama ‘Still Not Dead Yet Live tour 2019’, lo stesso titolo della bella autobiografia (titolo in italiano, ‘No, non sono ancora morto’) pubblicata nel 2016.

Phil Collins non è ancora morto, ma negli anni scorsi non se l’è passata un gran bene. Prende il centro del palco dopo che la numerosa band che lo accompagna ha già occupato il suo posto. Cammina lentamente, ma non troppo, con l’aiuto di un bastone. Si siede sulla sedia girevole dalla quale si alzerà ben poco durante il live, raccoglie il convinto applauso di un pubblico che si dimostrerà molto affettuoso lungo tutte le due ore del concerto. Prima di iniziare legge in italiano da un foglio, ‘Ho avuto una operazione alla schiena e il mio piede è fottuto’. Il tempo di strappare una risata e un boato accoglie le prime note di “Against All Odds”, così come quelle di “Another Day in Paradise”. Forse messe lì, in apertura, a sottolineare che, nonostante tutto, ‘contro ogni pronostico’, non è ancora giunto il tempo della pensione e che si merita ‘un altro giorno in Paradiso’, ovvero un altro tour; un'altra possibilità di esibirsi sul palco con le sue canzoni; un'altra occasione per sentirsi vivo.

“Hang In Long Enough” e “Don’t Lose My Number” accolgono sul palco i fiati e si assapora il clima festaiolo e rilassato, vero filo rosso dell'intero live. Prima della doppietta di canzoni dei Genesis, “Throwing It All Away” e “Follow You Follow Me”, Phil ricorda ai convenuti come la band in cui ha militato per oltre tre decenni ha sempre avuto un feeling unico con il pubblico italiano. L’esecuzione di “Follow You Follow Me” è sottolineata da filmati che ripercorrono la storia dei Genesis, dove non mancano di comparire Peter Gabriel e Steve Hackett. Poi riparte la festa trascinata da tromba, sax, trombone e percussioni. “Separate Lives” viene proposta da Phil a due voci con l'ausilio di una corista, al buio, alle loro spalle un muro di luci che paiono le stelle di un firmamento in cielo. “Drum Trio” vede dapprima un lungo rincorrersi di batteria (dove siede il figlio Nicolas) e percussioni. Poi Phil si sposta per la prima volta dal centro del palco, batterista e percussionista si pongono ai suoi lati, e i tre tamburellano sulla scatola di legno chiamata cajon, tra il battito di mani convinto del pubblico. Per ricordare e ricordarsi che il suo amore per la musica nacque quando, da ragazzino, sbocciò la passione per la batteria.

“You Know What I Mean” è un quadretto familiare, infatti si fa accompagnare al pianoforte dal figlio Nicolas. Poi è tempo di “In The Air Tonight”, che viene seguita a ruota da “You Can't Hurry Love”, cover delle Supremes che Phil riportò in cima alle classifiche nel 1982. Il pubblico a quel punto si alza in piedi per ballare e non sedersi più. Sul palco è sempre più festa mentre vengono proposte una hit dietro l’altra, “Sussudio” chiama un lancio di coriandoli e stelle filanti. E’ un tripudio. La band esce e poi torna per eseguire l’ultima canzone in scaletta, “Take Me Home”. Un titolo scelto non a caso, come quelli dei brani posti a inizio serata. Mentre la band, schierata a bordo palco, si attarda per salutare e ringraziare, Phil si alza e se ne va sollevando un braccio verso il pubblico. Ha dimostrato di essere ancora vivo, nonostante lui, che è sempre stato vitale e clownesco, ora sia malinconicamente costretto a rimanere seduto. Seduto, ma mentre si esibisce su di un palco.

E’ stato un bel concerto e nell’esprimere questo giudizio non si può dimenticare il contesto in cui si è svolto. Forse il pubblico, per la maggior parte non più di primo pelo, questa sera era venuto - oltre che per rendere omaggio a chi gli ha tenuto a lungo compagnia con le sue canzoni e che mancava in concerto dal nostro paese da ormai 15 anni - anche per dirsi esso stesso ‘Still Not Dead Yet’. E allora mentre Phil ripeteva ‘grazi, grazi, grazi’ rivolto alla gente del palasport, una signora nelle prime file, a specchio con il suo beniamino, emozionata, sollevava un cartello con la scritta ‘Thank You’. Semplicemente.

(Paolo Panzeri)

Setlist:

1. Against All Odds (Take a Look at Me Now)

2. Another Day in Paradise

3. Hang in Long Enough

4. Don't Lose My Number

5. Throwing It All Away (cover dei Genesis)

6. Follow You Follow Me (cover dei Genesis)

7. I Missed Again

8. Who Said I Would

9. Separate Lives (cover di Stephen Bishop)

10. Drum Trio

11. Something Happened on the Way to Heaven

12. You Know What I Mean

13. In the Air Tonight

14. You Can't Hurry Love (cover delle Supremes)

15. Dance Into the Light

16. Invisible Touch (cover dei Genesis)

17. Easy Lover (cover di Philip Bailey)

18. Sussudio

19. Encore:

20. Take Me Home

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