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NEWS   |   Industria / 17/06/2019

Cramps Records, la rinascita con Boosta all'insegna della libertà

Il tastierista dei Subsonica nominato direttore artistico dell'etichetta che negli anni Settanta pubblicò Area, Skiantos, Finardi e Camerini: 'Una sfida affascinante, alla quale mi accosto con grande rispetto'

Cramps Records, la rinascita con Boosta all'insegna della libertà

Nell'epoca della discografia guidata dagli algoritmi, degli A&R diventati più analisti esperti di big data che talent scout in giro per locali a caccia di talenti, un modello come quello della Cramps Records - la gloriosa etichetta fondata nel 1972 da Gianni Sassi "casa" di, tra gli altri, Area, Eugenio Finardi, Alberto Camerini e Skiantos - è quanto di più lontano dallo zeitgeist espresso dalla discografica contemporanea. "Le macchine fanno il loro lavoro, certo, ma credo che sia come sugli aerei: nonostante la tecnologia diventi via via sempre più sofisticata, dietro alla cloche la presenza umana resta indispensabile", ci risponde Boosta, nominato direttore artistico della rinata label oggi pronta al rilancio: "Il fatto è che le persone avranno sempre bisogno di musica. Quindi perché non dargli qualcosa di meglio?".

Davide Dileo sa di aver ereditato un patrimonio tanto importante quando impegnativo: "La mia, alla Cramps, è una sfida affascinante, che va costruita passo dopo passo", ci racconta lui, "Mi avvicino con molto rispetto a questa esperienza: Gianni Sassi [il fondatore dell'etichetta] era uno spirito libero, e quando si è liberi ci si può permettere la complessità, che oggi è l'unica vera grande rivoluzione".

La rinascita della Cramps, tuttavia, non passerà solo attraverso la sperimentazione e la contrapposizione al mainstream: "Essere solo di rottura, oggi, ha poco senso", spiega Boosta, "Io vorrei riprendere il discorso da dove è stato interrotto: in questa evoluzione discografica ormai irreversibile che ci ha fatto tornare agli anni Sessanta, con le playlist delle piattaforme streaming zeppe di singoli alla rinfusa, si è perso un elemento fondamentale che ho scelto di porre alla base della mia esperienza come discografico, la cura".

"Io di bacchette magiche non ne ho, e di miracoli non ne so fare, ma credo che il mestiere del discografico debba sempre partire dalle orecchie piuttosto che dagli algortimi", prosegue l'artista torinese: "La musica può essere intrattenimento, è vero, ma non può essere solo quello, perché avere un  microfono in mano è una grande responsabilità. Perché, in fondo, quello che ascoltiamo è un po' come quello che mangiamo: ci dicono di comprare cibi sani per trarne beneficio, e allora perché dovremmo ascoltare musica di merda? La musica, come il cibo, è un componente fondamentale per la salute delle persone. E' il nutrimento dell'anima".

E' inevitabile, a questo punto, porsi una domanda: il pubblico sarà pronto a questo scatto nella fruizione? "Sono stato a Milano, per PianoCity, e ho visto gente stare per diverse ore sotto la pioggia, al freddo, nei parchi, sono per assistere a un concerto di pianoforte", risponde Dileo, "L'ho trovata un'immagine di una bellezza furiosa, che mi ha dato una certezza: per un'operazione come il ritorno della Cramps sul mercato il terreno fertile non manca".

Perché, prosegue lui, "ho molti amici che lavorano nell'ambito delle neuroscienze, e la prima cosa che mi hanno segnalato tutti è l'estrema plasticità del cervello umano: la rivoluzione in ambito musicale verificatasi negli ultimi anni forse è stata così veloce da non permettere al nostro cervello di adattarsi, ma - anche in questo caso - vale il vecchio adagio secondo il quale, alla fine, ci si abitua a tutto. Quindi sì, sono fermamente convito che sia possibilissimo riportare gli ascoltatori a una fruizione non superficiale e approfondita della musica".

Le gestione di Boosta della "nuova" Cramps ha già portato in dote al roster dell'etichetta due nomi nuovi, Massaroni Pianoforti ("Che ha una bellissima scrittura, è perfetto - come dicevo - per riprendere il discorso da dove eravamo rimasti") e The Minis ("Ragazzi di 14 anni che salgono sul palco e suonano con la grinta che avevano i Ramones"): quale sarà il comune denominatore che il tastierista dei Subsonica adotterà nella selezione delle produzioni di portare avanti? "La libertà, senza dubbio. Nella Cramps storica accanto agli Area c'erano Camerini e Finardi, proposte tra loro molto diverse. Io, sia chiaro, non voglio fare il 'produttore' nel senso convenzionale del termine, non tengo al fatto che i dischi che pubblicheremo mi assomiglino. Anzi: cercherò di fare di tutto per tenere il più possibile le distanze, perché il bello è che alla Cramps hanno sempre fatto quello che gli pareva. Ecco perché, nello scegliere gli artisti da pubblicare, cercherò di individuare non la musica che mi piace, perché i gusti sono soggettivi, ma quella della quale sento il bisogno. Mi piacerebbe che la Cramps diventasse un aggregatore di realtà differenti: il mio obbiettivo è quella di creare una struttura agile e leggera, composta da elementi affiatati e capaci nel loro ambito di competenza".

Le idee sono molte, e non riguardano solo il futuro, ma anche il back catalogue dell'etichetta, che - tra gli altri titoli - include anche quelli compresi nella collana Nova Musicha, preziosa serie di uscite dedicate a figure di spicco della musica contemporanea e d'avanguardia come John Cage, Robert Ashley, Cornelius Cardew, Alvin Lucier, David Tudor e molti altri ma più ristampate dopo la pubblicazione originale: "L'avanguardia è una mia grande passione, ma non voglio mettere troppa carne al fuoco", riflette Boosta, "Come spiegavo all'inizio, vedo questa come una sfida da vincere passo dopo passo, giorno dopo giorno. Per il momento ci concentriamo sulle uscite che abbiamo in programma e sulla loro promozione, poi, quando saremo cresciuti e avremo, si spera, le spalle un po' più larghe, penseremo al resto".

Anche perché lo sfruttamento degli asset non è certo nella mappa che Dileo ha intenzione di seguire per fare diventare grande la "sua" Cramps: "Il mio non è un discorso imprenditoriale, perché una casa discografica non è di certo il modo più facile e veloce per fare soldi, oggi: è un discorso di passione. Perché - lo che può sembrare assurdo, detto oggi da me, che ho 44 anni e da più di venti faccio il lavoro che faccio - ho scoperto di amare la musica, e di volerne sentire sempre di più e sempre più stimolante".

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