Eddie Vedder incanta (di nuovo) Firenze: la recensione del concerto

Il frontman dei Pearl Jam è tornato alla Visarno Arena dopo lo show di due anni fa. Un live emozionante e suggestivo.

Eddie Vedder incanta (di nuovo) Firenze: la recensione del concerto

Sono le 21:42. Eddie Vedder sale sul palco e i fan vanno in delirio. Questa è la sintesi della performance serale del leader dei Pearl Jam. Circa due ore di rock in chiave acustica: un sound che ha convinto la maggior parte degli spettatori presenti, che hanno intonato all’unisono i brani più celebri dell’artista simbolo di una generazione cresciuta con le note della band, riletta in versione solista più volte nel corso della serata dallo stesso Vedder.

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Due anni dopo il trionfale concerto a Firenze, il primo da solista in Italia, Ed ha colpito ancora, ripercorrendo il suo vissuto musicale in un live molto suggestivo. Trent’anni di carriera rivisitati in chiave personale, con una chitarra e un pedale che batteva su una piccola cassa in legno per scandire il ritmo, non sempre perfetto. Ma ad Eddie si può perdonare qualche piccolo incidente di percorso. È salito sul palco in punta di piedi, emozionato e quasi in imbarazzo dinanzi al pubblico che agitava le braccia al cielo in segno di riconoscenza. Un attimo per sistemare lo sgabello e via con lo show. “Cross the River” al piano e subito dopo “Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town”, primo brano dei Pearl Jam suonato e la folla inizia ad intonare ogni singola parola cantata dall’artista.

Si va con i primi successi presenti in “Ten” - disco d’esordio della band - con l’esecuzione della travolgente “Porch” cantata con la grinta vocale di una volta; “Alive” suonata dal Red Limo String Quartet e cantata dal pubblico, con un accompagnamento nella parte finale dello stesso Eddie, assente per alcuni minuti dal palco; la bellissima “Black” conclusa con il solito coro intonato dalla folla, persa dalla commozione per le emozioni regalate in questa serata. Una folla che ha viaggiato sulle stesse frequenze emotive dell’artista tanto da essere omaggiata con dei bicchieri di vino rosso - dallo stesso Eddie - per il calore umano dimostratogli nel corso della serata, una tradizione questa che si ripete in ogni concerto e che mostra la parte più semplice e umana di questo grande del rock mondiale.

A quasi metà concerto si passa alla fase solista della sua carriera con la performance di “Sleeping By My Self”, “Guaranteed”, “Hard Sun” e “Society”, quest’ultima cantata in duetto con il collega e amico Glen Hansard - talento irlandese dalla potente vocalità - esibitosi nelle prime ore serali della giornata, da tempo spalla di apertura nelle tournée dello stesso Vedder. I brani in questione sono tratti dai due lavori “Into The Wild”, colonna sonora dell’omonimo film, e “Ukulele Songs”. Va ricordata anche la movimentata cover dei Clash “Should I Stay Or Should I Go” arrangiata per l’occasione con un piccolo ukulele elettrificato. Nel corso della serata Eddie Vedder si è lasciato andare a piccoli momenti celebrativi, con l’esecuzione dei brani “Wildflowers” dedicata all’amico Tom Petty e “Just Breathe”, duettate con il quartetto d’archi, in ricordo del grande regista fiorentino Franco Zeffirelli, deceduto proprio qualche ora prima del concerto. Come sempre in questo tour, "Hard sun" e “Rockin' in the Free World” a chiudere la serata, con un improvvisato Glen Hansard al basso e il quartetto classico d'archi spostati ai cori per dare manforte agli ultimi colpi di Eddie che, anche questa volta, ha speso e dato tutto se stesso.

Qualche dubbio può rimanere, una volta spenta la musica: la scelta dei pezzi; poteva suonare di più; la qualità del suono tutt'altro che buona e poi… E poi - per fortuna - torna in mente la voce di Eddie, l’immagine dello spettacolo a cui hai appena assistito e puoi tornare a casa felice.

(Antonio Ciruolo)

Setlist

  1. Cross The River
  2. Share the Light
  3. Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town (Pearl Jam)
  4. I Am Mine (Pearl Jam)
  5. Brain Damage (cover dei Pink Floyd)
  6. Immortality (Pearl Jam)
  7. Wishlist (Pearl Jam)
  8. Indifference (Pearl Jam)
  9. Wildflowers (cover di Tom Petty)
  10. Far Behind
  11. Just Breathe (Pearl Jam)
  12. Can't Keep (Pearl Jam)
  13. Sleeping by Myself
  14. Guaranteed
  15. Black (Pearl Jam)
  16. Parting Ways (Pearl Jam)
  17. Should I Stay or Should I Go (cover dei Clash)
  18. Porch (Pearl Jam)
  19. Alive (Pearl Jam)
  20. Unthought Known (Pearl Jam)
  21. Better Man (Pearl Jam)
  22. Song of Good Hope (Glen Hansard)
  23. Society 
  24. Hard Sun 
  25. Rockin' in the Free World (cover di Neil Young)
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