Usa, Sony BMG paga le università perché si abbonino a Napster & C.

Usa, Sony BMG paga le università perché si abbonino a Napster & C.
Per garantirsi sopravvivenza e prosperità futura l’industria discografica americana è costretta a corteggiare gli studenti dei college cresciuti a Internet e fast food, assai più propensi a procurarsi musica smanettando sul laptop in camera da letto che ad uscire in strada per andare a far compere nel più vicino negozio di dischi. Tanto che qualcuno, Sony BMG in testa, è arrivato al punto di finanziare le università statunitensi perché si abbonino ai servizi musicali a noleggio offerti da piattaforme digitali come quelle di Napster, RealNetworks e Ruckus nella speranza di convertire i giovani all’idea della musica digitale legale. Il fenomeno è ancora relativamente nuovo, ma in Usa già migliaia di studenti stanno approfittando della possibilità di scaricare interi album, o anche film e telefilm, gratuitamente e legalmente grazie alle infrastrutture e ai servizi tutto compreso che gli atenei gli mettono a disposizione. Quale sia lo sforzo economico globale sostenuto da aziende come Sony BMG non è dato di sapere. L’amministratore delegato Andrew Lack ha spiegato tuttavia che “si tratta di un investimento sul futuro, anche se da un certo punto in avanti anche le università dovranno fare la loro parte”: in altre parole, provvedere direttamente al pagamento delle tariffe di favore, dai 5 agli 8 dollari al mese, richieste da Napster e compagni (e che gli amministratori scolastici a loro volta intendono caricare sulle rette universitarie o sugli affitti degli alloggi dei campus). A quel punto il successo dell’iniziativa dipenderà dalla disponibilità dei ragazzi a pagare quanto si sono abituati a ricevere gratuitamente e dalla compatibilità tra i diversi sistemi oggi in uso (molti si lamentano dell’impossibilità, per ora, di trasferire la musica scaricata sull’iPod della Apple).
Oltre che agli studenti e ai discografici in cerca di nuovo pubblico, racconta una inchiesta della Associated Press, l’idea di usare le università come canali legali di diffusione della musica via Internet piace ai genitori (che non corrono il rischio di vedersi recapitare in casa multe salate per violazione della norme antipirateria) e agli stessi istituti accademici, bisognosi di attirare forze fresche nelle aule e nei pensionati universitari. Come ha ben sintetizzato un funzionario della American University di Washington, tra gli atenei Usa oggi “vince chi offre materassi più confortevoli e più musica in regalo”.
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