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NEWS   |   Recensioni concerti / 29/05/2019

Tornare, è sempre bello: il racconto del concerto di Coez a Roma

Il ritorno del cantautore romano nella sua città, a distanza di quasi un anno dall'esibizione al Rock in Roma di fronte a 35mila spettatori.

Tornare, è sempre bello: il racconto del concerto di Coez a Roma

Coez viene dal basso. Nel senso letterale del termine. All'inizio del concerto, quando i musicisti hanno già preso posizione, una piccola botola in fondo al palco si apre: Silvano arriva circondato dal fumo e dalle urla dei ragazzi in piedi nel parterre e sugli spalti del Palazzo dello Sport, accompagnato dal giro di chitarra di "Mal di gola" - la prima canzone in scaletta - mentre un occhio di bue segue ogni suo passo. Con la prima delle tre date romane di "È sempre bello", anticipazioni del tour vero e proprio che partirà a settembre, riprende il discorso lì dove lo aveva lasciato quasi un anno fa: il concerto dello scorso luglio al Rock in Roma, di fronte a quasi 35 mila spettatori, ha segnato una sorta di spartiacque nella carriera del cantautorapper romano, almeno per quello che riguarda il suo rapporto con la dimensione live. Più dei tanti Dischi d'oro e di platino collezionati con "Faccio un casino", l'album che nel 2017 gli ha permesso di raggiungere quella consacrazione "mainstream" che inseguiva da tempo, è stato quel concerto la vera certificazione dello status tributatogli dalla gente, dalla sua gente. "Come va, Roma?", biascica Silvano al microfono: che non sia un grande chiacchierone non è una novità, ma a guardare il suo sorriso è chiaro che aspettava da tempo questo ritorno.

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Coez viene da un tour che gli è esploso in mano: il successo di "Faccio un casino", arrivato quando lui forse non ci credeva nemmeno più, ha rischiato di travolgerlo. In quei mesi Silvano ha avuto momenti difficili in cui tenere saldo il timone non è stato facilissimo, anche e soprattutto a livello psicologico. Lo racconta anche nelle canzoni del nuovo album, "È sempre bello", uscito lo scorso marzo (qui la nostra recensione), su cui è chiaramente incentrata la scaletta del concerto: se "Mal di gola" è un efficace inizio (lì Silvano racconta gli strascichi del lunghissimo tour del disco di due anni fa), con "Gratis", "Faccio un casino", "Catene" e "Vai con Dio" Coez fa entrare subito nel mood dello spettacolo. Che è quello di una festa aperta tanto ai fan della prima ora, quelli che lo seguono dai tempi dei Circolo Vizioso, dei Brokenspeakers e del suo album d'esordio, quanto a chi ha cominciato ad ascoltare le sue canzoni solo dopo il boom del disco del 2017 e da lì ha ripercorso a ritroso la storia dell'ex rapper-ritornellaro che si è scoperto cantautore.

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Se qualche fan della prima ora pensava che il decennale del suo primo album "Figlio di nessuno", che cade proprio quest'anno, potesse rappresentare l'occasione giusta per rivedere Coez nei panni già indossati prima della svolta con "Ali sporche", resterà forse con un pizzico d'amaro in bocca: il passato da rapper torna a bussare alla porta solo verso la fine del concerto con "E invece no" e "Occhiali scuri", in cui Coez gioca anche con l'autotune. Il presente è da cantautore: d'altronde è così dal 2013, dall'anno di "Ali sporche", la canzone che - dice lui - gli ha "cambiato la vita", e che canta aggrappandosi alle barriere che dividono il palco dal parterre proprio come aveva fatto al Rock in Roma. Un modo per restituire alla gente quello che la gente gli ha dato in questi sei anni.

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Canzoni come "Domenica", "Ninna nanna", "La tua canzone", "È sempre bello", o per guardare indietro anche "Siamo morti insieme", "Niente che non va", "E yo mamma", arrivano dritte, veloci come istantanee: sembrano essere state scritte apposta per essere cantate da platee grandi come quelle dei palasport, diventati la dimensione più consona per la musica di Coez ora che il suo pubblico è cresciuto talmente tanto che i piccoli club - dove in tutti questi anni il cantautorapper s'è fatto le ossa - non bastavano più. Anche la produzione è all'altezza dell'occasione: lo show strizza l'occhio alle produzioni dei rapper americani, su tutti Kanye West e Tyler, The Creator, con un palco vasto suddiviso in più livelli e grandi schermi alle spalle dei musicisti dove vengono mostrati i visual che accompagnano le canzoni e gli slogan delle canzoni, le frasi utilizzate da Coez per la campagna di guerrilla marketing che ha anticipato l'uscita di "È sempre bello". Solo che a differenza degli americani, solitamente accompagnati dalle basi, Silvano si è portato i suoi musicisti: al basso c'è Daniele Dezi (Orang3 del duo Frenetik&Orang3, con i quali Coez collabora da tempo), alle sequenze c'è Giuseppe "Banana" Di Nola (il suo dj di fiducia), alla batteria c'è Giuseppe "Passerotto" D'Orta, alla chitarra Alessandro "Gaspare" Lorenzoni e alle tastiere la new entry Valerio Smordoni.

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Sarà che Roma è il suo zoccolo duro, la città che l'ha tenuto in vita anche quando a seguirlo erano davvero in pochi (e alla quale torna a dedicare "Mamma Roma", cantata per la prima volta proprio sul palco del Rock in Roma lo scorso anno): ma per uno che ha sempre percorso strade in salita e ha dovuto lottare non poco per affermarsi, talvolta scontrandosi con i suoi stessi fan per certe scelte che lì per lì potevano apparire azzardate o quantomeno spiazzanti, un intero palasport che urla il suo nome e canta all'unisono il ritornello di "Jet", "Le parole più grandi", "Le luci della città" o "La musica non c'è" ha il sapore di una rivincita. Il finale affidato a "La strada è mia" è l'epilogo perfetto: a rivendicare quelle scelte non sempre facili ma necessarie per arrivare fin qui. Alla fine, aveva ragione lui.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Mal di gola"
"Gratis"
"Faccio un casino"
"Catene"
"Vai con Dio"
"Forever alone"
"Siamo morti insieme"
"Domenica"
"Niente che non va"
"E yo mama"
"Ninna nanna"
"Fuori di me"
"Ciao"
"La tua canzone"
"Lontana da me"
"Jet"
"Ali sporche"
"Mamma Roma"
"Vorrei portarti via"
"Le parole più grandi"
"Le luci della città"
"Occhiali scuri"
"E invece no"
"Aeroplani"
"La musica non c'è"
"È sempre bello"
"Ciao" (bis)
"La strada è mia"

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