Mario Venuti: “Nell’album ‘Soyuz 10’ canto le ragioni del cuore”

Dopo aver cantato di corpo e ragione, il cantautore siciliano torna all’amore e canta di rapporti e smartphone detox

Mario Venuti: “Nell’album ‘Soyuz 10’ canto le ragioni del cuore”

“Vorrei istituire la giornata mondiale dell’immodestia, un giorno all’anno in cui ci si spoglia della finta umiltà. E dire che un disco così, oggi, è veramente raro per eleganza, raffinatezza, ricerca musicale, armonica, testuale”. Mario Venuti presenta così alla stampa il nuovo album in uscita il 31 maggio. Nato in posti di mare, come spiega il co-autore dei testi Kaballà, “Soyuz 10” chiude una sorta di trilogia ragione-corpo-cuore. “‘Il tramonto dell’occidente’ del 2014 era il disco della ragione dove abbiamo volutamente messo da parte la componente emozionale per raccontare la società e la crisi. ‘Motore di vita’ del 2017 era un disco fisico, c’erano azione e ballo, era volutamente incentrato sulla riscoperta del corpo. Questo è un disco del cuore”, spiega il cantautore siciliano.

Il titolo “Soyuz 10” non fa riferimento al veicolo spaziale sovietico, ma a un microfono. “Quando il tecnico del suono me l’ha messo di fronte ho avuto una visione: il microfono come navicella spaziale che porta la mia voce nell’universo. L’ho scelto come titolo del disco e ho aggiunto un 10 perché questo è il mio decimo album. E poi la parola soyuz significa incontro, è perfetta per un album composto per la maggior parte da canzoni d’amore. C’è un sentimento disteso, che spero sia frutto della maturità. Ci sono canzoni che pongono delle domande, ma ci sono soprattutto messaggi positivi come quello di ‘Il pubblico sei tu’, un inno motivazionale”.

Nel video di quest’ultima canzone appare Giuseppe Cimarosa, che Venuti conosce da tempo. Figlio di un collaboratore di giustizia e imparentato con il boss mafioso Matteo Messina Denaro, è stato scelto per la sua esperienza con i cavalli. “Ma è ovvio che contano anche la sua storia personale, la parentela che ha rifiutato, la sua esposizione pubblica che credo gli abbia salvato la vita dopo le confessioni del padre. Il suo gesto è importante, è diventato una bandiera dell’antimafia. Anche a Napoli il figlio di un boss della camorra ha rifiutato le azioni del padre, è un altro bel segnale”.

Fra le canzoni che pongono domande sul presente c’è “Il vaso di Pandora” sul tema oramai classicissimo della dipendenza da smartphone e tecnologia. “È una gabbia da cui non si esce, ma dobbiamo sforzarci di risvegliare istinti sopiti, ritagliarci spazi di disintossicazione. Persino gli strateghi della Silicon Valley impongono ai figli restrizioni sull’uso di internet. Ci vuole un po’ di detox”. E che ne pensa un cantautore nato nel ’63 di un’epoca in cui la popolarità di un artista passa anche attraverso i social? “Sono un’appendice, una sovrastruttura. Indipendentemente dal numero dei follower, alla fine rimarranno le canzoni, se hanno una loro forza, se sono universali”.

Dal punto di vista musicale, Venuti racconta “Soyuz 10” come un disco più suonato rispetto a ‘Motore di vita’, che all'epoca aveva presentato come un album orgogliosamente pop ed electro. “In questo c’è componente umana, ci sono musicisti veri, archi, fiati, ma sfido chiunque a fare, oggi, un disco senza Pro-Tools e computer”. È un album piuttosto vario. “Sì, ho rinunciato all’idea di stare dentro uno spazio ristretto di azione, mi piacciono i dischi vari e infatti il mio preferito dei Beatles è ‘Revolver’, che contiene di tutto”.

Se “L'essenza”, scritta con Kaballà e Francesco Bianconi dei Baustelle, richiama Battiato, “Il tempo di una canzone” romanda a “Greek song” di Rufus Wainwright. Si racconta una piccola disputa fra due amanti. “È una coppia i cui gusti musicali non coincidono. Nelle differenze però ci si incontra, magari per il tempo di una canzone. Non è autobiografica, limitare tutto alla mia vita sarebbe una gabbia. Nelle canzoni metto sempre una componente di me, ma anche immaginazione e le esistenze degli altri. Che vita faccio? Di basso profilo. Vivo a Catania in un quartiere popolare del centro storico. Mia madre mi disse: no, ti prego, in quel quartiere non ci andare. Oggi è diventato un po’ bohémien, con bar e baretti, ma rimane modesto e questa cosa mi piace”.

Venuti, che dal 3 giugno sarà impegnato in una mezza dozzina di date instore, conta di portare l’album in tour in autunno. Se si guarda attorno e pensa ai nuovi cantautori, lui che ha iniziato a far musica negli anni ’80, non vede una frattura, ma continuità. “È vero che oggi si tende più allo svacco e che il mio linguaggio è più raffinato, ma l’attuale canzone pop è la prosecuzione di quella vecchia. I nuovi autori non nascono dal nulla. Tommaso Paradiso non nasconde che i suoi maestri sono Carboni, Venditti, il primo Vasco. Brunori, poi, è la summa del cantautorato classico italiano: Gaetano, Battisti, Dalla, De Gregori ben miscelati e serviti. C’è un filo che lega le canzoni di oggi a quelle di ieri”.

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