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NEWS   |   Italia / 24/05/2019

Il cantautorap di Cannella, al debutto con 'Siamo stati l'America'

Classe 1995, dopo essere arrivato a un passo da Sanremo riparte dal suo primo album: "Sbaglia chi dice che i nostri testi sono privi di contenuti".

Il cantautorap di Cannella, al debutto con 'Siamo stati l'America'

La formula è quella che negli ultimi ha già portato parecchia fortuna a Coez, Carl Brave, Franco126 e Ultimo: canzoni che strizzano l'occhio al mondo dell'hip hop soprattutto a livello di attitudine, con quel modo di raccontare le storie quotidiane senza salire in cattedra e senza giudicare. È una formula che Cannella, vero nome Enrico Fiore, classe 1995, ripropone mantenendosi vicino ai colleghi ma cercando di metterci del suo. Il suo album d'esordio si intitola "Siamo stati l'America" e dietro c'è lo stesso team di Ultimo. Contiene undici pezzi tra cui "Nei miei ricordi", la ballata che ha permesso al giovane cantautore romano di arrivare a un passo dal Festival di Sanremo lo scorso dicembre: "La delusione legata alla sconfitta l'ho elaborata una volta tornato a casa, quando mi sono rimesso al lavoro con i miei produttori per finire il disco", dice a proposito della sua partecipazione al contest Sanremo Giovani (che ha poi portato sul palco dell'Ariston Einar e Mahmood, quest'ultimo vincitore a sorpresa del Festival con la sua "Soldi"). "È stata comunque un'esperienza bellissima: cantare in tv in prima serata mi ha insegnato a gestire l'ansia in un contesto del genere".

Le prime canzoni scritte da adolescente nella sua cameretta, l'incontro con l'hip hop, i progetti autoprodotti, e poi la firma con una struttura importante. Anticipato dai singoli "Campo Felice", "Di cuore", "Venerdì (live sul Gra)" e "Spazzolino", che in questi mesi hanno permesso a Cannella di farsi conoscere dai seguaci della nuova scena romana, "Siamo stati l'America" contiene undici pezzi che insieme rappresentano un bel biglietto da visita per il giovane cantautore: "A Roma si respira l'aria di questa nuova scena. Anche inconsciamente ci si influenza a vicenda. Nelle nostre canzoni raccontiamo le giornate tipo dei ragazzi come noi, la nostra città, le persone che ci circondano. C'è tanta semplicità nel modo di scrivere", spiega parlando dei paragoni con gli altri esponenti del genere, "sbaglia chi dice che i nostri testi sono privi di contenuti. Ci sono contenuti differenti, se per contenuti si intendono discorsi sui massimi sistemi". Meglio parlare delle piccole cose allora: "O comunque di cose in cui possono rispecchiarsi i nostri coetanei. Così riusciamo a lanciare un messaggio più 'umano'".

Nelle lavorazioni del disco Cannella è stato affiancato dagli Enemies (duo di produttori composto da Yoshimitsu e Manusso) e da Matteo Costanzo, ma dentro - assicura - c'è molta farina del suo sacco: "Ho lavorato all'album praticamente da solo. Ho portato all'etichetta un prodotto che era finito all'80%". Il filo conduttore che lega le canzoni è la fine di una storia importante: "'Siamo stati l'America' è l'ultima canzone che ho scritto. Parla di questa storia lunga cinque anni. Nel disco torna più volte. Alla fine l'amore non è che una guerra e noi siamo stati l'America, la nazione guerrafondaia per eccellenza".

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