Woodstock 50, dalla reunion dei Led Zeppelin al tracollo

Michael Lang avrebbe voluto Page e Plant per celebrare il mezzo secolo di pace, amore e musica, ma ora deve difendersi da chi l'accusa di essere un incompetente

Woodstock 50, dalla reunion dei Led Zeppelin al tracollo

Sic transit gloria mundi: Michael Lang, il promoter originale che cinquant'anni portò a Bethel Woods quello che negli anni successivi sarebbe diventato festival per antonomasia, aveva programmi clamorosi per Woodstock 50, l'edizione celebrativa per il mezzo secolo dei tre giorni di pace, amore e musica in programma - ormai solo teoricamente - tra i prossimi 16 e 18 agosto a Watkins Glen, nello stato di New York: come riferisce l'edizione americana di Billboard, il promoter newyorchese avrebbe voluto in cartellone big come Paul McCartney, Billy Joel e il Santo Graal di chiunque si occupi di live promoting, ovvero la reunion dei Led Zeppelin, operazione di fatto impossibile - per le ripetute ammissioni in merito dei diritti interessati, soprattutto Robert Plant - dopo l'ultima rimpatriata, quella del 10 dicembre 2007 alla O2 Arena di Londra.

Le cose, non è nemmeno il caso di dirlo, sono andate tutt'altro che secondo i piani: dopo aver annunciato un cartellone con lo stesso Plant, Imagine Dragons, Greta Van Fleet, Killers, Miley Cyrus e Jay-Z, Lang si è visto ritirare l'appoggio dal proprio finanziatore di riferimento, il gruppo anglo-nipponico Dentsu Aegis. La mossa della multinazionale ha di fatto congelato lo status della manifestazione, le cui ultime speranze di realizzazione sono aggrappate a un procedimento giudiziario che l'impresario ha avviato in questi giorni presso il tribunale della Grande Mela, nella speranza di costringere l'ormai ex partner a mettere a disposizione i fondi - nello specifico, poco più di 17 milioni di dollari - necessari ad aprire le prevendite e dare il semaforo verde definitivo alla tre giorni.

Alle accuse di Lang, che aveva parlato di "sistematico sabotaggio" da parte del proprio socio di riferimento, ha risposto - riferisce l'edizione americana di Rolling Stone - l'ufficio legale di Dentsu: in un documento depositato presso il tribunale di New York i vertici della multinazionale hanno ribadito come la propria controllata alla quale era affidata da gestione della partnership - la Amplifi Live - abbia agito nel pieno rispetto della legge e delle clausole dell'accordo. E, cosa ancora più importante, ha accusato Lang di gravissime leggerezze in termini di logistica, sicurezza e organizzazione: in particolare, il promoter aveva sovrastimato la capienza dell'area destinata ad ospitare gli spettacoli - l'autodromo di Watkins Glen - sottovalutando le tempistiche per la realizzazione delle infrastrutture che avrebbero garantito un regolare afflusso e deflusso delle oltre 100mila persone.

Da che parte penderà, quindi, l'ago della bilancia della giustizia americana? Se dal canto suo Dentsu baserà la propria linea difensiva sul rispetto delle clausole dell'accordo e delle procedure previste dalla legge, Lang e i suoi, nel documento presentato per la richiesta di ingiunzione, ha parlato di "occasione unica" che "non può essere compensata con rimborsi monetari". Ma in occasione della prima udienza, tenutasi ieri, lunedì 13 maggio, il giudice chiamato a pronunciarsi sul caso, Barry R. Ostrager, è stato piuttosto chiaro circa il côté emotivo della vicenda: "Non voglio sentire alcuna testimonianza di quanto sia importante per il mondo avere Woodstock 50. Questa è una disputa contrattuale". La strada di Lang e del suo festival, quindi, pare sempre più in salita. E, soprattutto, vicina alla fine...

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