Bruce Springsteen racconta Asbury Park

“Prima di me il New Jersey non era sulle mappe. Praticamente l’ho inventato io”. Lo stesso si può dire di Asbury Park... Un attesa del film "Lotta, redenzione e rock’n’roll” (nei cinema il 22, 23 e 24 maggio), la storia del luogo nelle parole di Brice.

Bruce Springsteen racconta Asbury Park

“Prima di me il New Jersey non era sulle mappe. Praticamente l’ho inventato io”, racconta Bruce in “Springsteen On Broadway”, scherzando ma non troppo. Lo stesso si può dire di Asbury Park: una scena musicale complessa ricca e vitale, ma locale e diventata famosa in tutto il mondo grazie al Boss. Ora è diventato una meta di pellegrinaggio dei suoi fan, che cercano le tracce dei luoghi dove ha mosso i primi passi: l’Upstage, lo Stone Pony, e che hanno dato vita ai personaggi di “Greetings from Asbury Park” e della prima fase della carriera.
Questi luoghi tutti abbondantemente raccontati in, “Asbury Park: lotta, redenzione e rock’n’roll”, docu-film dedicato alla storia del rock cittadino che sarà nei cinema italiani solo per tre giorni, il 22, 23 e 24 maggio (scopri l’elenco delle sale qua). Pare che Bruce, dopo avere visto una prima versione del film abbia detto: “Perché non ci sono anche io?”. Detto, fatto: la versione che vedrete nei cinema contiene una sua intervista e diversi brani dal vivo.

Bruce ha parlato abbondantemente del luogo sia in “Born to Run”, la sua autobiografia, che in diverse interviste. Abbiamo raccolto alcuni delle sue dichiarazioni sul luogo e sui sui club:

I sogni di gloria, da ragazzo, si svolgevano già lì:
"La sera mi addormentavo con la testa piena di sogni di gloria rock. Eccone uno: gli Stones hanno un concerto alla Convention Hall di Asbury Park, ma Mick Jagger è malato. Non possono rinunciare a esibirsi, hanno bisogno di un rimpiazzo, ma chi può sostituire Mick? All’improvviso, un eroico giovane si alza in mezzo al pubblico. Ha carisma, voce, look, presenza scenica e niente acne... ed è un chitarrista pazzesco. La band ingrana all’istante, Keith sorride, e da quel momento gli Stones non sono più così impazienti di rimettere in piedi Mick... Il finale? Sempre lo stesso... il pubblico in delirio."

Sull’Upstage, lo storico club raccontato nel film
"Un club come l’Upstage era una risorsa unica e inestimabile per la scena musicale di Asbury Park. Un giorno ci portai Steve Van Zandt, e anche lui lasciò tutti di stucco. Io e Steve eravamo i migliori chitarristi e frontman della zona, e la nostra presenza al club portò alla nascita di vari gruppi destinati a diventare il cuore della scena locale."

Sull’arrivo a New York e la differenza con il New Jersey:
"La mia Asbury Park era un’isola di disadattati e colletti blu, intelligenti ma non intellettuali. Non conoscevo nessuno che avesse realizzato un vero disco o fosse stato ingaggiato da una grande etichetta, non avevo mai firmato contratti di alcun tipo o avuto contatti con uomini d’affari. Insomma, ero completamente sprovvisto di risorse professionali."

Sullo Stone Pony
"Ci ha dato una casa, una volta chiuso l’Upstage. Ha dato una casa ad un gruppo locale di musicisti la cui influenza sarebbe stata di vasta portata. E finì per essere un po‘ parte della mitologia della città e di quegli anni particolari, e questa divenne una piccola parte della storia di Asbury Park e si diffuse in tutto il mondo. Quindi, se qualcuno mi avesse detto che qualcuno in Olanda avrebbe mai conosciuto lo Stone Pony, sarei rimasto scioccato. Voglio dire, al suo culmine, era davvero, era solo un bar di quartiere."

Sul successo di Asbury Park nel mondo
"Ne sono molto, molto felice. È incredibile andare laggiù e vedere tutto prosperare. Sono un po’ il Fantasma del Natale passato: posso camminare invisibilmente lungo la passerella e tutti sono impegnati a dedicarsi alla loro attività attuale. Quindi è bello. E quindi è bello vedere la sua rinascita."

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