NEWS   |   Recensioni concerti / 09/05/2019

Il concerto senza limiti di Marco Mengoni: la recensione

L'"Atlantico tour" arriva a Roma, dove il cantante gioca in casa. Siamo andati a sentirlo: ecco come ci è sembrato.

Il concerto senza limiti di Marco Mengoni: la recensione

"Questo è un concerto senza limiti", dice Marco dopo aver rotto il ghiaccio con le prime canzoni in scaletta, riprendendo fiato con un sorriso, "se avete voglia di cantare, ballare o pogare, be', siete liberi di farlo". È in giro da dieci anni ormai, ma forse Mengoni non era mai stato così completamente a suo agio sul palco come lo è in questa serie di concerti. Il tour di "Atlantico" fa vivere nei palasport i suoni e i colori del nuovo album (leggi qui la recensione), che tra Sud America e echi di Paul Simon ha rappresentato un altro step per la musica del cantante. Un'evoluzione e una crescita artistica raccontata ora da Mengoni anche sul palco, in un concerto senza limiti - appunto - che lo vede omaggiare tutti i suoi principali punti di riferimento, da Michael Jackson a eroi della black music come Sam Cooke e Stevie Wonder, passando per Kanye West e le influenze latine e afro del nuovo disco.

"I'ma show you how great I am", risuona all'inizio del concerto la voce di Muhammad Ali tra gli spalti del Palazzo dello Sport di Roma, dove il tour è arrivato ieri sera - per la prima di tre date - dopo le anteprime europee "di riscaldamento" dello scorso aprile e dopo le tappe iniziali a Torino e Milano. È una sorta di dichiarazione di intenti: "Adesso vi faccio vedere di cosa sono capace" è il messaggio, ambizioso - ma senza spocchia - del cantante. Quando spunta fuori sul palco da una botola, resta immobile per alcuni istanti, statuario. Forse un omaggio non dichiarato al celebre concerto del "Dangerous tour" di Michael Jackson a Bucarest del '92, il primo di una serie di giochi di rimando e citazioni più o meno esplicite nascoste tra le righe dello spettacolo, che vengono fuori man mano che il concerto va avanti.

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Nel modo in cui riesce a sintetizzare in un unico show le tante sfaccettature del cantante, tra tutti i progetti portati in scena da Mengoni negli ultimi anni "Atlantico" è quello che probabilmente gli somiglia di più. C'è la sana follia degli esordi con "Re matto" e "Solo" (praticamente un'altra vita), c'è qualche passaggio intimista che ricorda l'esperienza del tour teatrale legato a "L'essenziale" e c'è la spettacolarità pop delle ultime tournée nei palasport, soprattutto nella scenografia e nelle luci (curate da Jordan Babev, già collaboratore di Phoenix e Editors, e in Italia Subsonica, Negramaro, Motel Connection), tra schermi, barre led e diavolerie varie. A pensarci bene, in effetti, si ha quasi l'impressione di assistere a tre diversi show in un unico concerto, tanto è vario lo spettacolo dal punto di vista dei suoni e delle atmosfere: è uno show che si evolve e si trasforma prendendo spesso direzioni inaspettate, talvolta spiazzando - Mengoni ha ammesso di essersi ispirato agli spettacoli di David Byrne (all'inizio della sua carriera incise anche una cover di "Psycho killer" dei Talking Heads), comunemente noti quanto a stravaganza e bizzarria.

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Il pericolo è quello di perdere il filo, ma è un rischio che Mengoni corre intenzionalmente per ricercare quell'idea di concerto-senza-limiti alla base di "Atlantico". Così, complice anche la versatilità della band, composta da musicisti di varia estrazione (la direzione musicale di Christian Rigano, collaboratore di lunga data di Tiziano Ferro e Jovanotti, la batteria di Davide Sollazzi, già componente della band sperimentale-industrial dei Bamboo, le voci black dei coristi Barbari Comi, Moris Pradella e Yvonne Park), passa come un camaleonte dalla citazione di "Chan chan" di Compay Segundo (Buena Vista Social Club) all'inizio di "Buona vita" all'omaggio a Sam Cooke con il classico "A change is gonna come" nell'incipit di "Proteggiti da me", dal chiaro omaggio alle sonorità di "Graceland" di Paul Simon in "Dialogo tra due pazzi" (uno dei passaggi più onirici del concerto, con Marco inginocchiato a bordo palco con lo sguardo fisso in camera, come seduto sul bordo di un immaginario pozzo dei desideri) a una strana versione di "Credimi ancora" in mash up com "Amazing" di Kanye West e "Pastime paradise" di Stevie Wonder.

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Le canzoni in scaletta sono una trentina (dieci delle quali pescate da "Atlantico"), per circa due ore piene di musica: forse una scaletta un po' più compatta renderebbe più godibile lo show, che tutto sommato funziona e coinvolge, oltre a portare a un livello superiore la sua attitudine live. Con un concerto del genere potrebbe ambire a spazi più grandi e il decennale di carriera potrebbe essere l'alibi perfetto, ma per ora Mengoni non vuole correre: "Concerti in grandi spazi? No, a me piace fare le cose con calma, non sento l'esigenza di correre per conquistare posti come gli stadi", ci confessa nel backstage, a fine concerto. Sarà quel che sarà, insomma. Intanto fino a fine maggio sarà impegnato nelle arene, mentre in estate tornerà a esibirsi dal vivo in alcune particolari location. Comunque un modo per portare il suo "Atlantico" fuori dai limiti dei palasport.

di Mattia Marzi

"Muhammad Ali"
"Voglio"
"Ti ho voluto bene veramente"
"In un giorno qualunque"
"Dove si vola"
"Sai che"
"Atlantico"
"Pronto a correre"
"La ragione del mondo"
"Buona vita"
"Parole in circolo"
"Proteggiti da me"
"Dialogo tra due pazzi"
"La casa Azul"
"Onde"
"Amalia"
"Guerriero"
"Mille lire"
"L'essenziale" (al piano)
Medley: "20 sigarette / Le cose che non ho / Non passerai"
"Esseri umani"
"Credimi ancora"
"Io ti aspetto"
"L'essenziale"
"Hola"

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