National, l’anteprima dell’album e del film “I am easy to find”

A Milano è stato presentato il nuovo lavoro della band americana, assieme al regista Mike Mills: un progetto meraviglioso e spaventoso sulla costruzione dell’identità.

National, l’anteprima dell’album e del film “I am easy to find”

La voce di un uomo esce dagli altoparlanti: “Mi faccio un’overdose di Annette Bening e ascolto di nuovo i R.E.M., ‘Begin The Begin’ ancora e ancora, ‘Begin The Begin’ ancora e ancora”. Un coro femminile risponde: “Se la tristezza della vita ti consuma e le mancanze dell’uomo ti fanno sospirare, puoi aspettare l’ora che presto giungerà, quando questo nobile esperimento sarà concluso”. La voce maschile è quella di Matt Berninger, quelle femminili sono di Gail Ann Dorsey, Lisa Hannigan e Kate Stables. Fa uno strano effetto ascoltare questo dialogo sulla vita e la morte seduto al buio in un locale rock, davanti a un grande schermo grigio che riporta solo il titolo della canzone: “Not in Kansas”.

Sono al Santeria Social Club di Milano ed è in corso l’ascolto del nuovo album dei National “I am easy to find”. La band statunitense ha scelto una ventina di luoghi nel mondo per fare sentire ai fan in anteprima il disco che uscirà il 17 maggio e per mostrare il film ad esso collegato diretto da Mike Mills (il regista di “Le donne della mia vita”, non il bassista dei R.E.M.). Le due cose sono strettamente collegate. Pur avendo conosciuto Berninger solo nel 2017, Mills è diventato per questo progetto il direttore creativo del gruppo e per girare il film ha utilizzato liberamente i materiali che i National stavano incidendo per “I am easy to find”.

Per prima cosa viene mostrato il film. È un’interpretazione libera dell’album e a sua volta lo ha influenzato, spingendo il gruppo a raccogliere stimoli e idee lanciate da Mills. In sostanza, in 24 minuti si racconta la vita, dalla nascita alla morte, di un personaggio interpretato da Alicia Vikander. Il regista decide di non truccare l’attrice che resta sostanzialmente uguale sia quando ha 10 anni, sia nella vecchiaia, una scelta che suscita alcune domande interessanti sull’identità e sulla percezione che abbiamo di noi stessi.

Mills usa un bianco e nero quasi asettico, la narrazione è impersonale e frammentata, la fotografia è spesso minimale. Con l’ausilio di commenti in sovrimpressione molto secchi – “Il suo primo ti amo”, “Suo marito è diverso da come pensava”, “Apprende della morte della madre”, “Si chiede com’è diventata questa persona e non altre” – si raccontano episodi importanti o apparentemente poco significativi di un’esistenza fra tante.

Alcune canzoni dell’album (“Quiet light”, “The pull of you”, “Oblivions”, “Rylan”, “I am easy to find”, “Light years”) sono montate liberamente fino a costituire un flusso musicale che rende le immagini forti, stranamente commoventi. Vedere una vita riassunta in meno di mezz’ora e in poco più di 150 scene – una vita qualunque con piccole gioie e grandi dolori, le difficoltà quotidiane e nessuna grande impresa, la nostra vita insomma – è assieme meraviglioso e spaventoso.  Col suo linguaggio apparentemente asettico, ma reso emotivamente potente dai frammenti musicali “rubati” ai National, Mills riesce a suscitare empatia per la protagonista e allo stesso tempo uno struggimento profondo: è davvero tutta qui, la vita?

Forse anche “I am easy to find”, l’album, è così: sono frammenti di vita. Sono quei pezzi di esistenza che alla fine ti rendono quel che sei. L’idea è che entrambi, disco e film, siano rappresentazioni libere di che cosa significa essere uomini e donne nel 2019. Da molti testi sembra emergere un tormento privato, tutto personale, proiettato a volte su uno sfondo collettivo tumultuoso. “Ho paura che non avrò il coraggio di prendere a cazzotti un nazi. Padre, che cosa c’è di sbagliato in me?”, canta a un certo punto Berninger. Altri testi sembrano analisi abbozzate del malessere che prima o poi tutti proviamo, altri ancora sono dialoghi intimi fra un uomo e una donna. “Odio amarti così tanto”, dice il protagonista di una canzone.

Subito dopo la proiezione, parte l’ascolto di “I am easy to find”. Sono 68 minuti pieni d’immagini, suoni, suggestioni. Potrebbe essere una delle cose migliori incise dai National negli ultimi anni, di sicuro è uno dei loro lavori musicalmente più raffinati anche se è difficile coglierlo distratti dal brusio di 200 persone che ascoltano il disco e intanto parlottano e postano su Facebook e Instagram. Il disco comincia con una frase di chitarra elettrica manipolata, un’introduzione che si fa largo nel silenzio come un’interferenza. La prima cosa che si nota è la presenza di voci femminili. Non è un disco di duetti, ma oltre a Gail Ann Dorsey, Lisa Hannigan e Kate Stables (alias This Is The Kit) ci sono Sharon Van Etten, Mina Tindle, Eve Owen (nel film appare anche la voce di Melissa Laveaux). Canzoni dai timbri scuri sono abbinate ad arrangiamenti raffinati per archi e pianoforte e ai cori sovrannaturali del Brooklyn Youth Chorus. Nei momenti migliori, è una meraviglia.

Il film, le cantanti ospiti, l’impronta di Mills, la collaborazione di Thomas Bartlett, i testi scritti dal cantante con la moglie Carin Besser, le orchestrazioni di Bryce Dessner, che è fuori anche con un bell’album per Deutsche Grammophon inciso con le sorelle Labèque, tutti questi elementi fanno di “I am easy to find” un’opera collettiva in cui i National ridiscutono il concetto stesso di gruppo rock. Non più una banda di pochi individui, ma un collettivo aperto che riceve e rielabora stimoli esterni e che può permettersi di incidere sia pezzi vibranti d’emozione cantabili dai fan, sia intermezzi vocali che potreste trovare in un disco di musica contemporanea. La lenta e scura vibrazione su cui sono costruite le canzoni dei National si frammenta e in quelle fessure s’inseriscono le brillanti pennellate degli archi. I ritmi sono spesso talmente articolati da non definire una pulsazione costante. Forse è per questo che Mills, a un certo punto, fa pensare ad Alicia Wikander una cosa sulla musica caotica che si capisce solo dopo un po’ di tempo.

A pensarci bene, seduto su una sedia di fronte a uno schermo grigio, “I am easy to find” sembra proprio un progetto sulla formazione dell’identità. È un pensiero che sfiora anche Alicia: perché siamo quel che siamo? Che cosa ci rende così? E forse la risposta sta anche nella canzone in cui Berninger cita i R.E.M. In “Not in Kansas” il cantante cumula in modo disordinato ricordi, sensazioni, esperienze d’ogni tipo, una collezione di fatti e sensazioni che richiama il film di Mills. Siamo la somma degli eventi che ci capitano, della cultura in cui cresciamo, del modo in cui elaboriamo paure ed esperienze. Siamo la somma di piccole cose. E certo, anche della musica, ancora e ancora.

(Claudio Todesco)

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.