Steven Van Zandt, musicista, attivista, attore, ma soprattutto anima di Asbury Park (2 / 5)

Little Steven, le radici nel New Jersey e il sogno di una musica che superi le barriere fra sound bianco e nero

Amico di Bruce Springsteen fin dagli anni ’60, Steven Van Zandt ne condivide le scorribande a Asbury Park. È Bruce a fargli conoscere l’Upstage, il club dove – racconta Little Steven nel film “Asbury Park: lotta, redenzione e rock’n’roll” – “ascoltavi musica che ti faceva fluttuare a 30 centimetri dal pavimento”. Ed è ancora Bruce a chiedergli il permesso di suonare una Fender Telecaster, perché in quel periodo venivi definito dalla chitarra che suonavi ed era Little Steven a imbracciare una Tele. In quegli anni, racconta il regista Tom Jones, Asbury Park era “una città divisa in due dai binari della ferrovia. Da una parte il West Side, con la musica e la cultura afro-americana e gli immigrati italiani ed ebrei. Dall’altra parte quel che era rimasto di Asbury Park come destinazione turistica. Le uniche persone che hanno attraversato quei binari sono stati i musicisti”. Uno di quei musicisti è Steven Van Zandt che, grazie alla passione per il rock’n’roll, e il rhythm & blues, diventa il braccio destro di Springsteen, produttore e principale autore di Southside Johnny, co-protagonista dell’epopea della E Street Band. La fusione fra sound nero e bianco parte da un gruppo chiamato Dr. Zoom and the Sonic Boom, una sorta di E Street Band ante litteram in cui suonano sia Bruce Springsteen che Little Steven. “Fu in quel periodo” ha ricordato quest’ultimo “che noi ragazzi bianchi scoprimmo che non c’è niente di più bello che suonare con i fiati rhythm & blues”.

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