Clementino racconta la sua “Tarantella” fra cocaina e redenzione – INTERVISTA

Due anni d’inferno, dentro e fuori da una comunità. E ora un disco autobiografico. “Perché il rap è verità”

Clementino racconta la sua “Tarantella” fra cocaina e redenzione – INTERVISTA

“Oggi sembro Benigni”, dice scherzando Clementino. Il rapper è sul palco del Teatro Verdi di Milano per presentare alla stampa il nuovo album “Tarantelle”. Il disco mette assieme lo stile che Clementino chiama Black Pulcinella, mix fra hip-hop americano vecchia scuola e radici napoletane, e brani riflessivi quasi cantautorali che, sul palco del Verdi, il cantante esegue alla chitarra acustica. “Questo disco è un concept che raffigura il Clementino adolescente che sognava di diventare rapper”, racconta a Rockol. “E ora che lo sono davvero mi guardo indietro e racconto quel che ho passato”.

In napoletano, tarantella significa guai, casini. O burdell, dice Clementino. E lui di casini ne ha passati tanti. “Due anni d’inferno”, racconta. “Sono stato in comunità per due volte per via della cocaina, sono stato in cura da uno psicologo”. L’album si chiama “Tarantelle” proprio per evocare questi anni turbolenti e per assonanza con i tarantolati, “disperati che ballavano per superare il dolore, che è un po’ quel che ho fatto io”.

Ecco spiegate canzoni come “Un palmo dal cielo”, che racconta i sogni che Clementino faceva mentre si trovava in comunità e che trascriveva ogni mattina. Oppure “La mia follia”, su un ragazzo che sta morendo per overdose di cocaina. “L’ho scritta dopo una brutta serata”, confessa. La musica è stata d’aiuto? “Mi ha salvato la vita. Nei momenti di difficoltà, al posto di perdere tempo in strada a fare cose brutte mi sono chiuso in studio a far canzoni. Se non ci fossero state la musica, gli amici e la famiglia sarei caduto nel baratro. Mentre ero in comunità, a Cosenza, organizzavo gli spettacoli. Ho fatto ‘E fuori nevica!’ di Salemme. Mi sembrava di essere nel film ‘Scugnizzi’”.

Sulla copertina di “Tarantelle” c’è una foto di Clementino a 16 anni. Dentro ci sono vari riferimenti a quand’era bambino e poi ragazzo. C’è anche la registrazione di un dialogo con la madre risalente al 1985. “Nel momento in cui riacquisti la lucidità ti volti indietro e vedi quel che hai fatto. Sono passati più di vent’anni da quando ho iniziato a rappare. Mi sono detto: ricomincio da capo”. Nel percorso ci sono state anche delusioni. “Ho fatto la gavetta, non sono diventato famoso tutto in una volta. Al primo in-store che ho fatto, a Firenze, c’erano tre persone”.

Un tempo Clementino scriveva 10 canzoni e le pubblicava in fretta. Questa volta, dice, ha voluto prendere tempo per sé stesso. “Basta fare un album dietro l’altro senza il tempo di studiare le tracce rima per rima. Questo disco è più pensato e maturo. In tutto quello che ho scritto c’è verità, perché il rap è solo e semplicemente una cosa: la verità”.

L’album si apre con “Gandhi” dove Clementino si definisce uno degli ultimi superstiti di una grande generazione e se la prende con chi ha “rovinato una rap-generazione”. Ce l’ha forse con i trapper? “No, perché così come ci sono rapper bravi e rapper scarsi, ci sono trapper bravi e trapper scarsi. Parlo della generazione che è interessata solo all’apparenza e ai like. Rapper ragazzini prendono 100 mila like a post, Vasco Rossi 6 mila: vuol dire che sono meglio di Vasco?”.

E così, Clementino ha deciso di parlare solo di musica sulle sue pagine social. “Hip-hop è pace, amore e… soprattutto andare a tempo. Bisogna metterci stile. Meglio uno che fa la rima cuore-amore a tempo e con stile che un altro che inneggia alla droga, per di più fuori tempo. Oh, ragazzi, ma che cazzo dite? Io vorrei farvi capire quel che ho passato per la cocaina. Se a questi rapper non tiro le orecchie io che ho 37 anni, chi lo fa? Ma ripeto: non ce l’ho con la trap. Travis Scott fa trap e fa paura. Il problema non è Sfera Ebbasta che ha inventato la sua cosa. Il problema sono quelli che arrivano dopo e che pensano prima ad apparire e poi a fare rap. Io prima di mettermi il cappellino al contrario ho dovuto imparare a fare freestyle”.

Nella seconda metà di giugno Clementino sarà in tour in Europa “per portare messaggi di italianità a chi è là per lavoro”. Sarà anche una prova generale per la tournée italiana in autunno-inverno. “Ci sarà una band chitarra-basso-batteria, una bella scenografia, momenti d’intrattenimento. E magari pure la battle fra Iena White e Clementino”. Non gli spiacerebbe fare il giudice in un talent. “Ho lavorato per 10 anni come animatore nei villaggi turistici in Sardegna e Sicilia. Mi ci vedo a fare lo showman”.

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