Steve Wynn racconta e suona i Dream Syndicate: “Sempre fuori dal tempo” - video #NoFilter

Il cantautore americano, di passaggio a Milano, suona in acustico canzoni dal nuovo “These times” e i classici della band: l’intervista e i video.

Steve Wynn racconta e suona i Dream Syndicate: “Sempre fuori dal tempo” - video #NoFilter

Un uomo arriva da solo, con una chitarra sulle spalle a mo' di zaino: si dirige verso il locale dove suonerà stasera, con i suoi amici. Sembra un musicista normale, che passeggia in una via laterale della zona navigli di Milano. Ma è Steve Wynn: uno tutt’altro che normale. 59 anni, ma con l’aspetto di un quarantenne. Non mostra i 40 anni ”on the road”: sta andando verso “Germi”, il locale dei suoi amici Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo, dove la sera suonerà in versione solista. “Mi piace essere impegnato, mi piace viaggiare. Alla mia età ti viene da pensare: ‘cosa voglio fare davvero?”. La mia risposta è: viaggiare e suonare, scrivere, incidere. Non è un lavoro in cui spero che arrivi il weekend per andare in spiaggia”, mi racconterà poco dopo

Steve è una leggenda anche e soprattutto per la sua band degli anni '80, i Dream Syndicate, che ha riformato nel 2012, dopo 23 anni. Nel 2017 hanno pubblicato un album nuovo: sorpresa, non era solo una reunion nostalgica (ed economica) di quelle che abbondano; no, “How Did I Find Myself Here?” è un gran disco di rock di livello pari a quelli storici”. Domani, 3 maggio, esce invece “These times”, secondo atto della reunion e - sorpresa  - è ancora più bello e tosto del precedente.  

Sorpresa, ma non troppo: Wynn è uno abituato a fare quello che vuole, per il gusto di suonare. E’ prima di tutto un fan della musica, e si capisce da come nella chiacchierata, seduti sulle poltrone di Germi di fronte ad un bicchiere di vino, infila riferimenti e citazioni.  Poco prima, ci ha regalato un paio di canzoni in acustico, tra cui “Bullet holes”, dal nuovo disco della band. Attacca la chitarra e via.

“Bullet holes” è una delle canzoni-canzoni di “These times”: un classico rock: la band lo presenterà dal vivo questa estate (qua le date, a cui sono state da poco aggiunte quella di Domenica 16 Giugno a Venezia e Sabato 22 Giugno a Roma). 
Ma il disco è ancora più estremo del precedente, psichedelico e acido: “L’altro disco ci ha dato la libertà di fare questo lavoro. Volevamo ripresentarci al pubblico, ma allo stesso tempo fare qualcosa di nuovo. In realtà, siamo sempre stati fuori dal tempo e questo ci ha ci ha salvati. Negli anni ’80 ascoltavamo i Velvet Underground, il kraut rock, il free jazz. Ora è normale esibire questi riferimenti, ma al tempo nessuno lo faceva”, ci speiga

Nei mesi scorsi c’è stata l’operazione “3X4”, un disco condiviso con gli amici losangelini del periodo, il cosiddetto “Paisley Underground": Rain Parade, Bangles, Three O’ Clock: “Non odio il mio passato, non ho alcun problema con quello che ho fatto prima, né con la scena fantastica da cui sono arrivato: per un anno abbiamo vissuto come Liverpool o Manchester o il CBGS’s: abbiamo suonato e passato tempo insieme, ci siamo scambiati idee”, ricorda.
Ma “These times” è un disco centrato sul presente, fin dal titolo. “Per alcuni siamo nostalgici, rappresentiamo il passato, e va bene così. Ma so anche che abbiamo musica che suna attuale: ci sentiamo molto contemporanei e penso che questo disco sia più consapevole. Guarda più avanti che indietro. Siamo una band diversa da quella degli anni ‘80. Siamo una band che improvvisa, più psichedelica, da tarda notte. Condividiamo qualcosa con l’approccio delle origini, soprattutto con “The days of wine and roses”. era un periodo in cui potevamo suonare un accordo per un'ora e non fare nient'altro che è ciò che significa che penso che siamo tornati in quella direzione”.
Gli chiediamo una canzone del periodo, e lui tira fuori “That’s what you always say”, uno dei tanti classici del loro disco di esordio, targato 1982.

“Lavorando a questo nuovo disco mi sono chiesto chiedo se i vecchi fan lo capiranno. Ma mia moglie Linda  mi dice sempre: ‘non sottovalutare il tuo pubblico'. Credo abbia ragione. Sono sicuro che anche Paul McCartney o Mick Jagger sappiano che la gente non vuole solo sentire le hit” La moglie Linda Pittmon è una delle figure chiave della sua vita musicale: batterista, suona spesso con lui, per esempio nei Baseball Project, la band formata con metà degli ex- R.E.M. e dedicata alle storie dello sport nazionale americano. “In questo momento Linda sta incidendo 4 dischi in contemporanea con Peter Buck, non so come faccia”, dice. Ma poi inizia a elencare i suoi progetti. “Credo che farò un disco solista, non ne faccio uno da 10 anni. Voglio tornare Baseball Project, ho inciso un album in Norvegia con una band locale che è pazzesco:  come se i Suicide incidessero “Transformer” di Lou Reed. Ho un’idea per un disco con Cesare Basile, che spero di fare quest’anno, un altro disco in Spagna”, dice, prima di congedarsi.

Arrivano Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo, ed escono a cena. La sera Manuel lo presenta dicendo: “Ho iniziato a fare musica perché volevo essere come lui”, Wynn sale sul palco per un concerto di fronte a 100 persone, una serata epica: brani dei Dream Syndicate, solisti, e collaborazioni con i due Afterhours e con Enrico Gabrielli, incontrato per caso la mattina camminando sui Navigli: “non abbiamo provato, ma non serve”, dice. “Ci conosciamo e suoniamo assieme da così tanto tempo che ci capiamo al volo”. Bentornati nel sindacato dei sogni: se questi sono “These times”, allora non va così male.

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