Il nuovo folk dei Mumford & Sons: il report del concerto al Mediolanum Forum di Assago (MI) - SCALETTA

I Mumford & Sons sono andati in scena il 29 aprile al Mediolanum Forum di Assago, Milano, nell'unica data prevista in Italia dal tour della band londinese a supporto di "Delta". Ecco com'è andata.

Il nuovo folk dei Mumford & Sons: il report del concerto al Mediolanum Forum di Assago (MI) - SCALETTA

Non era scontato come pubblico avrebbe accolto la resa live dei brani di “Delta”, l’ultima prova di studio dei Mumford & Sons, arrivata a tre anni di distanza dal disco che ha segnato il cambio di direzione della band londinese, “Wilder Mind”, con il banjo che era diventato il marchio di fabbrica di Marcus Mumford e soci appeso al chiodo e le influenze bluegrass che sembravano essersi tramutate in antico miraggio. Eppure, la formazione britannica ha riportato sul palco gli strumenti delle origini e con essi l’intensità trascinante che già dieci anni fa, quando i Mumford & Sons hanno esordito nel mercato del disco, li ha fatti notare, riuscendo sul palco a rendere più vicini al gusto dei fan della prima ora i lavori più recenti. I Mumford & Sons e il loro nuovo folk, insomma, sembrano aver fatto pace con la tanto vituperata “svolta”.

Palco al centro del palazzetto dello sport e luci calde che rimandano alle atmosfere della musica dei monti Appalachi, culla delle forme primordiali del country. È questo il set che accoglie il gruppo questa sera, 29 aprile, al Mediolanum Forum di Assago, nella periferia sud di Milano, dove la band si è esibita nell’unica data italiana prevista dalla tournée. Hanno fatto un bel salto i Mumford, dopo che – circoscrivendo i ricordi al capoluogo lombardo – circa tre anni fa erano andati in scena nello spazio esterno del palasport, l’area estiva allestita nella bella stagione, e ancora prima, nel 2013, all’Alcatraz. Anticipati dai Gang of Youths - che raggiungeranno il gruppo anche durante il bis, per suonare insieme “Blood” dei Middle East, l’unica cover del live meneghino – i musicisti britannici danno il via alla festa con il singolo apripista di “Delta”, “Guiding Light”, ma subito passano a “Little Lion Man”, come a dire che qui nessuno ha rinnegato niente, e restano sui primi due album anche con le successive “Holland Road” e “The Cave”. Il resto del live, encore escluso, è tutto dedicato agli ultimi due dischi del quartetto, con l’eccezione di “Lover of the Light”, che vede il frontman prestarsi anche alla batteria. Sono i classici più trascinanti a far esplodere il pubblico, su tutte “Little Lion Man” e “The Cave”, ma anche i brani più nuovi sono sempre accolti con entusiasmo, cantati parola per parola e supportati fino alle ultime note, molto più liberi da quell’effetto un po’ artificioso e poco Mumford & Sons che facevano su disco. Mr. Mumford segue l’onda e gioca con il suo pubblico, abbozzando, e non è il solo, battute in italiano, esortando i presenti ad accompagnare la band con le luci dei cellulari su “Believe”, buttandosi tra la folla senza mai perdere un colpo, tanto impeccabile da sembrare quasi in playback, nonostante la forsennata corsa fino alle gradinate del secondo anello e il faticoso ritorno attraverso il parterre.Il bis, infine, rende omaggio al passato con “Awake My Soul” e “I Will Wait”, anticipate dall’esecuzione in cerchio di “Forever” a quattro voci – “Shut the fuck up”, scherza Marcus Mumford invitando il pubblico a limitare il rumore su questo pezzo - e seguite da “Delta”, la title track che chiude l’encore e, dunque, anche il concerto.

La corsa verso la metro e i parcheggi a fine concerto non si fa troppo sentire. Sarà che in molti ancora sperano che i Mumford tornino in scena sebbene tutto lasci intendere che non succederà, sarà che le strade sono particolarmente vuote nonostante il sold out, sarà che dopo i concerti ben riusciti ci si muove sempre un po’ più piano, con un nuovo ritmo interno che prende le distanze dall’isterica frenesia quotidiana e lascia spazio all’arte. “Roll away your stone, I'll roll away mine / Together we can see what we will find”, direbbero forse Mumford e compagni, che il 1° maggio si sposteranno in Germania per proseguire il tour. Un tour che, se manterrà la qualità dimostrata questa sera da Marcus Mumford, Winston Marshall, Ben Lovett e Ted Dwane, non potrà che consacrare i meriti di questi figli tardivi degli anni Quaranta.

Erica Manniello

Scaletta:

Guiding Light 
Little Lion Man 
Holland Road 
The Cave 
Beloved 
Lover of the Light 
Tompkins Square Park 
Believe 
Ditmas 
Slip Away 
Picture You 
Darkness Visible 
The Wolf 

Encore:
Forever 
Blood (cover dei Middle East) con i Gang of Youths
Awake My Soul 
I Will Wait 
Delta 

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