NEWS   |   Italia / 22/04/2019

La rivincita del vinile, 180 grammi di storia e di musica serviti su un piatto (1 / 5)

Quarant’anni dopo, il disco in vinile si sta prendendo una sonora rivincita. Mentre le fabbriche faticano a star dietro alle richieste, una nuova generazione di ascoltatori scopre il rituale che dà accesso a un mondo magico, innocente e perduto

La rivincita del vinile, 180 grammi di storia e di musica serviti su un piatto
In collaborazione con

Quarant’anni fa, nel marzo 1979, la Philips presentava alla stampa un prototipo di compact disc. L’ascesa del nuovo supporto fu talmente repentina da sembrare inarrestabile. Già alla fine degli anni ’80, alcune etichette discografiche abbandonarono la stampa in vinile. Il caro vecchio “padellone” nero sembrava destinato a morte certa.

E invece no. Quarant’anni dopo, il vinile si sta prendendo una rivincita. Mentre macchinari d’epoca tornano di moda e le fabbriche che stampano 33 giri faticano a star dietro alle richieste, una nuova generazione di ascoltatori scopre il rituale che i Pearl Jam descrivevano in “Spin the black circle”: il disco che gira, il braccio che cala, la puntina che trova i solchi. Una droga.

Nonostante le dispute tra audiofili, il revival del vinile ha qualcosa di romantico e irrazionale. Dischi grandi come piatti di portata, puntine, copertine con grafiche piene di particolari, crediti dettagliati e, perché no, piccoli fruscii sono la porta d’accesso a un mondo magico, innocente e perduto, a un’epoca di grandi album come “What’s going on” di Marvin Gaye o “Who’s next” degli Who.

In questo speciale vi raccontiamo i dati dell’industria, il nuovo pubblico del vinile, il formato 180 grammi, la stampa dei 33 giri che abbiamo rimparato ad amare.