Loredana Berté, una per cui la guerra non è mai finita

Per quanto possa essersi addolcita e per quanto possa aver smussato gli angoli del suo carattere burbero, Loredana Berté resta sempre una leonessa: la leonessa del rock italiano. Il racconto del concerto a Roma.

Loredana Berté, una per cui la guerra non è mai finita

Un faro illumina la recinzione di filo spinato che divide idealmente il palco dal pubblico: quella recinzione è lì a rappresentare le barriere che negli ultimi anni, almeno fino al progetto curato dalla Mannoia che nel 2016 ha contribuito a riportarla sulle scene (dopo più di dieci anni di impasse discografico), hanno tenuto la leonessa lontana dalle scene, segregata in una gabbia - forse mentale prima che reale - fatta dai suoi demoni, dalle sue paure e dalle sue insicurezze. Altre luci, un po' più piccole, illuminano i vari angoli del palco come se fossero i fari di tanti elicotteri: la leonessa è fuggita dalla gabbia e tutti sono sulle sue tracce. Quando poi si accendono i riflettori, Loredana è al centro della scena, circondata dai suoi musicisti, con le braccia spalancate a tenersi le estremità della gonna. Come a dire: "Cercavate me? Proprio me? Be', eccomi qua". Non poteva scegliere pezzo migliore per aprire il concerto: "Maledetto luna park" è un ironico ritrattino di quel circo di cui per tanti anni la leonessa è stata l'attrazione principale e che ora si diverte a scompigliare, proprio come nel video - mostrato sullo schermo alle sue spalle - in cui si aggira in un parco giochi con una mazza da baseball stretta tra le mani.

"Perché il tempo è un lecca lecca / e ho già rotto i miei collant": c'è un misto di amarezza e di disillusione nella voce di Loredana Berté, ma anche la voglia di sfogarsi, di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Sul palco porta tutta la sua disobbedienza, la vena libera e politicamente scorretta di "una per cui la guerra non è mai finita", una che non sta "fra gli inni e le bandiere, fra le pecore in processione, chi ha la faccia come il sedere ed in tasca una soluzione", come precisa in "LiBerté", la canzone che dà il titolo all'album uscito lo scorso settembre, a cui è legato il tour teatrale che dopo la tappa al Brancaccio di Roma - di fronte al pubblico delle grandi occasioni - terrà la cantante ancora impegnata fino ai primi di giugno.

Il concerto è a suo modo rock: i suoni duri, taglienti e spigolosi dei pezzi in scaletta aiutano Loredana a tirare fuori tutta la sua energia. Ché alla fine Loredana Berté è stata a suo modo una delle pochissime rockstar della musica italiana, e continua ad esserlo tutt'oggi: libera finalmente da qualsiasi costrizione e da qualsiasi gabbia mentale o reale che sia, nei pezzi di "LiBerté" parla di sé, delle invisibili pareti che la circondano, di posti scuri, di quanto ha faticato per uscire fuori da quell'incubo che di lasciarla andare proprio non ne voleva sapere. "Se Dio ha barato a mio sfavore dovrà saldare il conto con la mia anima carbone", ruggisce in uno dei passaggi più amari della scaletta, "Anima carbone" ("Racconta la parte oscura di me", sussurra al microfono), e il pubblico le regala una doverosa standing ovation.

Pazienza se la voce non è sempre perfetta: lì dove non arriva la voce, arriva il carisma (Aida Cooper, la storica corista, fa quasi tenerezza nascosta lì dietro in quell'angoletto, se non altro perché accanto alla potenza dirompente della Berté la sua presenza sembra quasi superflua - Loredana le lascia il palco a metà concerto per un omaggio a sua sorella Mia Martini con "Donna"). Pezzi più recenti come "Strade di fuoco", "Una donna come me", "Messaggio dalla luna" o la sanremese "Cosa ti aspetti da me" si mischiano ai manifesti del passato, da "Mi manchi" ("L'ho scritta in Svezia quando ero sposata, davanti a un mare gelato e alle macchine che si scontravano, dopo una furibonda litigata con mio marito", racconta) a "Sei bellissima", passando per "Luna" (con i suoi fantasmi che si materializzano sul palco, a partire da quello di sua sorella, e lei che disperata grida tutta la sua rabbia), "Dedicato" e "Non sono una signora", e restituiscono agli spettatori l'immagine di una donna che non si accontenta di essere un'icona da venerare e onorare, ma che vuole dimostrare di avere ancora tante cose da dire.

Loredana si guarda alle spalle e traccia un bilancio della sua carriera, della sua vita, fino ad oggi. Ma senza rimpianti, perché "non ha tempo né voglia di nostalgia", come cantava in "È andata così", il bell'inedito di Ligabue inciso per "Amici non ne ho... Ma amiche sì", rimasto - ahinoi - fuori dalla scaletta di questi nuovi concerti.
Per quanto possa essersi addolcita e per quanto possa aver smussato gli angoli del suo carattere burbero, resta sempre una leonessa: la leonessa del rock italiano.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Maledetto luna park"
"Il mare d'inverno"
"Babilonia"
"Strade di fuoco"
"Mi manchi"
"Messaggio dalla luna"
Medley: "Petala/Esquinas/Jazz"
"Una donna come me"
"Luna"
"Buongiorno anche a te"
"LiBerté"
"Tutti in paradiso"
"Anima carbone"
"Dedicato"
"Non sono una signora"
"Sei bellissima"
"Cosa ti aspetti da me"
"Non ti dico no"
"E la luna bussò"
"In alto mare"

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