NEWS   |   Industria / 17/04/2019

Uno studio USA: 'I giovani sempre più favorevoli ai concerti con gli ologrammi'

La Generazione Z pronta a rimettere il discussione il concetto di evento dal vivo. Ecco perché

Uno studio USA: 'I giovani sempre più favorevoli ai concerti con gli ologrammi'

Uno studio condotto dalla società di consulenza americana specializzata in radiofonia, TV e media digitali Jacobs Media su un campione di oltre 50mila cittadini statunitensi ha rivelato che il 55% dei giovani convenzionalmente indicati come Generazione Z - ovvero nati tra il 1995 e il 2012 - che abbiano dimostrato interesse nei confronti di show supportati da nuove soluzioni digitali è favorevole agli eventi musicali basati sulla tecnologia degli ologrammi: i "post - millennials" che hanno dimostrato curiosità nei confronti del settore sono gli unici a sdoganare con buona maggioranza gli eventi dal vivo "virtuali", marcando la differenza con la generazione immediatamente precedente - favorevole solo per il 35% - e quelle ancora più vecchie, progressivamente sempre più contrarie agli ologrammi - anche se nella fascia tra i 70 e i 40 anni il favore nel confronti delle nuove tecnologie digitali per fare rivivere le star si attesta su un sorprendente 25/26%.

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Benché si stia parlando di una fetta di mercato ancora minoritaria - il 64% del campione ha dichiarato di non essere in nessun modo interessata agli spettacoli musicali con ologrammi - il dato potrebbe essere il primo segnale di una tendenza che in un futuro più prossimo di quanto si possa pensare potrebbe condizionare in modo radicale il mercato della musica dal vivo.

"Chiunque sostenga di vedere il futuro dei media e dell'intrattenimento non sa di cosa sta parlando", mette subito in chiaro Fred Jacobs nel suo commento ai dati: "Siamo a una specie di bivio. L'intervento al cuore di Mick Jagger ha distrutto il tour 'No Filter' degli Stones. E i Fleetwood Mac sono stati fermati a causa di un'influenza di Steve Nicks". Jacobs cita anche gli acciacchi di Ozzy Osbourne, Peter Frampton, Pete Townshend e di tutto il gotha del classic rock: il fatto che gli show tributo alle colonne del genere stiano diventando sempre più popolari - "Durante il fine settimana a Detroit i Brit Floyd hanno suonato in alla Music Hall facendo il quasi tutto esaurito" - lascerebbe intendere che l'irripetibilità dell'evento live non rappresenti più, necessariamente, il marchio di unicità dello show dal vivo.

"I fan sempre più giovani si sono mostrati desiderosi di godersi un'esperienza di concerto unica, con una band che altrimenti non sarebbero mai in grado di vedere in concerto", osserva Jacobs, pur riconoscendo come una buona fetta della comunità rock si sia schierata contro la "zombificazione digitale" che sta riportando sui palchi Ronnie James Dio, Roy Orbison, Frank Zappa (nella foto) e molti altri big scomparsi.

"Saranno gli stessi appassionati a decidere: se affolleranno le serate con ologrammi, queste non solo continueranno a essere messe in scena, ma molto probabilmente miglioreranno tecnicamente e diventeranno più elaborati nel tempo. Il ritorno sul palco di Elvis, Michael Jackson, Prince e Sinatra, quindi, potrebbe non essere lontano", conclude Jacobs: "La lezione? Sia che questi eventi 'copiati' - tribute band, biopic musicali e ologrammi in concerto - diventino sempre più popolari o si rivelino solo mode passeggere, restano comunque il segno di pubblico rabbioso alla ricerca di nuovi modi per vivere in prima persona artisti scomparsi e la musica incredibile che hanno fatto".

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